(Sesto Potere) – Roma – 15 dicembre 2026 – Si è svolto oggi al MIMIT il tavolo ministeriale sulla crisi Electrolux, alla presenza del Ministro Urso, delle Regioni, dei Comuni coinvolti e delle organizzazioni sindacali, dopo la presentazione del piano annunciato dalla multinazionale che prevede oltre 1.700 esuberi nelle sedi di tutta Italia.
L’incontro si è aperto nel solco del precedente confronto, con il Ministro che ha illustrato le iniziative assunte dal Governo in ambito europeo per ricercare strumenti di salvaguardia del settore dell’elettrodomestico, oggi investito da una competizione internazionale pesantissima, in particolare da Paesi come la Cina, fondata su un divario profondo nei costi dell’energia, del lavoro e delle condizioni produttive.
Il Ministro ha richiamato i temi posti alla Commissione europea, dalla revisione del CBAM al sistema ETS, fino all’Industrial Act, ribadendo la disponibilità ad avviare confronti tecnici solo a partire da un passo indietro dell’azienda sul piano presentato, giudicato ancora una volta irricevibile e inaccettabile.
È stata inoltre ribadita la richiesta a Electrolux di non procedere ad azioni unilaterali o forzature di alcun tipo.
Rispetto al tavolo precedente, l’azienda, per voce del proprio amministratore delegato, ha parzialmente modificato il tono della propria posizione, dichiarandosi “disponibile a proseguire il confronto con l’obiettivo di individuare misure alternative”.
Electrolux ha tuttavia confermato la gravità del contesto di mercato, sostenendo che: “le condizioni generali continuano a remare contro l’azienda, e ha posto al centro della discussione europea in corso la necessità di strumenti a sostegno dei nuovi prodotti, misure per minimizzare l’impatto dei costi fissi e soluzioni urgenti per ridurre un gap competitivo che continua a crescere.”
Il sindacato USB Lavoro Privato – Categoria Operaia dell’Industria Nazionale ha preso atto delle dichiarazioni dell’azienda, che “segnano un cambio di tono rispetto alla rigidità iniziale” ma ha anche detto con altrettanta chiarezza al tavolo: “non ci fidiamo”.
“Non ci fidiamo perché Electrolux, negli ultimi anni, ha già prodotto accordi, piani di riorganizzazione e percorsi di fuoriuscita, spesso presentati come strumenti necessari per evitare scenari peggiori. Scelte che USB ha contrastato e non condiviso. Oggi l’azienda torna al tavolo raccontando ancora una volta la necessità di intervenire sul perimetro occupazionale, senza assumersi fino in fondo la responsabilità di avere disatteso gli impegni e le tutele che avrebbero dovuto accompagnare le precedenti ristrutturazioni”: aggiunge USB che ribadisce che: “qualsiasi discussione deve partire da un presupposto netto: esuberi e chiusure di stabilimenti devono essere tolti dal tavolo. Non può esistere un confronto serio se resta anche solo sullo sfondo l’idea che a pagare la crisi siano ancora una volta lavoratrici, lavoratori e territori”.
“Abbiamo inoltre chiesto al Governo e al Ministero di esercitare un ruolo più assertivo nella definizione di un piano alternativo. È finito il tempo in cui le politiche industriali e di settore vengono lasciate alle aziende private, perché sappiamo bene come va a finire: le imprese arrivano ai tavoli istituzionali portando richieste, vincoli, urgenze e condizioni, mentre i lavoratori vengono chiamati a pagare il conto. Serve invece che questa vertenza diventi il punto di partenza per una discussione più ampia sugli strumenti straordinari necessari a difendere il settore del bianco, dentro un quadro di complessità elevatissimo che non può essere governato solo dal mercato o dalle convenienze delle multinazionali. L’elettrodomestico deve essere riconosciuto come settore strategico per il Paese. Servono politiche industriali, investimenti, vincoli occupazionali, difesa delle produzioni, tutela dell’indotto, sostegno all’innovazione, alla ricerca e allo sviluppo di nuovi prodotti. Qualsiasi intervento pubblico deve essere legato a condizioni precise: mantenimento dell’occupazione, salvaguardia dei siti, investimenti reali e permanenza delle competenze in Italia”: ribadisce il sindacato USB Lavoro Privato – Categoria Operaia dell’Industria Nazionale.
Al tavolo, il Ministro ha risposto direttamente alle sollecitazioni poste, sostenendo che il Governo è pronto a intervenire anche con strumenti di carattere ordinario e straordinario. Con il Ministero si è inoltre concordato l’avvio di un percorso strutturato, fatto di tavoli tecnici e politici, da calendarizzare già a partire dalla prossima settimana.
“Per USB questa disponibilità deve ora tradursi in atti concreti, verificabili e vincolanti. I prossimi tavoli dovranno servire a costruire una reale alternativa al piano dell’azienda, non a gestire esuberi, chiusure o riduzioni del perimetro industriale. La crisi Electrolux non può essere affrontata come una normale trattativa aziendale. Qui è in discussione il futuro di un pezzo importante dell’industria italiana. Per questo continueremo a chiedere il ritiro del piano, nessuna chiusura, nessun esubero, nessuna azione unilaterale e l’apertura di una vera discussione su un piano industriale alternativo, costruito dentro una regia pubblica forte” conclude USB che conclude promettendo che: “non accompagnerà un percorso di riduzione progressiva della capacità produttiva del Paese. Le lavoratrici e i lavoratori hanno già pagato troppo. Ora tocca all’azienda e al Governo assumersi le proprie responsabilità”.

