(Sesto Potere) – Riccione – 29 ottobre 2026 – “Abbiamo compreso che i luoghi non sono prigionieri della loro origine e che la pietra non ha una colpa: la colpa risiede soltanto nell’uso ideologico e liberticida che del patrimonio si può fare. Se un regime ha usato una villa per propagandare la discriminazione, la Repubblica ha il dovere di usare quello stesso spazio per educare alla libertà e ai diritti”.
Con queste parole la sindaca di Riccione, Daniela Angelini, è intervenuta a Strasburgo in occasione della 51ª Sessione del Congresso dei poteri locali e regionali, spiegando il senso profondo del percorso di rigenerazione che ha coinvolto Villa Mussolini.
L’intervento della prima cittadina, accompagnata dalla vicesindaca con delega alla Cultura Sandra Villa, è avvenuto su invito formale della presidente del Congresso, Gunn Marit Helgesen.
La sindaca di Riccione è stata chiamata a intervenire nella sessione plenaria incentrata sulle memorie contestate, un ampio dibattito internazionale volto a esaminare in che modo le autorità locali e regionali possano gestire i siti storici controversi affinché contribuiscano positivamente alla democrazia e al rispetto dei diritti umani.
Di fronte a delegate e delegati giunti da ogni parte del continente, l’amministratrice ha portato all’attenzione dell’assise la metamorfosi dell’edificio riccionese, ribadendo i valori fondanti del Consiglio d’Europa, la principale organizzazione internazionale del continente per la difesa dei diritti umani, della democrazia e dello stato di diritto.
Il rifiuto della cancellazione e il coraggio della rigenerazione
Nel suo accorato discorso all’Emiciclo, la sindaca ha ripercorso le origini della struttura, nata a fine Ottocento agli albori della storia balneare e acquistata nel 1934 dalla famiglia Mussolini per farne la residenza estiva del capo del fascismo. Per un decennio, la villa fu il palcoscenico di un potere autoritario che segnò tragicamente l’Italia. “Di fronte a un patrimonio culturale storicamente controverso, le comunità locali si trovano sempre ad un bivio drammatico”, ha spiegato Daniela Angelini, sottolineando come vi sia spesso la tentazione di abbattere la traccia fisica per cancellare il dolore del passato, o il rischio di abbandonare i luoghi al degrado e alle perversioni della nostalgia ideologica. “La cancellazione è un’illusione. Abbattere un edificio controverso non cancella la storia, la nasconde soltanto, privando le generazioni future dell’evidenza materiale del passato e della possibilità di sviluppare gli anticorpi del pensiero critico”, ha dichiarato la prima cittadina, rivendicando con forza la scelta di Riccione di intraprendere la strada della “risemantizzazione democratica”, ovvero la trasformazione di un luogo nato per rappresentare un potere autoritario in una casa comune per tutti i cittadini, un’infrastruttura viva dedicata alla conoscenza e all’educazione alla libertà e ai diritti.
L’acquisizione pubblica e le ingerenze respinte
Il percorso per restituire lo spazio alla comunità ha raggiunto il suo traguardo storico il 15 maggio scorso, quando il Comune ha perfezionato l’acquisto dell’immobile dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, rendendolo di piena e definitiva proprietà pubblica. Daniela Angelini ha descritto questa operazione non come una semplice transazione, ma come “un grande atto di sovranità civica conquistato attraverso una dura battaglia”. La sindaca non ha infatti esitato a denunciare davanti al Consiglio d’Europa le immense difficoltà affrontate, citando esposti infondati e pressioni “da parte di forze e figure politiche nostalgiche”, anche vicine all’attuale governo nazionale, che hanno tentato di affossare l’operazione. “Hanno provato a interferire con una procedura pubblica trasparente e a svendere l’identità della nostra città pur di assecondare logiche ideologiche ed egemonie anacronistiche. Ma abbiamo risposto con la schiena dritta, rifiutando ricatti e narrazioni distorte, perché la difesa dell’interesse pubblico e della memoria democratica non è negoziabile”, ha affermato la prima cittadina parlando ai tutti i presenti nell’Emiciclo.
Un polo culturale pulsante e una rete per la memoria
Oggi l’edificio è il motore di un welfare culturale dinamico ed è riconosciuto come uno dei poli espositivi di fotografia internazionale più prestigiosi in Italia. La sindaca ha ricordato con orgoglio come tra quelle mura abbiano trovato spazio gli sguardi liberi di maestri assoluti come Robert Capa, Robert Doisneau, Steve McCurry, Frida Kahlo, Elliott Erwitt e Vivian Maier. “Dove un tempo si imponeva la parola unica di un uomo, oggi convivono pluralità e bellezza”. La rigenerazione, ha evidenziato la prima cittadina, si estende all’intera rete urbana, connettendo le arti visive alla tradizione del teatro contemporaneo e ai musei storici. Lo spazio accoglie laboratori inclusivi per scuole e università, custodisce il patrimonio immateriale della civiltà balneare candidata a Patrimonio Unesco e ospita gioiosamente la celebrazione di matrimoni e unioni civili. “In quello spazio nato nell’epoca delle discriminazioni, la Repubblica garantisce oggi i diritti e le libertà di ogni persona”, ha ribadito la sindaca.
Il messaggio agli amministratori europei
Concludendo il suo intervento istituzionale a Strasburgo, Daniela Angelini ha lanciato un forte messaggio di speranza ai colleghi europei che affrontano la presenza di simboli controversi nei propri territori. Li ha esortati a non temere la complessità della storia e a non cedere alle scorciatoie della rimozione. “La forza di una democrazia si misura dalla capacità di abitare le proprie ferite, di spiegarle e di trasformarle in spazi di partecipazione civica. Oggi quell’edificio non appartiene più al passato: appartiene ai cittadini di Riccione, ai giovani, agli artisti e ai democratici di tutta Europa”, ha concluso la sindaca, dimostrando come la risposta più solida ai fantasmi del passato sia la presenza permanente e inclusiva della cultura e della libertà.

