mercoledì, Luglio 15, 2026
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Mappati alberi preziosi in Appennino. Progetto ente parchi dell’Emilia orientale

(Sesto Potere) – Marzabotto (Bo) – 15 luglio 2026 –  C’è uno spettacolare tasso a Monte Acuto di Lizzano in Belvedere, caratterizzato da molti fusti e da dimensioni rarissime in Appennino; e c’è un secolare ulivo situato nei pressi dell’Abbazia di Monteveglio, la cui imponente circonferenza documenta la storicità della coltura dell’olivo nel Bolognese sin dall’epoca medievale. E poi un colossale e maestoso leccio radicato a Ozzano dell’Emilia, all’interno del Parco dei Gessi Bolognesi.

Sono solo alcuni degli antichi alberi di pregio mappati all’interno delle aree protette bolognesi.

Il progetto coordinato dall’Ente Parchi, che ha visto all’opera i volontari delle Guardie Ecologiche Volontarie di Bologna (da cui è arrivata la maggioranza delle segnalazioni), i Carabinieri Forestali, i collaboratori dell’Ente, Wwf e singoli cittadini ha permesso di identificare e raccogliere preziose informazioni su numerose piante “di eccezionale valore, suddivise tra esemplari singoli e filari storici”.

E così ora l’Ente Parchi dell’Emilia orientale si ritrova con un ‘tesoretto’, un patrimonio arboreo “di particolare importanza”: un primo censimento di alberi secolari e iconici, di aspetto monumentale, sopravvissuti alle trasformazioni della montagna, spesso isolati e dunque non ricompresi negli habitat forestali protetti.

Sono, dice l’Ente parco, “testimoni viventi delle culture e degli eventi del passato, strettamente legati alla storia e all’identità delle comunità locali”. I rilevamenti, nel complesso, hanno delineato “un mosaico botanico e geografico molto variegato che rispecchia la ricca biodiversità del territorio appenninico, con esemplari appartenenti a moltissime specie differenti”. Il tasso, l’ulivo e il leccio spiccano “per il loro valore biologico e storico”. E potrebbero essere i primi di tanti altri.

Nelle prossime settimane, fino a tutto il 2026, prenderà avvio una seconda fase di rilevamento e schedatura che l’Ente, assieme a Guardie ecologiche volontarie, Carabinieri forestali e cittadini volontari, verso aree e specie finora poco documentate.

Alcune varietà vegetali mancano infatti all’appello o contano poche segnalazioni; allo stesso modo, non è ancora stato pienamente esplorato il territorio del Contrafforte Pliocenico, che ospita sia piante di ambiente mediterraneo sia alberi tipici dell’alta montagna, come il faggio.

Intanto, “il lavoro svolto dai volontari e da tutti i soggetti coinvolti è stato straordinario”, ringrazia il presidente dell’Ente Parchi Emilia Orientale, Tiberio Rabboni. Il censimento, peraltro, non è solo “un’operazione scientifica, ma un concreto atto di tutela verso le radici storiche e naturali del territorio; la valorizzazione futura di questa mappatura si concretizzerà in una specifica pubblicazione sia cartacea sia digitale, affinché questo patrimonio diventi accessibile a tutta la collettività”.

La ricerca proseguirà nei mesi estivi e autunnali e, al termine, le segnalazioni raccolte verranno vagliate e validate da una commissione di esperti e, d’intesa con i rispettivi proprietari, le piante più significative ed eccezionali verranno ufficialmente comunicate alla Regione Emilia-Romagna per ottenerne la protezione giuridica permanente.

L’Ente Parchi invita cittadini, visitatori e associazioni locali a contribuire al progetto. Coloro che desiderano segnalare alberi di pregio, richiedere la cartografia di supporto o ricevere ulteriori informazioni operative possono mettersi in contatto con la segreteria tecnica scrivendo a elena.ferrari@enteparchi.bo.it, oppure contattando i numeri telefonici istituzionali o il contatto mobile dedicato.