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Infortuni sul lavoro in Romagna, 20mila denunce l’anno, nei primi 7 mesi del 2026 (+7,8%): analisi Cisl

(Sesto Potere) – Forlì – 10 ottobre 2026 – Domenica 11 ottobre si celebra la 76ª Giornata Nazionale per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro, un appuntamento che ricorda chi non è tornato a casa dal lavoro e invita a non distogliere lo sguardo.
Per questo la CISL Romagna, attraverso il proprio Osservatorio, ha scelto di presentare in questa occasione l’analisi sui dati INAIL relativi agli infortuni sul lavoro negli ultimi cinque anni, dal 2021 al 2025, nelle province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini, con l’aggiunta dei primi sette mesi del 2026.

Il quadro è preoccupante: nel 2025 sono state presentate in Romagna 19.620 denunce di infortunio, circa 54 al giorno. Nel 2021 erano 17.976, quindi l’aumento è del 9,1%. I dati, ancora provvisori per l’ultimo anno, descrivono un fenomeno che non accenna a ridursi.

Un livello alto che non scende
Il salto più netto è arrivato nel 2022, con un +7,7%. Da allora le denunce non sono più calate e si sono fermate tra le 19.000 e le 19.600 l’anno. Gli infortuni riconosciuti, cioè quelli accertati come avvenuti per causa di lavoro, sono stati 12.435 nel 2025, circa 34 al giorno, il 5,7% in più rispetto al 2021. Dopo la crescita del 2022 la cifra si è mossa di poche decine di casi, senza mai scendere sotto quota 12.400.
Anche i casi gravi, considerando quelli con inabilità superiore ai 40 giorni, restano molto alti. Nel 2025 sono stati 2.859, circa otto al giorno. Erano 3.196 nel 2023, l’anno peggiore, e il calo dell’8,4% dell’ultimo anno è l’unico segnale favorevole che va letto con prudenza perché arriva dopo anni di numeri elevati e in un contesto in cui le denunce complessive continuano a crescere.

Forlì-Cesena: più casi gravi di tutti
È la provincia con più denunce e più infortuni gravi in assoluto. Nel 2025 le denunce sono state 7.247, circa 20 al giorno, il valore più alto del quinquennio, con un +5,3% sul 2024 dopo due anni di lieve calo. Gli infortuni riconosciuti sono 4.672, praticamente stabili rispetto al 2021, mentre i casi gravi sono 1.217, più di tre al giorno. Il picco è stato nel 2023, con 1.402 casi, e la discesa dell’ultimo anno (-6,3%) non basta a rassicurare.
Colpisce la distanza tra le denunce presentate e quelle riconosciute: la quota di denunce riconosciute è scesa dal 67,9% al 64,5%, il calo più marcato della Romagna, mentre i casi non riconosciuti sono passati da circa 2.200 a oltre 2.500. Tra i settori, la manifattura pesa per il 20,7% delle denunce, commercio e costruzioni crescono, la sanità cala del 27,4% in cinque anni ma risale del 16,5% nell’ultimo.

Ravenna: l’unica provincia con più casi gravi rispetto al 2021
Nel Ravennate le denunce arrivano a 7.171, il massimo della serie e la crescita più forte tra le province rispetto al 2021 (+12,3%). Anche gli infortuni riconosciuti aumentano più che altrove, da 4.007 a 4.452 (+11,1%), con un picco di 4.495 nel 2024. La quota di denunce riconosciute è la più bassa della Romagna, intorno al 62%.
Ravenna è l’unica provincia in cui i casi gravi restano sopra il livello di cinque anni fa: 866 contro 815, un +6,3%, dopo il massimo di 942 nel 2024. Il calo dell’8,1% del 2025 è incoraggiante, ma si tratta pur sempre di quasi due casi gravi e mezzo al giorno. Tra i settori crescono il commercio (+24,1% sul 2021) e le costruzioni (+17,5%). Nei giorni scorsi un lavoratore purtroppo ha perso la vita in un cantiere di Faenza, in via Pana: un’altra tragedia che evidenzia quanto la sicurezza in edilizia sia una emergenza prioritaria.

