venerdì, Agosto 7, 2026
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È morto Francesco Guccini, a Bologna e Modena lutto cittadino. Messaggi di cordoglio

(Sesto Potere) – Bologna – 6 agosto – È morto oggi, all’età di 86 anni, il cantautore, scrittore e poeta, Francesco Guccini.

Si è spento in mattinara circondato dall’affetto della moglie Raffaella, della figlia Teresa e dei familiari, nella sua amata Pavana, sull’Appennino tosco-emiliano, a pochi chilometri da Porretta Terme, il luogo dove aveva scelto di vivere lontano dai riflettori dopo il ritiro dalle scene.

Lo ha comunicato la famiglia, sottolineando che “nel rispetto delle sue volontà, le esequie si svolgeranno nei prossimi giorni e in forma strettamente privata” e ringraziando tutti coloro che si uniranno al suo lutto con affetto, discrezione e rispetto”.

Per permettere, a chi lo ha amato, di ricordarlo e di salutarlo, verrà organizzata una cerimonia commemorativa nel mese di settembre“: ha spiegato.la famiglia.

«Ciao Francesco, un abbraccio grande alla tua famiglia e buon viaggio a te. Sarai sempre qui, anche se in un’altra dimensione. Continua a scrivere!»: il messaggio della PFM – Premiata Forneria Marconi.

«Ti ho ammirato e ti ammiro sconfinatamente, ma ancora di più ti ho voluto e ti voglio davvero bene»: così Luciano Ligabue sui suoi social ha ricordato Francesco Guccini.

Quando ci incontravamo, aveva sempre storie straordinarie da raccontare, storie di montagna, della nostra Emilia, storie di musica e di vita. Se n’è andato un vero poeta Ciao Francesco“: il messaggio di Gianni Morandi.

«Francesco Guccini ha lasciato questo mondo infame! Ci lascia alcuni capolavori come testimonianza eterna di un Novecento duro a morire nei nostri cuori e nella nostra vita nell’eterna speranza di cambiamento tipica della nostra generazione… Mancherai al futuro e a tutti noi! Grazie Francesco e un abbraccio alla tua famiglia riservata e sincera come la tua terra»: così Antonello Venditti sui suoi social ha ricordato Francesco Guccini.

«Con Francesco Guccini se ne va una delle più importanti figure del dopoguerra italiano. Ha raggiunto Fabrizio, Franco, Pino, Ivan e troppi altri che hanno segnato un’era storica straordinaria per la canzone popolare italiana»: le parole di Eugenio Finardi

Quel giorno è arrivato e così le nostre lacrime, le lacrime di Bologna e dell’Italia intera. Per noi sei stato un compagno di strada, una coscienza critica, una presenza, un amore, la rabbia e la rivolta, una piazza piena, sei stato il sapore della terra e delle radici, il sogno, la musica, la potenza della parola, la nostalgia, il desiderio. L’amicizia“: ha commentato il sindaco di Bologna Matteo Lepore che esprime a tutta la famiglia di  Francesco Guccini l’immenso cordoglio suo e della città di Bologna.

Nei prossimi mesi – conclude il sindaco – Bologna saprà ricordarlo come merita”.

Nel giorno del funerale a Bologna sarà proclamato lutto cittadino.

E intanto continuano i messaggi di cordoglio.

Cristiano De André sui suoi social ha dichiarato: «Con la scomparsa di Francesco Guccini se ne va una parte fondamentale della storia del cantautorato italiano. Come mio padre, ha rappresentato una voce libera, capace di raccontare il nostro Paese con poesia, impegno civile e spirito di resistenza. La sua è una perdita immensa per la cultura italiana e per tutti coloro che nelle sue canzoni hanno trovato uno sguardo lucido, umano e vero sulla realtà. Ciao Francesco. Che la terra ti sia lieve 💔 C.».

«Non ti ho mai perduto, con quanto amore, stai soltanto dormendo in fondo al mio cuore»: le parole di Zucchero “Sugar” Fornaciari

“La scomparsa di Francesco Guccini segna la perdita di una delle figure più autorevoli della cultura italiana e di uno dei più grandi interpreti dell’identità emiliano-romagnola.”: hanno dichiarato Paolo Calvano, capogruppo del Partito Democratico in Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, e Niccolò Bosi, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Cultura.

“Guccini ha saputo raccontare come pochi altri l’anima della nostra terra. Nelle sue canzoni, nei suoi libri e nelle sue parole vivono l’Appennino, le città, le comunità, la memoria e i cambiamenti di un’Emilia-Romagna che ha sempre saputo guardare al futuro senza perdere il legame con le proprie radici. Il suo è stato un contributo culturale che ha superato i confini della musica, diventando patrimonio civile dell’intero Paese. Ha dimostrato che la cultura può essere popolare senza rinunciare alla profondità, capace di unire generazioni diverse e di stimolare senso critico, partecipazione e libertà di pensiero. La sua opera continua a offrire strumenti preziosi per comprendere il presente e custodire la memoria collettiva. Per l’Emilia-Romagna – concludono Calvano e Bosi– Guccini è stato molto più di un grande artista: è stato una voce capace di rappresentarne il carattere più autentico, fatto di passione civile, solidarietà, amore per i territori e attenzione alle persone. Un’eredità culturale che continuerà a vivere e che le istituzioni hanno il dovere di valorizzare e trasmettere alle nuove generazioni.”

