(Sesto Potere) – Bologna – 4 giugno 2026 – La questione climatica esiste e va affrontata in modo realistico, tenendo insieme lavoro, impresa, coesione sociale.
È quanto emerso, in sintesi, nel corso dell’udienza conoscitiva in Regione sul progetto di legge “Mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici” presentata dal gruppo di Alleanza verdi e sinistra (Avs) composto da Paolo Burani, Paolo Trande e Simona Larghetti.
Le associazioni ambientaliste hanno espresso apprezzamento per il provvedimento, mentre il mondo imprenditoriale, in particolare quello agricolo, ha sottolineato la necessità di un maggior coinvolgimento.
L’udienza si è svolta nelle Commissioni congiunte Territorio e Ambiente (presieduta da Paolo Burani) e Politiche economiche (presieduta da Luca Quintavalla). Il presidente Quintavalla ha ricordato come la Commissione Politiche economiche sia coinvolta per aspetti economici fondamentali. “Il provvedimento presenta profili trasversali, con impatti sul sistema produttivo, sulle politiche energetiche, sulle strategie di sviluppo e sostenibilità”, ha sottolineato.
La parola ai relatori
Paolo Burani (Avs), relatore di maggioranza, ha parlato dell’udienza conoscitiva come di un “passaggio importante” ribadendo piena disponibilità all’ascolto, all’approfondimento e al confronto aperto e trasparente. Per Burani “la tutela del clima è un obbligo giuridico vincolante e non più un’opzione”. “La questione climatica si traduce in continue urgenze territoriali – ha spiegato – costringendo a fronteggiare situazioni inedite. La pianificazione regionale è dunque un tassello centrale per la transizione energetica ed ecologica; transizione che non rappresenta un freno alla competitività, ma è una leva di sviluppo e di innovazione tecnologica. Questo progetto di legge non aggiunge pesi burocratici, ma persegue una transizione giusta, capace di accompagnare tutti i livelli, dalle imprese ai lavoratori. La sfida non è scegliere tra economia e clima, ma costruire un’economia competitiva e resiliente in un mondo che è già cambiato”. Il progetto di legge fissa gli obiettivi della neutralità carbonica e del consumo di suolo zero entro il 2050 e si basa su due concetti principali: mitigazione e adattamento. Introduce inoltre strumenti di partecipazione, come l’assemblea dei giovani per il clima e il forum sui cambiamenti climatici: riconosce il legame tra crisi climatica e salute e valorizza il ruolo degli enti locali nell’individuare le azioni per ridurre le emissioni.
Molto critico, invece, il relatore di minoranza, Priamo Bocchi (FdI): “Questo progetto di legge è ideologico, inutile e soprattutto pericoloso. E viene, tra l’altro, proposto in un momento in cui anche in Europa si comincia a cambiare atteggiamento, cercando di ridimensionare gli aspetti più intransigenti del green deal. Un ecologismo irrazionale che si fa religione, governato da isterismi e allarmismi, è dannoso dal punto di vista ambientale, sociale ed economico. Occorre, invece, mettere in campo azioni di adattamento, per ridurre l’inquinamento di aria, terra, falde acquifere, investendo nella prevenzione del dissesto idrogeologico e nella cura e manutenzione del territorio. L’illusione di governare il clima è costosa e irrealistica: un suicidio economico che non produrrà altri effetti se non la perdita di competitività”.
L’udienza conoscitiva
Pietro Torretta, referente di Italia solare, ha rimarcato: “Ci sono evidenze scientifiche assodate sul cambiamento climatico. È un dispiacere ascoltare le argomentazioni di chi, a proposito dei cambiamenti climatici, parla di allarmismi o isterismi, perché tutti dovremmo focalizzarci sulla tutela dell’ambiente e prendere atto di eventi climatici estremi che avvengono con frequenza sempre maggiore”. “In Emilia Romagna si continua a impermeabilizzare il suolo ed è qualcosa su cui la Regione potrebbe fare ancora tanto: serve una programmazione urgente che porti effetti a lungo termine. Noi ci siamo, riteniamo positivo questo percorso e siamo disponibili al confronto”.

