venerdì, Giugno 26, 2026
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Mafie: il sindaco Barattoni interviene dopo la decisione del CSM sulle Procure nelle ‘zone ad alta densità mafiosa’

(Sesto Potere) – Ravenna – 26 giugno 2026 – Il sindaco di Ravenna, Alessandro Barattoni, è tra i primi cittadini delle città capoluogo dell’Emilia-Romagna firmatari di una lettera indirizzata al Consiglio Superiore della Magistratura per chiedere che l’esperienza maturata nel contrasto alle organizzazioni mafiose operanti nel Nord Italia venga adeguatamente riconosciuta tra i criteri che orientano il conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi all’interno delle Procure.

L’iniziativa nasce in seguito alla delibera approvata l’11 giugno scorso dalla Quinta Commissione del CSM, che individua le Procure situate nelle cosiddette “zone ad alta densità mafiosa” ai fini delle nomine dei vertici degli uffici giudiziari, escludendo di fatto i territori del Nord Italia.

La lettera è sottoscritta anche da Matteo Lepore (Bologna), Enzo Lattuca (Cesena), Alan Fabbri (Ferrara), Gian Luca Zattini (Forlì), Massimo Mezzetti (Modena), Michele Guerra (Parma), Katia Tarasconi (Piacenza), Marco Massari (Reggio Emilia), Jamil Sadegholvaad (Rimini) ed è stata inviata al presidente del Consiglio Superiore della Magistratura Sergio Mattarella, al vicepresidente Fabio Pinelli e ai componenti della Quinta Commissione del CSM.

“La preoccupazione, come cittadino e come sindaco – sottolinea Barattoni – nasce dalla scelta di escludere le Procure del Nord Italia dall’elenco delle ‘zone ad alta densità mafiosa’ ai fini delle nomine dei vertici; tale indirizzo, infatti, non rispecchia la realtà di un Paese in cui le mafie, ormai da tanti anni, non riconoscono più confini territoriali e rischia di penalizzare il lavoro svolto da Forze dell’Ordine, Magistrati e istituzioni locali nel contrasto alle mafie, alimentando la sfiducia nei cittadini.

Da anni sappiamo – e a dirlo sono le risultanze giudiziarie, le sentenze definitive e gli accertamenti istituzionali – che anche al Nord le mafie hanno costruito strutture operative stabili, capaci di infiltrare e avvelenare il sistema economico, alterare la concorrenza, condizionare settori produttivi e minacciare il corretto funzionamento delle istituzioni democratiche.

Sono passati ormai dieci anni dalla conclusione del più grande processo di ‘ndrangheta celebrato nel Nord Italia, il processo Aemilia, che ha interessato la nostra regione da vicino e che ha accertato l’esistenza di un radicamento stabile e strutturato delle organizzazioni mafiose nel nostro territorio, evidenziandone la capacità di infiltrazione nell’economia, nel sistema degli appalti e nelle attività imprenditoriali.

Mentre poco più di un anno è trascorso dalla sentenza di condanna del Tribunale di Ravenna sull’inchiesta ‘Radici’, relativa alle infiltrazioni di un clan della ‘ndrangheta nella Riviera Romagnola.

La presenza strutturale delle organizzazioni mafiose nel territorio regionale è stata più volte segnalata anche alle inaugurazioni dell’Anno giudiziario presso la Corte d’Appello di Bologna e il contrasto a tale fenomeno richiede tuttora ai magistrati impegnati competenze elevate, capacità investigative sofisticate e una particolare attitudine nell’individuare le forme più evolute e meno appariscenti dell’azione mafiosa.

Alla luce di tutte queste evidenze, ritengo quindi che l’esperienza professionale maturata nei procedimenti relativi alla criminalità organizzata operante nel Nord Italia debba essere pienamente valorizzata. Tale riconoscimento non rappresenta soltanto una questione di equità nei confronti dei magistrati interessati, ma costituisce un’affermazione di verità istituzionale rispetto ad una realtà conclamata che l’intero Paese subisce: le mafie sono purtroppo presenti e operative in ogni parte d’Italia e il loro contrasto richiede gli stessi strumenti e le stesse opportunità ovunque esso venga esercitato”.