(Sesto Potere) – Reggio Emilia – 20 maggio 2026 – Dopo la tappa modenese della mattina, è proseguito nel pomeriggio di martedì 19 maggio, al Tecnopolo di Reggio Emilia, il percorso di confronto promosso dalla Regione Emilia-Romagna sul riordino territoriale, con il coinvolgimento delle Province, dei Comuni, delle Unioni e dei rappresentanti economici, sociali e istituzionali del territorio.
All’incontro ha preso parte anche il presidente di UPI Emilia-Romagna e presidente della Provincia di Reggio Emilia, Giorgio Zanni, che ha sottolineato il valore del percorso avviato insieme alla Regione, richiamando però la necessità di collocarlo dentro una prospettiva nazionale.
“Si riordina ciò che è in disordine – ha dichiarato Zanni – e dopo oltre dieci anni dalla legge 56 del 2014 è evidente che il sistema delle Province sia ancora dentro un quadro incompiuto. Le Province esistono, svolgono funzioni fondamentali per cittadini, imprese e comunità, a partire da quelle medio-piccole e dalle aree interne del Paese, dove vive e lavora una parte fondamentale delle nostre comunità.
Le Province esercitano ancora oggi funzioni importanti che vanno dalle infrastrutture provinciali alle scuole superiori, passando per decine di servizi forniti ai Comuni, funzioni svolte nonostante un assetto istituzionale e risorse inadeguate, una fotografia che richiama quel ‘limbo istituzionale’ che lo stesso Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha indicato come una condizione da superare al più presto”.
Per Zanni, il percorso avviato in Emilia-Romagna rappresenta una scelta importante perché mette attorno allo stesso tavolo istituzioni e territori, con un metodo di confronto ampio, che parte dagli amministratori locali e si allarga all’intera comunità territoriale: sindacati, associazioni datoriali, Ausl e realtà rappresentative del territorio.
“L’obiettivo – ha proseguito – è garantire pari opportunità, pari servizi e pari capacità di rappresentanza ai cittadini che vivono nei diversi territori dell’Emilia-Romagna, a partire dalle aree a più alta complessità, segnate da fragilità sociali, economiche o orografiche, dai Comuni più piccoli e dalle aree interne e montane.
Un sistema istituzionale adeguato, chiaro e codificato, al passo con le sfide globali che dobbiamo saper leggere e affrontare insieme, è un sistema capace di ridisegnarsi per migliorare i servizi a cittadini, comunità, imprese e lavoratori”.
Il presidente di UPI Emilia-Romagna ha evidenziato anche il ruolo che le Province continuano a svolgere come Casa dei Comuni, attraverso funzioni di supporto, coordinamento e servizio agli enti locali.
“Nei fatti le Province – ha aggiunto Zanni – hanno esercitato in questi ultimi anni un protagonismo, verso Comuni e comunità, che va ben oltre le competenze assegnate loro dall’attuale ordinamento nazionale.
Penso, ad esempio, alle Stazioni Uniche Appaltanti, al servizio di avvocatura, all’antisismica, ai servizi informatici, all’ufficio che si occupa delle verifiche sui protocolli di antimafia e legalità, tutti servizi di cui fruiscono i Comuni della nostra provincia.
Allo stesso modo, penso ci sia bisogno di riordinare anche le diverse sedi di confronto tra sindaci che negli anni si sono stratificate su molti ambiti: dai trasporti alla sanità, dall’agenzia per la casa ai rifiuti.
Sono esperienze concrete che dimostrano come l’ente provinciale possa essere uno strumento prezioso per rafforzare i territori e rappresentare la loro voce, soprattutto quando i singoli Comuni non hanno da soli tutte le competenze, la voce e le risorse necessarie”.
Secondo Zanni, il riordino deve servire anche a chiarire i rapporti tra Regione, Province, Comuni, Unioni e agenzie regionali, superando una fase in cui molte relazioni istituzionali sono rimaste affidate più alla buona volontà dei singoli che a un quadro stabile e codificato.
“Non possiamo fondare il funzionamento delle istituzioni solo sulla buona volontà, sulla moral suasion o sulla qualità dei rapporti personali tra amministratori – ha sottolineato –. Serve un sistema che dica con chiarezza chi fa che cosa, con quali strumenti, con quali risorse e con quali responsabilità. Solo così possiamo rendere più efficiente il rapporto tra istituzioni e più forte la capacità dei territori di incidere sulle scelte che li riguardano”.
Il percorso emiliano-romagnolo, per UPI Emilia-Romagna, può dunque rappresentare un contributo utile e avanzato, ma non può sostituire la necessità di una riforma organica a livello statale.
“Il nostro obiettivo non è tornare alle Province pre-riforma in Emilia-Romagna, né costruire un modello diverso di Provincia per ogni Regione del Paese: sarebbe una follia. L’obiettivo è riordinare i rapporti tra Regione Emilia-Romagna e Province emiliano-romagnole, valorizzando ciò che qui è stato costruito negli anni e stimolando il legislatore nazionale a definire al più presto un modello unico e chiaro per tutte le Province italiane, con risorse, funzioni e competenze adeguate, superando il limbo istituzionale degli ultimi dieci anni e restituendo a tutto il Paese un assetto chiaro, omogeneo e stabile”.

