(Sesto Potere) – Forlì – 8 ottobre 2026 – La Romagna presenta un problema salariale che non si limita alle buste paga. Dietro la distanza retributiva che separa Ravenna, Rimini e Forlì-Cesena dalle principali province emiliane emerge una sfida più ampia, legata alla capacità del territorio di attrarre investimenti, incrementare la produttività, generare occupazione qualificata e trattenere le competenze.
È questa la lettura proposta dalla CISL Romagna sui dati del Geography Index 2026 di JobPricing, che colloca Ravenna al 36° posto nella graduatoria nazionale delle retribuzioni, Rimini al 60° e Forlì-Cesena al 68°. La Retribuzione Globale Annua (RGA) risulta pari a 32.846 euro a Ravenna, 30.718 euro a Rimini e 30.262 euro a Forlì-Cesena, a fronte di una media regionale di 34.295 euro.
Un dato che, secondo la CISL Romagna, non va interpretato unicamente come una graduatoria tra territori. La metodologia di JobPricing ricorda infatti che i valori provinciali risentono della composizione occupazionale, dei livelli professionali, della dimensione delle imprese e dei settori presenti, offrendo così una fotografia della struttura del lavoro locale.
Il primato di Ravenna
Ravenna si conferma la realtà retributivamente più solida della Romagna, con 32.846 euro e il 36° posto nazionale. Rimini, pur attestandosi a 30.718 euro, segna uno dei recuperi più rilevanti della graduatoria, salendo dal 68° al 60° posto. Forlì-Cesena, con 30.262 euro, passa dal 71° al 68° posto, confermandosi tuttavia la provincia con la RGA più bassa dell’Emilia-Romagna.
Questo scenario salariale si inserisce in un contesto più ampio di erosione del potere d’acquisto. Per l’Emilia-Romagna, il rapporto rileva tra il 2015 e il 2025 un incremento della RGA dell’11,7%, a fronte di un aumento dell’inflazione NIC del 22,5%. Pur trattandosi di un dato regionale che non può essere trasferito automaticamente alle singole province romagnole, esso evidenzia una dinamica che accentua la centralità della questione salariale.
Il nodo del modello di sviluppo
La struttura economica locale, caratterizzata da una significativa presenza di piccole e medie imprese e da comparti come turismo, servizi, agroalimentare e manifattura, necessita di condizioni favorevoli alla crescita e all’aumento della capacità di generare valore.
L’intento non è modificare la vocazione economica della Romagna, bensì qualificarla. Per le PMI ciò comporta il sostegno a investimenti, innovazione, formazione, digitalizzazione e aggregazione in filiere più solide; per il turismo si richiede una maggiore focalizzazione su qualità, professionalizzazione e destagionalizzazione; per la manifattura risulta essenziale sostenere investimenti e competitività sui mercati. In tale prospettiva assume carattere centrale la capacità del territorio di attrarre nuovi investimenti, perseguibile, secondo la CISL, attraverso una strategia organica e non con interventi isolati. Si rende pertanto opportuno un piano di sviluppo della Romagna, in grado di integrare politiche industriali, infrastrutture, formazione, ricerca, energia e servizi.
Un ruolo determinante spetterà alle infrastrutture. Trasporti ferroviari e stradali, logistica, collegamenti con i principali nodi regionali e nazionali, infrastrutture digitali ed energetiche costituiscono presupposti concreti per la competitività territoriale e per incentivare gli investimenti d’impresa, la cui attrattività dipende anche dalla qualità dei collegamenti e dei servizi disponibili.
Marinelli: “La sfida è costruire un nuovo sviluppo”
“I numeri del Geography Index ci consegnano un dato che non possiamo ignorare: la Romagna continua ad avere un problema di salari e, più in generale, di capacità di generare lavoro ad alto valore aggiunto – sottolinea Francesco Marinelli, Segretario Generale CISL Romagna -. Bisogna intervenire sulle condizioni che consentono a un territorio di creare lavoro qualificato, stabile e adeguatamente retribuito. Gli aumenti retributivi sono importanti e indispensabili, ma da soli non sono sufficienti ad affrontare fino in fondo questa questione. Il nostro tessuto economico, costituito in gran parte da piccole e medie imprese, insieme a settori fondamentali quali turismo, manifattura, agroalimentare e servizi, va difeso, ma anche accompagnato verso una nuova fase di investimenti, innovazione e crescita. L’obiettivo deve essere quello di aumentare la capacità delle imprese di produrre valore, perché solo attraverso una crescita della produttività e della qualità del lavoro possiamo creare le condizioni per migliorare anche i salari”.
“In questo percorso, un ruolo importante spetta alla contrattazione di secondo livello e alla partecipazione dei lavoratori. Chi lavora nelle imprese non deve essere considerato soltanto destinatario dei risultati della crescita, ma parte attiva dei processi che la determinano. La partecipazione significa condividere obiettivi, valorizzare competenze ed esperienze e coinvolgere i lavoratori nelle scelte che riguardano l’organizzazione e lo sviluppo dell’impresa. Attraverso la contrattazione aziendale e territoriale possiamo intervenire su produttività, formazione, welfare, organizzazione del lavoro e qualità dell’occupazione, creando un legame più forte tra crescita dell’impresa e crescita delle retribuzioni. Per fare questo, però, serve una visione complessiva. La Romagna ha bisogno di un piano di sviluppo che superi i confini provinciali e metta attorno allo stesso tavolo istituzioni, imprese e parti sociali, individuando priorità e strumenti condivisi per sostenere investimenti, occupazione e competitività”: continua, ancora, Francesco Marinelli.
“All’interno di questa strategia, le infrastrutture rivestono un peso decisivo. Trasporti efficienti, collegamenti ferroviari e stradali adeguati, logistica, infrastrutture digitali ed energetiche non sono elementi estranei alle politiche del lavoro, ma condizioni essenziali per attrarre investimenti, rafforzare il sistema produttivo e creare nuove opportunità occupazionali. Se vogliamo trattenere giovani e competenze e rendere la Romagna un territorio capace di attrarre nuove professionalità e nuovi investimenti, dobbiamo scegliere la strada della qualità, non quella della compressione del costo del lavoro. La competitività deve essere costruita sulla capacità di innovare, produrre valore e valorizzare le persone. La sfida, quindi, è passare dalla mera difesa dell’esistente alla costruzione di un nuovo modello di sviluppo. Perché la sola occupazione non è sufficiente: dobbiamo creare lavoro stabile, qualificato e capace di garantire retribuzioni adeguate, restituendo ai lavoratori una parte maggiore del valore che contribuiscono a produrre”: conclude il Segretario Generale CISL Romagna.

