(Sesto Potere) – Forlì – 15 luglio 2026 – Si è svolto ieri a Roma, presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il quarto tavolo tecnico sulla vertenza Electrolux.
L’incontro arriva dopo un percorso avviato il 15 giugno, quando il ministro Adolfo Urso aveva ottenuto la sospensione per 50 giorni del piano di ristrutturazione, e proseguito con i tavoli tecnici del 25 e del 30 giugno, nei quali Electrolux si era detta genericamente disponibile a discutere un nuovo piano industriale, senza però fornire elementi concreti.
Per la prima volta la Direzione aziendale ha aperto uno spiraglio su Forlì: recuperando competitività su energia, produttività e tassa CBAM, si potrebbero salvare circa 200.000 piani cottura sui 400.000 attuali, oltre alla grande maggioranza dei forni, di cui era prevista la delocalizzazione del 25%, con la possibilità di attirare anche nuove tipologie di forni.
Per gli altri stabilimenti del gruppo (Susegana, Porcia e Solaro) la Direzione ha prospettato aggiustamenti minori sui volumi, mentre su Cerreto d’Esi non è stata ancora trovata una soluzione.
Per gli staff, Electrolux conferma l’intenzione di procedere a una riorganizzazione con 725 esuberi.FIM CISL Romagna giudica questa apertura ancora insufficiente.
L’ipotesi di salvare 200.000 piani cottura su 400.000 lascia comunque scoperta metà della produzione attuale, e nulla esclude che il resto venga delocalizzato verso Polonia, Cina e Thailandia. Il sindacato ribadisce che i dati sullo stabilimento di viale Bologna raccontano una realtà diversa da quella di un sito in difficoltà: gli ordini sono in crescita e l’azienda continua a fare ricorso a personale con contratto a termine, un elemento difficilmente conciliabile con un piano che prevede tagli così pesanti all’organico.
Per Fim Cisl Romagna, le condizioni poste da Electrolux per modificare il piano, revisione del CBAM, costo dell’energia, e produttività, “restano in gran parte fuori dalla portata diretta di sindacato e impresa, e non possono giustificare da sole un ridimensionamento della produzione forlivese. Va inoltre chiarito come l’azienda intenda recuperare competitività sul costo del lavoro, poiché un abbassamento degli stipendi sarebbe inaccettabile, mentre gli incrementi di produttività trovano il limite della salute e sicurezza sul lavoro e degli accordi già siglati”.
“Su Forlì ieri è arrivata una prima apertura, ma resta lontana da una vera soluzione – dichiara Riccardo Zoli, Segretario Generale di FIM CISL Romagna -. I dati raccontano uno stabilimento in salute, con ordini in crescita, e questo rende incomprensibile un piano che continua a prevedere un ridimensionamento dell’organico. Non si può continuare a rinviare il confronto sui volumi: senza numeri chiari su tutta la produzione di Forlì non si va da nessuna parte”.
“Guardiamo con la massima attenzione al 21 luglio, quando il ministro Urso incontrerà anche le Regioni – prosegue Zoli –. Chiederemo un’assunzione di responsabilità piena da parte di Governo e Regione Emilia-Romagna: serve un piano industriale che garantisca il pieno mantenimento delle produzioni e dell’occupazione a Forlì. Il territorio romagnolo non può permettersi un’ulteriore fase di deindustrializzazione”.