Rimini: meno casi gravi, ma le denunce crescono
Il Riminese è la provincia dove i casi gravi sono calati di più: da 913 a 776 in cinque anni (-15%), con un -11,7% nell’ultimo anno. Il peso dei casi gravi sui riconosciuti passa dal 29,8% al 23,4%. Ma è anche la provincia in cui nel 2026 le denunce crescono più in fretta, e questo invita a leggere il dato con prudenza. Nel 2025 le denunce erano state 5.202 (+11,2% sul 2021), in lieve calo sul 2024; i riconosciuti 3.311, con una quota scesa dal 65,4% al 63,6%.
Il quadro dei settori racconta un’economia di servizi. Alloggio e ristorazione è il comparto con più denunce, 634, pari al 12,2% del totale, il peso più alto della Romagna. Il commercio cresce del 27,8% in cinque anni, la sanità conta 532 casi. Le costruzioni calano del 6,4% nell’ultimo anno, ma il 6 ottobre un lavoratore è morto cadendo da un ponteggio in via Coletti: un episodio drammatico che sottolinea ancora una volta l’urgenza di rafforzare la prevenzione e garantire condizioni di sicurezza in ogni luogo di lavoro.

Nel 2026 si ricomincia a salire
I primi sette mesi di quest’anno non segnano alcuna inversione. Tra gennaio e luglio le denunce in Romagna sono state 12.392, contro le 11.493 dello stesso periodo del 2025: 899 in più, pari a +7,8%. La media è salita a circa 58 al giorno, rispetto alle 54 dell’anno scorso. A Rimini la crescita è la più forte, da 3.019 a 3.378 denunce (+11,9%). A Forlì-Cesena si passa da 4.241 a 4.613 (+8,8%). A Ravenna da 4.233 a 4.401 (+4,0%), un aumento più contenuto ma su livelli già molto alti.
Letto insieme ai dati del 2025, questo risultato pesa ancora di più. Il calo dei casi gravi dell’anno scorso, che poteva sembrare un cambio di rotta, per ora non trova conferma nelle denunce complessive. Mancano cinque mesi alla fine dell’anno, ma l’andamento dei primi sette mesi indica il rischio di un nuovo record negativo.

Le richieste della CISL nella Giornata delle vittime del lavoro
“La 76ª Giornata per le Vittime degli Incidenti sul Lavoro è prima di tutto un momento di ricordo e di vicinanza alle famiglie”, afferma Francesco Marinelli, Segretario Generale CISL Romagna. “Con il nostro Osservatorio abbiamo voluto analizzare gli ultimi cinque anni e presentare questo lavoro proprio l’11 ottobre, convinti che ricordare significhi anche impegnarsi a fare di più. Dal quadro che emerge ricaviamo un messaggio di forte attenzione: il tema della sicurezza resta aperto e richiede un impegno costante da parte di tutti.”

“Per questo ci rivolgiamo con spirito di collaborazione alle istituzioni e a tutti i soggetti che partecipano ai tavoli sulla sicurezza attivi nelle nostre province”, prosegue Marinelli. “Riconosciamo il lavoro fatto finora e riteniamo che questi tavoli siano uno strumento prezioso. Proprio per questo auspichiamo un rafforzamento della loro azione: incontri più frequenti, obiettivi condivisi e verificabili. È un percorso da costruire insieme, e la CISL assicura la propria piena disponibilità.”

“Le priorità che indichiamo sono controlli sempre più mirati nei settori e nei luoghi di lavoro dove il rischio è maggiore, una formazione continua e adeguata, estesa anche a chi lavora con contratti a termine, stagionali o in appalto e subappalto, e la valorizzazione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, che sono il primo presidio dentro le aziende”, aggiunge. “In tutte le province della Romagna stiamo portando avanti, insieme alle altre associazioni, percorsi formativi rivolti agli studenti, perché crediamo che la cultura della sicurezza e della prevenzione debba essere promossa fin dai banchi di scuola”.

“Ma la sicurezza sul lavoro non può essere considerata soltanto un insieme di regole da rispettare o di controlli da effettuare. È prima di tutto un valore che riguarda la dignità delle persone e il modo in cui intendiamo il lavoro. Un lavoro sicuro significa poter tornare a casa, poter continuare a vivere la propria famiglia, i propri affetti, i propri progetti. Per questo la sicurezza non può essere vista come un costo o come un ostacolo alla produttività: è una responsabilità e un investimento sul futuro delle persone e delle nostre comunità.”