Appresa la notizia della scomparsa di Francesco Guccini, il sindaco di Modena Massimo Mezzetti, cui si è unito l’assessore alla cultura Andrea Bortolamasi, ha voluto esprimere il suo cordoglio a nome dell’amministrazione comunale e della città tutta.

Nel giorno del funerale verrà proclamato il lutto cittadino anche a Modena.

“Ognuno di noi ha un proprio Guccini. Una frase di una canzone che torna alla mente nei momenti importanti della vita, una pagina di un suo libro, un verso che ci è rimasto dentro. Quando se ne va un artista come lui, non perdiamo soltanto un grande protagonista della cultura italiana: salutiamo qualcuno che, in modi diversi, ha fatto parte della nostra storia personale. Per me è anche questo. Da ragazzo sono cresciuto con le sue canzoni. Hanno accompagnato gli anni delle domande, delle amicizie, degli ideali, della scoperta del mondo. Come è accaduto a tanti della mia generazione. Guccini è riuscito, con una sincerità rara, a dare parole a sentimenti che spesso non sapevamo ancora esprimere”: dichiara il sindaco di Modena.

“Guccini era nato a Modena, quella che definì «piccola città, bastardo posto»: poche parole nelle quali c’erano insieme l’affetto per le proprie radici e il bisogno di guardare oltre. Ma Modena rimase sempre parte della sua identità come dimostrò il concerto del 2010 in piazza Grande. Qui studiò al Sigonio, allora Istituto Magistrale, e teneva profondamente al fatto che quella scuola continuasse a vivere nella sua sede storica, come avverrà al termine dei lavori di riqualificazione. Da sindaco provo oggi un dolore che è anche quello della nostra comunità. Modena perde uno dei suoi figli più illustri, una voce capace di raccontare il nostro tempo con libertà, ironia, profondità e umanità. Da cittadino, invece, sento di salutare una persona che ha accompagnato un pezzo della mia vita e di quella di milioni di italiani. Le persone se ne vanno. Le loro parole, se sono vere, restano. E quelle di Francesco Guccini continueranno ad accompagnarci ancora a lungo, nelle nostre case, nelle nostre automobili, nei ricordi di intere generazioni. Perché ci sono canzoni che non finiscono quando si spengono le note: continuano a vivere dentro chi le ha ascoltate”: ha aggiunto il sindaco di Modena.

Alle parole del sindaco si unisce l’assessore alla Cultura Andrea Bortolamasi: “Trovare le parole per descrivere cosa è stato Francesco Guccini e cosa ha rappresentato per Modena, per la cultura italiana, è impresa ardua: per me, per intere generazioni è stato un maestro e una guida. Autore, poeta, scrittore, professore, cantautore: la sua storia artistica e culturale, figlia del Secolo Breve e dei suoi sogni, speranze, errori e illusioni è unica e tale resterà.  Dal molteplice ingegno, così Omero descriveva Ulisse; ecco, come si può provare a descriverlo: una figura eccezionale, impossibile da dimenticare e che resterà nella storia del nostro Paese”.

“Oggi l’Emilia-Romagna perde il suo grande Maestro. La scomparsa di Francesco Guccini addolora profondamente e provoca in tutti noi una sentita commozione. Guccini è stato uno dei nostri più grandi artisti, cantautore, scrittore, illuminato intellettuale, capace in modo unico di cantare e raccontare la nostra terra, le persone, le bellezze e le nostalgie delle storie di ognuno. Generazioni sono cresciute con la profondità dei suoi versi a segnare momenti della propria vita e della società attorno, facendosi ispirare dal suo sguardo poetico, fine, impegnato, unico nel cogliere le sfumature, tra sogni, paure, speranze, malinconie, quelle che ci uniscono tutti e tutte”.

Così il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l’assessora regionale alla Cultura, Gessica Allegni, ricordano il Francesco Guccini, nato a Modena nel 1940.

Pochi mesi fa era stata presentata in Regione, a Bologna, la mostra “Francesco Guccini. Canterò soltanto il tempo” (nella foto in alto l’immagine di Guccini in locandina) un’esposizione costruita con Guccini, frutto di quasi tre anni di incontri, dialogo e condivisioni.

“Un ultimo dono dolce-amaro che Guccini ci ha lasciato- proseguono il presidente e l’assessora– della Regione -. Ed è un primo esempio di ciò che ci impegneremo a fare per conservare e valorizzare per sempre la sua immensa opera, straordinario patrimonio culturale di questa regione e di tutto il Paese. Esprimiamo le nostre più sentite condoglianze, a nome di tutta la Giunta e la comunità regionale, alla sua famiglia, alla moglie Raffaella, alla figlia Teresa, agli amici e a tutti coloro che oggi lo piangono, insieme a noi.  ‘Farewell’, grande Maestro”.

