(Sesto Potere) – Forlì – 26 maggio 2026 – L’analisi dei redditi dichiarati nel 2025 (anno d’imposta 2024), curata dall’Osservatorio CISL Romagna su dati MEF, delinea un territorio caratterizzato da una crescita che non riesce a distribuirsi in modo uniforme, lasciando emergere divari strutturali tra province e comuni.
Sebbene l’area romagnola mostri dinamicità, il reddito medio imponibile si attesta a 23.016,76 euro, una cifra che resta sensibilmente inferiore alla media regionale dell’Emilia-Romagna, pari a 25.665,66 euro.
A livello provinciale, Ravenna guida la classifica con un reddito imponibile medio di 24.153,64 euro, seguita da Forlì-Cesena con 23.405,16 euro, mentre la provincia di Rimini si conferma l’area con i valori più bassi, fermandosi a 21.267,42 euro.
Entrando nel dettaglio dei principali comuni, la provincia di Forlì-Cesena vede primeggiare Cesena con 24.974,60 euro e Forlì con 24.622,71 euro, seguite da Modigliana con 24.564,37 euro e Bertinoro con 23.872,06 euro. Nella provincia di Ravenna, i valori più alti si registrano a Lugo con 25.396,72 euro, a Bagnara di Romagna con 25.155,26 euro, a Ravenna con 24.869,15 euro e a Faenza con 24.789,99 euro. Più staccata la provincia di Rimini, dove il comune con il reddito dichiarato più alto e Montegridolfo che raggiunge 22.367,49 euro seguito da Santarcangelo di Romagna con 22.113,70 euro, il capoluogo Rimini raggiunge i 21.971,92 euro, seguito da Riccione con 21.622,56 euro.
Le differenze si fanno ancora più marcate analizzando le singole categorie di reddito, dove il lavoro dipendente in Romagna sconta un ritardo rispetto alla media regionale di 23.445,66 euro. I lavoratori dipendenti della provincia di Ravenna dichiarano mediamente 24.864,15 euro e quelli di Forlì-Cesena 23.445,66 euro, mentre a Rimini la media scende a 21.515,88 euro. Un trend simile si riscontra per le pensioni: a Ravenna l’assegno medio è di 22.819,48 euro e a Forlì-Cesena di 21.580,74 euro, mentre a Rimini il valore medio cala fino a 20.195,26 euro.
“I dati del nostro Osservatorio confermano che la Romagna è un territorio a più velocità, dove la crescita economica non riesce ancora a distribuirsi in modo equo e dignitoso – afferma il Segretario Generale CISL Romagna Francesco Marinelli (nella foto) -. Il fatto che il reddito medio dei romagnoli, pari a 23.016,76 euro, rimanga sensibilmente inferiore alla media regionale evidenzia un divario che non possiamo più permetterci di ignorare. “Questa differenza di oltre 2.600 euro rispetto al resto dell’Emilia-Romagna pesa in modo significativo sui bilanci delle famiglie. Siamo di fronte a un mercato del lavoro ancora caratterizzato da redditi medio-bassi e da una fragilità sociale che emerge chiaramente nelle disparità tra comuni e province, con il Riminese che continua a occupare le ultime posizioni in classifica.”
“Accanto alla sofferenza dei salari, emerge con altrettanta nettezza la condizione critica dei nostri pensionati, che sono sempre più esposti all’erosione del potere d’acquisto – chiosa il segretario -. I dati mostrano un assegno medio che a Rimini scende fino a 20.195 euro, una cifra che, a fronte del carovita e dell’aumento dei costi dei servizi sanitari, rischia di spingere molti anziani verso la zona della povertà relativa. È una spirale pericolosa: se il lavoro oggi è precario e sottopagato, le pensioni di domani saranno inevitabilmente ancora più povere, condannando il territorio a una fragilità generazionale cronica. Difendere i pensionati oggi significa anche garantire una rivalutazione equa delle prestazioni e servizi sociali di prossimità che funzionino davvero.”
“Per queste ragioni – chiosa Marinelli -, riteniamo che non sia più sufficiente parlare genericamente di occupazione: oggi è diventato fondamentale e urgente investire sul lavoro di qualità e sulla stabilità dei contratti. Non possiamo costruire il futuro della Romagna sulla precarietà o su salari che non garantiscono un’esistenza dignitosa né oggi né in prospettiva pensionistica. La crescita deve essere accompagnata da una visione che metta al centro la persona, trasformando i rapporti di lavoro instabili in percorsi professionali certi e duraturi. Solo puntando su un’occupazione di qualità e su una contrattazione capace di valorizzare realmente le competenze potremo ricucire le distanze tra i territori e garantire che la dinamicità romagnola si traduca in un benessere diffuso per tutti, dai giovani che entrano nel mercato del lavoro a chi ha contribuito per una vita intera allo sviluppo del nostro territorio.”
“A complicare questo quadro si aggiungono le attuali crisi aziendali in Romagna, che rischiano di aggravare la situazione economica locale – conclude il segretario cislino -. Le difficoltà nei settori chiave, tra ammortizzatori sociali e minacce di licenziamento, colpiscono duramente il lavoro dipendente, comprimendo ulteriormente i salari e aumentando la precarietà. Il rischio concreto è che questa instabilità industriale si trasformi rapidamente in una nuova emergenza sociale per moltissime famiglie del territorio romagnolo.”

