(Sesto Potere) – Santa Sofia – 3 novembre 2026 – – Sono sotto osservazionei livelli dell’invaso di Ridracoli in Romagna che, dopo un’estate caratterizzata da temperature eccezionalmente elevate e da una forte pressione sulle risorse idriche, si trova oggi al 31% della propria capacità. Una situazione che richiede un monitoraggio costante e l’adozione di ulteriori misure preventive per garantire l’approvvigionamento idrico nelle prossime settimane, anche nelle province di Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini.
L’invaso, che ha svolto un ruolo fondamentale nel garantire la disponibilità d’acqua durante tutta l’estate, contiene attualmente 10,2 milioni di metri cubi, ulteriormente diminuiti dall’ultimo monitoraggio nonostante le precipitazioni del fine settimana. Il bacino si trova attualmente in fase di preallarme, in assenza di ulteriori precipitazioni significative, secondo le attuali proiezioni, potrebbe raggiungere la soglia di allarme entro dicembre. Resta quindi alta l’attenzione sulla disponibilità della risorsa idrica, con il monitoraggio costante della situazione, il supporto di Arpae e l’aggiornamento dei modelli previsionali.
La Regione, in stretto coordinamento con Romagna Acque, è al lavoro per preservare le riserve disponibili e garantire la continuità dell’approvvigionamento idrico, anche mediante il rilascio di specifiche deroghe al deflusso minimo vitale in alcuni punti significativi del sistema.
Il gestore dell’invaso ha già avviato una serie di interventi per ridurre il ricorso alle acque di Ridracoli, attraverso l’utilizzo delle altre fonti locali disponibili e il maggiore impiego delle acque provenienti dal Po, attraverso i potabilizzatori di Ravenna, per contribuire all’approvvigionamento non soltanto del Ravennate, ma anche del Riminese. Importante in questa fare il coinvolgimento dei Comuni interessati per poter mettere in atto un’azione di sensibilizzazione volta a favorire un utilizzo più attento e responsabile dell’acqua nelle prossime settimane.
Anche per questo, l’assessora regionale all’Ambiente, Irene Priolo, ha incontrato i sindaci dei Comuni interessati insieme all’Autorità di Bacino del Fiume Po e il presidente di Romagna Acque Fabrizio Landi, un ’occasioneper fare il punto sulle criticità e sulle possibili azioni da mettere in campo nelle prossime settimane.
Il commento
“La situazione richiede attenzione, ma il sistema idrico regionale ha dimostrato, anche durante un’estate particolarmente impegnativa, di saper affrontare condizioni difficili, garantendo la continuità dell’approvvigionamento senza ripercussioni sulle utenze- sottolinea l’assessora Priolo-. Un risultato reso possibile dagli investimenti realizzati negli anni – tra cui particolarmente lungimirante e strategico il potenziamento dell’impianto di Palantone sul Po che consente di garantire il prelievo dal grande fiume anche con portate particolarmente basse -, dalla diversificazione delle fonti e dalla collaborazione tra istituzioni, gestori e Consorzi di bonifica. Ora è importante continuare a lavorare con lo stesso impegno, anticipando le possibili criticità e mettendo in campo tutte le misure necessarie per preservare le riserve disponibili. In questa fase sarà fondamentale anche la collaborazione delle amministrazioni comunali, delle cittadine e dei cittadini, perché un utilizzo attento e responsabile dell’acqua può fare la differenza. L’obiettivo è garantire la disponibilità di una risorsa essenziale per le nostre comunità, tutelando al tempo stesso l’equilibrio ambientale del territorio”.
Le condizioni climatiche
Cinque ondate di calore prolungate, temperature tra le più elevate degli ultimi 65 anni e precipitazioni distribuite in modo irregolare nel tempo e sul territorio. È il quadro che ha caratterizzato l’estate 2026 in Emilia-Romagna, con luglio che si è classificato come il terzo più caldo dal 1961. Particolarmente significativa anche la giornata del 28 agosto, quando sono state registrate temperature superiori a tutti i valori osservati nella stessa data dall’inizio delle rilevazioni.
A incidere sulla disponibilità delle risorse idriche è stata soprattutto la combinazione tra temperature elevate, scioglimento anticipato della neve e distribuzione irregolare delle precipitazioni. Dopo un inverno particolarmente piovoso, con valori superiori alla media del 38% a gennaio e del 61% a febbraio, la primavera ha registrato un brusco calo delle piogge: -59% ad aprile, -18% a maggio e –20% a giugno. Una situazione che ha determinato una progressiva riduzione delle portate dei corsi d’acqua e un aumento della domanda irrigua.
Nel distretto del Po la severità idrica, dichiarata media il 25 giugno, è salita ad alta il 30 luglio, per poi tornare a media con precipitazioni dal 16 settembre, livello che permane tuttora. Durante l’estate le portate del grande fiume hanno raggiunto livelli particolarmente bassi, scendendo anche al di sotto della soglia critica di 450 metri cubi al secondo, rilevante per il rischio di intrusione salina. Anche i corsi d’acqua appenninici hanno registrato portate prevalentemente inferiori alle medie storiche.
La risposta del sistema regionale
Nonostante le condizioni climatiche e idrologiche particolarmente impegnative, il sistema regionale ha garantito durante tutta l’estate la continuità dell’approvvigionamento idrico, senza ripercussioni sulle utenze. Un risultato raggiunto grazie all’interconnessione delle reti, alla diversificazione delle fonti, alla gestione delle riserve nei grandi invasi regionali e al lavoro dei Consorzi di bonifica e dei Gestori delle reti, insieme al monitoraggio costante delle portate e all’utilizzo di strumenti previsionali.
Tra il 14 luglio e l’8 ottobre, inoltre, sono state rilasciate complessivamente 83 deroghe al deflusso ecologico dei corsi d’acqua, di cui nove per usi potabili e le restanti per esigenze irrigue, per rispondere alle necessità di approvvigionamento nel rispetto delle condizioni ambientali.

