giovedì, Ottobre 29, 2026
HomeBolognaSi pagano più tasse a: Milano, Roma, Monza, Bolzano e Bologna

Si pagano più tasse a: Milano, Roma, Monza, Bolzano e Bologna

(Sesto Potere) – Mestre – 29 ottobre 2026 – A Milano si pagano più tasse che in qualsiasi altra parte d’Italia. Nel 2024 ogni contribuente della Città Metropolitana lombarda ha versato in media 9.066 euro di Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche. Un importo che supera di oltre 1.500 euro quello di Roma, seconda in classifica con 7.536 euro. Dietro alla Capitale si piazzano Monza/Brianza con 7.100 euro, Bolzano con 6.975 e Bologna con 6.846. La media nazionale si è attestata a 5.788 euro.
A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA di Mestre. 

Perché si paga di più proprio in queste città?
La risposta sta nella progressività del nostro sistema fiscale: più alto è il reddito,
maggiore è l’aliquota applicata. Per questo le aree con il prelievo più pesante sono, in linea di massima, anche quelle in cui si guadagna di più.
I dati sul reddito complessivo medio dichiarato lo confermano.
In cima alla classifica delle province italiane c’è la Città Metropolitana di Milano, con 34.803 euro. Seguono Bologna con 30.686, Monza-Brianza con 30.578, Lecco con 29.906, Bolzano con 29.846, Parma con 29.771 e Roma con 28.643. Sono praticamente le stesse realtà che occupano le prime posizioni anche nella graduatoria dell’Irpef pagata. C’è poi un ultimo aspetto da considerare: chi paga di più, di solito può contare anche su servizi pubblici più numerosi e tendenzialmente di migliore qualità, dai trasporti alle infrastrutture sociali, dall’istruzione alla cultura, fino allo sport e al tempo libero.

Quasi 43 milioni di contribuenti Irpef
Sono quasi 43 milioni gli italiani che ogni anno versano l’Irpef. A reggere il peso maggiore del sistema sono i lavoratori dipendenti, che con 24,1 milioni rappresentano la fetta più consistente, seguiti da 14,5 milioni di pensionati. Più defilate le partite Iva, poco più di 1,6 milioni, un dato che però non include gli autonomi a cui si applica la flat tax, che seguono regole fiscali diverse. Sulla mappa del Paese, è la Capitale a primeggiare: la Città Metropolitana di Roma conta da sola 3 milioni di contribuenti. Alle sue spalle c’è Milano con 2,5 milioni, mentre il podio è chiuso da Napoli, che si ferma a 1,7 milioni.

Meno tasse al Sud
Tra le province meno tartassate del Paese scorgiamo Crotone con un’Irpef media versata da ciascun contribuente pari a 3.867 euro, Vibo
Valentia con 3.836, Sud Sardegna con 3.743 e Ragusa con 3.689.
Anche in questo caso, vale il ragionamento fatto più sopra. Le province dove si paga meno sono anche quelle dove il livello di reddito è più
basso del Paese.

Il peso del fisco è in aumento
Quest’anno la pressione fiscale in Italia dovrebbe attestarsi al 43 per cento, in lieve aumento rispetto al 42,9 registrato nel 2025. Il trend è in crescita dal 2024 e il dato del 2026 è il più elevato degli ultimi 10 anni . Ma cosa è successo dall’inizio di questa legislatura? Nel 2022, anno che precede l’avvento del Governo guidato da Giorgia Meloni, la pressione fiscale era pari al 41,6 per cento, cioè 1,4 punti in meno rispetto a quella prevista per quest’anno. Questo significa che le famiglie e le micro imprese hanno pagato più tasse? Non necessariamente. Anzi, per queste categorie il peso fiscale si è ridotto di oltre 33 miliardi, grazie alle misure introdotte in questi ultimi quattro anni. Allora, come si spiega l’incremento della pressione fiscale? Un contributo importante lo hanno dato i nuovi occupati (per mezzo del versamento dell’Irpef e dei contributi previdenziali) che in questi ultimi quattro anni sono cresciuti complessivamente di 1,1 milioni di unità.
Inoltre, dall’analisi delle misure approvate dal governo Meloni, si evince che il maggiore contributo alla crescita del gettito è ascrivibile ad alcuni grandi soggetti economici, in particolare banche, compagnie assicurative e grandi imprese, che hanno visto crescere il loro carico
tributario.

I maggiori tagli introdotti dalle singole Leggi di Bilancio
In estrema sintesi, ricordiamo che con la Legge di Bilancio 2023 i lavoratori dipendenti hanno potuto beneficiare per quell’anno di un
esonero parziale sui contributi previdenziali di 4,3 miliardi di euro. Con la Legge di Bilancio 2024, l’accorpamento del primo scaglione Irpef
(applicazione dell’aliquota del 23 per cento sino a 28mila euro), l’elevazione a 1.955 euro della detrazione da lavoro dipendente e le
riduzioni delle detrazioni in caso di redditi oltre i 50mila euro hanno permesso uno sconto fiscale che complessivamente ammonta a quasi
4,3 miliardi l’anno.
Ma la misura più significativa pari a 11 miliardi di euro presa sempre con la Finanziaria del 2024 ha premiato i dipendenti, grazie ad un esonero parziale sui contributi previdenziali a loro carico.
Con la Legge di Bilancio 2025, il taglio più importante introdotto in questi quattro anni di governo è avvenuto con la riduzione strutturale
delle aliquote Irpef da 4 a 3 per i dipendenti, pensionati e autonomi e da una serie di altre detrazioni sul reddito che hanno consentito uno
sgravio fiscale di ben 17,2 miliardi.
Infine, con la Legge di Bilancio 2026 la riduzione dell’aliquota relativa al secondo scaglione dal 35 al 33 per cento ha consentito a tutti i contribuenti Irpef una riduzione della tassazione pari a 2,9 miliardi.