(Sesto Potere) – Roma – 22 maggio 2026 – Presentato il Rapporto dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile ETS (ASviS), dal titolo “Investimenti e politiche sostenibili in un mondo instabile. Scenari per l’Italia al 2030 e al 2050″ in occasione della X edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2026 concluso oggi alla Camera dei deputati.
Dallo studio emerge uno scenario inequivocabile: mentre il 90% degli studenti e delle famiglie, nonché l’85% della business community, ritiene importanti o molto importanti i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs) dell’Agenda Onu 2030 (il programma d’azione adottato all’unanimità dai 193 Paesi membri delle Nazioni Unite a New York il 25 settembre 2015), la politica continua a guardare altrove, schiacciata tra crisi energetiche ricorrenti, incertezza geopolitica e carenza di visioni per un futuro più equo e sostenibile dell’Italia e dell’Unione europea.
Lontano dall’essere considerata l’unica soluzione possibile, la sostenibilità è invece sotto attacco da chi non vuole cambiare l’attuale paradigma economico e gli assetti di potere esistenti.
Le previsioni elaborate da Prometeia e dall’ASviS mostrano che solo 11 obiettivi quantitativi sui 38 analizzati sono raggiungibili entro il 2030. Ad esempio, il tasso di occupazione previsto è al 71,2% (contro un target del 78%), la quota di energia da rinnovabili al 29,4% (contro il 42,5% del RePower EU), il rapporto occupazionale di genere al 77,1% (contro il 90% previsto dal Pilastro europeo dei diritti sociali). Persistono poi forti disuguaglianze di genere: il 71,3% di chi lavora e riceve una retribuzione inadeguata in Italia è donna, mentre il tasso di occupazione femminile è al 57,4%, 20 punti sotto il target europeo.
I dati raccolti evidenziano come la sostenibilità convenga, anche dal punto di vista economico.
I dati Istat, ad esempio, mostrano che nel settore agricolo le aziende orientate al mercato e quelle che usano energie rinnovabili tendono
maggiormente a utilizzare pratiche biologiche. Le imprese manifatturiere con un profilo elevato di sostenibilità registrano un differenziale di crescita pari a oltre il 16% rispetto a quelle poco coinvolte in questo ambito, a parità di altre condizioni, con valori più alti nelle industrie alimentari, bevande e tabacco, in quelle del tessile, abbigliamento e calzature, e della fabbricazione di prodotti chimici e farmaceutici.
L’Istituto Tagliacarne sottolinea poi che tra il 2017 e il 2024 i ricavi sono aumentati del 65% per le imprese High-ESG contro il 55% delle Low-ESG, l’occupazione dipendente rispettivamente del 40% e del 28%; gli investimenti materiali e immateriali per le imprese High-ESG del 29% e del 167%, a fronte di incrementi del 27% e del 97% per le imprese Low-ESG.
Anche sul fronte della finanza sostenibile, i dati smentiscono coloro che la considerano tramontata: gli operatori previdenziali con investimenti sostenibili sono passati da 79 a 95 in un solo anno, il 99,7% delle imprese assicurative italiane integra criteri ESG e il patrimonio globale dei fondi sostenibili ha superato i 3.900 miliardi di dollari, un valore cresciuto di sei volte dal 2018.
Il futuro del nostro Paese non è segnato, anzi: le simulazioni inedite al 2050 realizzate dal Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) in collaborazione con l’ASviS, mostrano come mentre nello scenario business as usual nel 2050 l’Italia perderà posizioni rispetto ad altri Paesi europei (ad esempio la Spagna), politiche coordinate possono cambiare drasticamente la situazione.
In particolare, realizzando politiche di decarbonizzazione, di investimento nell’istruzione di qualità, di stimolo all’occupazione giovanile e femminile e di innovazione digitale, l’indice che misura il benessere complessivo del Paese migliora del 15%, un valore più che doppio rispetto a quello tipico della singola politica più efficace.
Grazie al contributo degli esperti delle oltre 300 organizzazioni che aderiscono all’ASviS, il Rapporto di Primavera 2026 illustra proposte concrete per definire i contenuti tali documenti, coerentemente con gli impegni stabiliti a livello europeo, che richiederanno all’Italia un deciso cambio di passo su politiche economiche, sociali, ambientali e istituzionali, nella cornice delineata dalla modifica della Costituzione del 2022 e dalla recente approvazione della legge che impone la Valutazione d’Impatto Generazionale (VIG) e la Valutazione d’Impatto di Genere (VIGE) delle nuove leggi.
“Una certa narrazione vorrebbe la sostenibilità ‘passata di moda’, sacrificata sull’altare della competitività e della difesa – sottolinea Enrico Giovannini, Direttore scientifico dell’ASviS. – i dati dimostrano invece che è vero esattamente il contrario: le imprese italiane che investono in sostenibilità guadagnano produttività e competitività, mentre la finanza sostenibile continua a crescere, non solo in Europa. La transizione energetica è l’unica strada possibile per generare prosperità, tutelare l’ambiente e accrescere l’autonomia strategica, come scrivemmo un anno fa mentre la politica si dedicava ad altro. Questo nuovo Rapporto, grazie a dati inediti e a scenari basati su modelli scientifici, mostra come la combinazione di politiche trasformative può cambiare il presente e il futuro del nostro Paese. Nel momento in cui il Governo deve aggiornare la Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile, l’ASviS indica chiaramente gli investimenti e le riforme da realizzare per cambiare
direzione, nonostante l’instabilità globale”.

