(Sesto Potere) – Roma, 24 giugno 2026 – In un contesto segnato da profondi cambiamenti nei consumi e da crescenti incertezze sui mercati, sostenibilità, disponibilità di dati e tempestività nelle decisioni si confermano strumenti fondamentali per interpretare l’evoluzione del settore vitivinicolo e orientarne le scelte future.
È questo il messaggio emerso dalla presentazione dell’Annual Report 2026 di Valoritalia, l’unico ente di certificazione che ogni anno mette a disposizione di imprese, Consorzi di Tutela, istituzioni e media una fotografia completa e affidabile del vino di qualità italiano.
Un momento di confronto che, negli spazi dell’Hotel Sina Bernini Bristol di Roma, ha riunito alcuni tra i più autorevoli rappresentanti del settore per approfondire i temi dell’evoluzione normativa, della competitività delle denominazioni e del ruolo sempre più centrale della
sostenibilità come leva di crescita per il vino italiano.
I dati tracciano la rotta per il futuro del vino italiano
Le analisi di Valoritalia mettono in luce una fase molto delicata per il vino italiano, che riflette un evidente calo della domanda sui principali mercati internazionali. Infatti, dopo gli anni della crescita post pandemica, gli imbottigliamenti del 2025 hanno subito una contrazione complessiva del 2,1% sul 2024, a cui è seguito un ulteriore calo del 5,4% nei primi cinque mesi del 2026.
Tuttavia, i dati mostrano anche andamenti differenziati in base alle diverse tipologie di prodotto e alle dimensioni delle denominazioni di origine. Nel 2025 i vini a maggiore valore aggiunto, DOC e DOCG, hanno registrato una crescita media attorno all’1%; viceversa, gli IGT hanno subito una flessione dell’11%. Sempre nel 2025 è proseguito il trend positivo di spumanti (+1,7%), rosati (+5,7%) e vini bianchi fermi (+6,3%), mentre i vini rossi hanno registrato una contrazione superiore al 13%.
I dati confermano inoltre alcune caratteristiche strutturali che incidono direttamente sulle performance della filiera vitivinicola nazionale. Le denominazioni di dimensioni medio-grandi mostrano una maggiore capacità di resistere alle fasi di mercato più complesse, registrando
variazioni meno marcate rispetto alla media generale.
Al contrario, le micro-denominazioni risultano più esposte alle oscillazioni della domanda. Una dinamica che trova conferma anche osservando la dimensione dei Consorzi di Tutela: all’aumentare dei volumi commercializzati e della rappresentatività della filiera, migliorano infatti la capacità di risposta e le performance complessive delle organizzazioni consortili.
Da queste evidenze emergono alcune priorità strategiche per il futuro della viticoltura italiana: il rafforzamento e l’aggregazione dei Consorzi di Tutela, la necessità di differenziare le politiche pubbliche in funzione delle caratteristiche delle imprese e la capacità di rispondere all’evoluzione dei consumi senza rinunciare all’identità e ai valori del vino italiano.
Con 219 denominazioni d’origine certificate e una rete di 37 sedi operative distribuite sull’intero territorio nazionale, Valoritalia certifica oltre il 60% del vino di qualità prodotto in Italia. Un patrimonio di dati e competenze che oggi entra in una nuova fase grazie a TESSA, la piattaforma sviluppata in collaborazione con Microsoft ed EOS che integra avanzati strumenti di Business Intelligence in grado di elaborare in tempo reale milioni di informazioni provenienti dai processi di certificazione.
Ad aprire i lavori è stato Francesco Liantonio, presidente di Valoritalia, che ha poi lasciato la parola a Giuseppe Liberatore, direttore generale di Valoritalia, per l’illustrazione delle principali tendenze emerse dall’Annual Report 2026. Successivamente Denis Pantini, responsabile
Agroalimentare di Nomisma, ha presentato la ricerca “Scenario di mercato e ruolo della sostenibilità per la crescita del vino italiano”, dedicata all’analisi delle prospettive del comparto attraverso il punto di vista dei consumatori e dei Consorzi di Tutela. L’incontro è quindi
proseguito con una tavola rotonda tra Giuseppe Blasi, Capo Dipartimento delle Politiche Europee, Internazionali e dello Sviluppo Rurale del MASAF, Paolo De Castro, già Professore ordinario di Politica Agraria presso l’Università di Bologna e Presidente di Nomisma, Letizia Cesani, Presidente di Coldiretti Toscana, Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, Presidente di Federdoc, e Riccardo Ricci Curbastro, Presidente di Equalitas.

Nel corso del suo intervento, Francesco Liantonio ha richiamato l’attenzione su alcune caratteristiche strutturali emerse dalle analisi di Valoritalia. Tra queste, la forte concentrazione della filiera: le prime 15 denominazioni rappresentano l’81% dei volumi certificati, mentre i primi 14 Consorzi di Tutela ne coprono l’83%. Una dinamica che si riflette anche sul fronte delle imprese imbottigliatrici, dove le prime cinque aziende concentrano quasi il 19% dei volumi complessivi e le prime quaranta superano il 55%.
A questa concentrazione si affianca però una marcata frammentazione produttiva: oltre il 75% delle aziende imbottiglia meno di 500 ettolitri all’anno, confermando il ruolo fondamentale delle piccole e medie imprese nel preservare la ricchezza, la diversità e il radicamento territoriale che caratterizzano il patrimonio vitivinicolo italiano.
Lo studio Nomisma – Wine Monitor
Il confronto è proseguito con la presentazione dello studio Nomisma Wine Monitor “Scenario di mercato e ruolo della sostenibilità per la crescita del vino italiano”, illustrato da Denis Pantini. La ricerca ha evidenziato come la sostenibilità stia assumendo un ruolo sempre più rilevante nelle scelte dei consumatori e nelle strategie dei Consorzi di Tutela, anche alla luce del nuovo quadro normativo europeo che la riconosce come elemento integrante delle denominazioni DOP e IGP.
“In uno scenario di mercato del vino dominato dall’incertezza, l’attenzione del consumatore verso la sostenibilità resta alta, sia nei confronti del prodotto che dell’azienda che del territorio di produzione. Si tratta di un valore ricercato anche in ambiti direttamente collegati al vino come nel caso dell’enoturismo, tanto che due italiani su tre la reputano importante anche nella scelta della meta delle proprie vacanze, confermando una volta di più il ruolo strategico che la sostenibilità può esprimere per l’intera filiera vitivinicola italiana” ha commentato Pantini.
Lo studio evidenzia il ruolo proattivo che i Consorzi di Tutela potrebbero svolgere, sia come attori chiave nella valorizzazione dei territori, sia nel supportare le imprese nei percorsi di sostenibilità.
Paolo De Castro ha dichiarato: “«La sostenibilità può rappresentare una leva di crescita per il vino italiano di qualità. Il nuovo Regolamento europeo sulle Indicazioni Geografiche prevede strumenti volontari che consentono alle denominazioni di raccontare e valorizzare le buone pratiche già diffuse nelle nostre filiere vitivinicole. Certificare questi percorsi significa offrire maggiore trasparenza al consumatore e
rafforzare il posizionamento competitivo delle produzioni certificate sui mercati globali.”

