sabato, Giugno 6, 2026
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Ronchi (Verdi): “Il comune di Forlì deve opporsi all’aumento dell’inceneritore di Hera”

(Sesto Potere) – Forlì – 6 giugno 2026 – “Fin da prima della costruzione dell’inceneritore i Verdi ripetono che con una buona raccolta differenziata sarebbe stato superfluo. Nei primi anni 2000 non si volle procedere subito con il porta a porta, e si antepose la costruzione dell’impianto alla corretta gestione. Infatti, non appena si è riusciti ad avviare la raccolta differenziata domiciliare la quantità di rifiuti da incenerire si è drasticamente ridotta. A quel punto si è iniziato ad importare rifiuti da fuori provincia, e Ravenna ha potuto chiudere il suo impianto. Bonaccini nel 2015 durante la discussione sulla nuova legge sui rifiuti promise che dopo il 2020 sarebbero stati chiusi anche i rimanenti. Persino la giunta Zattini nel programma elettorale del 2019 scriveva che desiderava una città post incenerimento e ridurre e controllare quotidianamente le emissioni dell’inceneritore. Peccato che a parte le parole non è stato fatto nulla: non solo non sono state ridotte le emissioni, ma non sono stati nemmeno resi pubblici controlli in continuo che garantiscano una maggiore trasparenza”: lo scrive in una nota Alessandro Ronchi, dei Verdi di Forlì.

“E veniamo ad oggi, con i lavori finanziati dal PNRR per ampliare la rete del teleriscaldamento, alimentato dall’inceneritore, per cercare di allontanare il più possibile la possibilità di un suo spegnimento. Una tecnologia che altrove ha portato aumenti incontrollati delle bollette energetiche, perché centralizza la produzione di calore e la mette in regime di monopolio locale. Ora grazie al decreto “Sblocca Italia” di Renzi si chiede di aumentare da 120’000 tonnellate l’anno a 150’000 tonnellate di rifiuti, un incremento del 25% dei rifiuti inceneriti ogni anno, e di conseguenza delle emissioni. Questo a fronte di un impegno importante dei cittadini della nostra provincia sul fronte della riduzione dei rifiuti indifferenziati, che già nel 2024 erano sotto le 40’000 tonnellate l’anno, contro le 56’000 di Ravenna e 76’000 di Rimini.”: ricorda, ancora, Alessandro Ronchi.

“A questo punto è necessario che il Comune di Forlì e tutti gli enti coinvolti si oppongano strenuamente all’incremento, anche per una questione di giustizia e responsabilità collettiva, e si inizi al contrario a programmare la riduzione progressiva e lo spegnimento dell’impianto. Abbiamo dimostrato che con il porta a porta si può fare meglio, e tutte le province della regione devono impegnarsi alla stessa maniera, per ridurre il danno ambientale e i rischi sanitari connessi”: conclude Alessandro Ronchi.