Anche Mauro Pagani, polistrumentista, compositore e produttore discografico italiano, ha ricordato Guccini: «Francesco, sei stato un libero pensatore e il testimone di un’Italia che sa ancora rispecchiarsi nelle proprie radici, senza perdere di vista l’orizzonte. Mostrarsi coerente per decenni, fedele alla propria coscienza, è la lezione più nitida che ci consegni. La tua voce burbera, che da stamattina, mi risuona costantemente nella testa e nel cuore, ci ricorda che l’indipendenza di pensiero non è una posa, ma un esercizio quotidiano da difendere a ogni costo. Il tuo tragitto, Amico mio, testimonia una rara coerenza nell’arte e nella vita. Le tue strofe vive, uno sguardo acceso sul mondo vicino e lontano. Sei sempre stato capace di passare con naturalezza dai dettagli minimi della vita di provincia, alle grandi vicende storiche. Il tutto stemperato da quella goliardia schietta fatta di tavole imbandite, vino sincero, dove l’amicizia si faceva racconto. Buon viaggio Francesco, una carezza a te ovunque tu sia».

Addio Maestrone. Porti via con te pezzi di storie di molti. Possano farti compagnia.” le parole di Claudio Baglioni.

E Giordano Sangiorgi, patron del MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti di Faenza, ricorda così Francesco Guccini: «Questa mattina, avuta la notizia siamo rimasti scioccati. Negli uffici del MEI a Faenza dopo pochi secondi è partito l’ascolto comune de La locomotiva in religioso silenzio per dieci minuti. Ecco il commosso e spontaneo omaggio che abbiamo fatto al Grande Maestrone. L’abbiamo avuto ospite tantissimi anni fa al Teatro Masini a presentare il suo primo libro Cròniche Epafàniche e non mancheremo di ricordarlo al prossimo MEI 2026 essendo un punto di riferimento per tantissima nuova canzone d’autore».

«Sono uno dei tanti musicisti che hanno incontrato Francesco mentre faceva ciò che forse amava di più: suonare e cantare. Sono quel Franco da lui citato ne “L’isola non trovata”. Quello dell’isola è un tema affascinante e suggestivo per il mondo dell’arte e della Musica in particolare. Anch’io, negli anni della PFM, mi ero confrontato con un’isola, quella de “L’isola di niente”. Ogni isola, si sa, ha qualcosa di speciale nel suo delimitare un territorio. La mia con Francesco fu una di quelle occasioni nate quasi per caso. Ero stato convocato alla Sax Record, uno studio di registrazione nel quartiere Isola — e anche questa, col senno di poi, sembra una piccola coincidenza — per una sessione con la chitarra acustica. Mi trovai davanti Francesco, per me allora un essere indecifrabile. Accadde tutto in un lampo, in diretta, buona la prima. Tre ore di lavoro e poi via, a registrare altra musica, altri generi. Erano tempi in cui convivevano tanti mondi e generi musicali diversi. C’era chi, come Francesco, con suoni e parole sapeva attraversare il cuore e la mente con riflessioni ispirate, racchiuse in filastrocche costruite su atmosfere country, canzoni da ascoltare a cuore aperto, concetti da passare di bocca in bocca. Accanto c’erano tante altre tipologie di voci, rauche, soul, e anche tenorili, capaci di scuotere “fisicamente” il sistema emotivo della gente. Ma il lavoro di un musicista è proprio questo: lavorare con le emozioni. E le emozioni non si giudicano, si rispettano. Con Francesco ci reincontrammo a metà degli anni Novanta. Fu un incontro bello, nel quale ebbi modo di manifestargli tutta la mia stima. Una stima, prima di tutto, umana ed etica. Forse anche per via della mia storia personale ho sempre sentito in Francesco qualcosa di familiare. Sono cresciuto tra una dimensione politica e una religiosa cattolica: distribuivo l’Unità davanti alla chiesa del quartiere e frequentavo l’oratorio, dove incontrai un secondo padre, Don Gianfranco. Con un po’ di ironia potrei definirmi una sorta di sintesi tra Peppone e Don Camillo. Forse per questo, osservando l’Isola di Francesco, l’ho sempre immaginata come un’isola laica e religiosa al tempo stesso, di cui era custode e governatore. Governatore di un senso di giustizia capace di smascherare l’arroganza dei “furbi di professione”. Un’isola dove vive l’indignazione per il sopruso e soffia il vento di un senso di libertà in cui si esprime il rispetto per le diversità. In cui al posto delle vigne si coltiva l’amore e la compassione per le fragilità dell’uomo, che la sua Musica ha spesso raccontato con sincerità e franchezza. Un’isola utopica che ho sempre percepito senza stato né religione. Mancherai Francesco, eccome mancherai»: scrive Franco Mussida.