Davide Ferraresi, presidente di Legambiente Emilia-Romagna ha evidenziato: “Abbiamo bisogno di una riflessione seria sugli strumenti che la Regione può avere per gestire il cambiamento climatico e il processo di transizione ecologica. Servono indicatori quantitativi, che consentano di misurare la progressione verso il rispetto degli obiettivi, ma anche un sistema di piani che leghi la questione climatica a tutte le politiche che la Regione governa. Auspichiamo una riduzione delle attività estrattive e, anche sul tema delle centrali fossili, occorre aprire un ragionamento. Altro aspetto importante riguarda gli obiettivi sull’autoproduzione da fonti rinnovabili. C’è inoltre il tema del consumo di suolo sul quale crediamo che vada scritto un articolo specifico. Infine, occorre che le misure di premialità siano legate agli obiettivi conseguiti sul territorio”.
Roberto Belletti, referente del Tavolo regionale dell’imprenditoria, ha parlato di “argomenti decisivi per il futuro, a patto che la questione la si affronti bene, in modo concreto e condiviso, tenendo insieme lavoro, impresa e coesione sociale”. “Oggi non è in discussione il fine, ma il metodo – afferma -. La pianificazione deve nascere in un quadro strategico già definito e condiviso con le forze economiche e sociali e questo quadro è rappresentato dal Patto per il lavoro e per il clima, che resta la sede principale per comporre interessi e obiettivi. Una transizione giusta si persegue con la praticabilità delle scelte: se, invece, la transizione viene semplicemente scaricata sulle imprese, il rischio è quello di un indebolimento economico. Una legge di questo tipo deve essere chiarissima: deve tenere conto, ad esempio, del fatto che il settore manifatturiero opera con fabbisogni termici. Agricoltura e zootecnia devono essere viste come parte della soluzione e non come problema da contenere. Per questo, chiediamo che nella legge venga introdotto il concetto di neutralità tecnologica, affinché la transizione venga perseguita con il miglior mix di tecnologie energetiche disponibili e senza impostazioni rigide o calate dall’alto. Le imprese chiedono serietà e strumenti praticabili e realistici”.
Evro Manaresi, segretario dell’associazione Agricoltori Italiani Emilia-Romagna ha puntato l’attenzione sulla necessità che le scelte siano condivise con i territori. “Spesso i settori dell’agricoltura e della pesca vengono messi in secondo piano – ha affermato – e pagano scelte fatte da altri, senza la possibilità di avere voce in capitolo. Questi settori devono essere parte integrante delle decisioni e non succubi: chiediamo la costituzione di consulte, affinché possano essere gli agricoltori a dare indicazioni chiare, per colmare quella distanza che esiste tra i tecnici negli uffici e chi vive i territori”.
Luca Gelsi, responsabile regionale centro assistenza imprese Coldiretti, ha sottolineato: “Gli obiettivi generali sono condivisibili ma è necessaria una revisione dell’articolato. Non viene, per esempio, riconosciuto il ruolo proattivo degli imprenditori agricoli nella lotta al cambiamento climatico. Nella relazione, la zootecnia viene additata come causa principale di accumulo di gas serra e non si tiene conto del fatto che il settore agricolo incide, su questo aspetto, solo per l’8,4%. La produzione di gas serra si è andata riducendo fin dal 1990, perché le aziende agricole stanno mettendo in campo investimenti finanziati anche dalla Regione attraverso il piano di sviluppo rurale. Gli agricoltori, oggi, sono custodi unici del territorio. Non dimentichiamo che le filiere DOP e IGP sono elementi di pregio e di qualità e non possiamo permetterci che vengano messe in crisi”.

