(Sesto Potere) – Forlì/Rimini – 14 aprile 2026 – Dopo l’evento di presentazione del “Rapporto sull’Economia Romagna – Forlì-Cesena e Rimini 2025 e scenari” il quarto focus sintetico è dedicato al settore Commercio.
Un cardine vitale per l’economia dei nostri territori che oggi attraversa una profonda trasformazione strutturale e strategica, spinta dalla maturità omnicanale, dalla polarizzazione dei consumi e dalla necessità di integrare la sostenibilità come standard operativo.
Il settore Commercio in provincia di Forlì-Cesena
In provincia di Forlì-Cesena, al 31 dicembre 2025, operano 7.144 imprese attive del settore Commercio che rappresentano il 20,3% del totale (20,5% in regione e 24,2% in Italia). La numerosità, rispetto al 2024, risulta ancora in diminuzione (-2,1%) anche se in maniera meno accentuata rispetto a quella regionale (-3,1%) e nazionale (-2,3%).
Le imprese operanti nel Commercio al dettaglio rappresentano quasi la metà del settore (49,0%) e rispetto all’anno precedente diminuiscono del 2,0% (-3,8% in regione e -2,8% in Italia). Quelle attive nel Commercio all’ingrosso (37,8% del totale Commercio) registrano una diminuzione del 3,6% a fronte di un andamento simile in regione (-3,4%) e meno negativo a livello nazionale (-2,5%). In decisa controtendenza, invece, le imprese del Commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli, che costituiscono il 13,2% del totale del settore provinciale: queste rilevano un aumento (+2,4%) migliore rispetto all’andamento regionale (+0,5%) e alla stazionarietà nazionale (+0,2%).
Scendendo nel dettaglio delle tipologie commerciali, il commercio specializzato (incidenza del 62,8% sul Commercio al dettaglio e variazione del ‑3,3%) nel confronto con il 2024 registra una contrazione per la maggior parte delle tipologie. In ordine di importanza, si segnalano: i negozi di abbigliamento (‑4,1%), le tabaccherie (-7,8%), le ferramenta (-3,5%), le edicole (-7,4%), i negozi di mobili (-3,1%), quelli di prodotti tessili (-5,0%), quelli di frutta e verdura (-6,2%), le macellerie (-7,4%), i negozi di calzature (-2,7%) e i fiorai/negozi per animali (-5,5%). Aumentano solo le farmacie (+1,8%) e risultano stabili i distributori di carburante e le profumerie ed erboristerie. Tra i negozi non specializzati, sono in aumento (+2,8%) quelli che commercializzano in prevalenza prodotti alimentari (supermercati), i quali rappresentano il 7,2% del Commercio al dettaglio, mentre diminuiscono (-12,2%) quelli non alimentari (grandi magazzini ed empori) che però hanno un’incidenza minore (2,1%). A chiudere il quadro, le imprese attive del Commercio al dettaglio ambulante (incidenza del 16,9%) registrano un calo del 6,6% (‑14,3% a livello regionale e ‑8,1% in Italia). Infine, diminuiscono del 10,8% le imprese che svolgono e-commerce (pari al 6,9% del dettaglio), con trend analoghi in regione (-12,8%) e in Italia (-12,4%).
Il Commercio nel suo complesso impiega il 19,6% del totale degli addetti provinciali e le imprese attive locali assorbono il 12,0% degli addetti regionali del settore, a conferma di una dimensione media delle imprese superiore rispetto al resto della regione. Nel Commercio al dettaglio provinciale si colloca il 52,4% degli addetti totali del Commercio, il Commercio all’ingrosso ne occupa il 36,9% e le imprese attive del Commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli ne occupano il 10,7%.
Per ciò che riguarda la natura giuridica, il 63,0% è costituito da imprese individuali, il 18,8% da società di capitali e il 17,6% da società di persone; rispetto al 2024 si rileva la stabilità delle società di capitali (-0,1%), mentre risultano in flessione sia le imprese individuali (-1,8%) sia le società di persone (-4,8%). Il Commercio al dettaglio in particolare è caratterizzato da una prevalenza di imprese individuali (69,5%) e da un’incidenza del 10,0% di società di capitali; il Commercio all’ingrosso invece è costituito per il 59,7% da imprese individuali e per il 28,6% da società di capitali (alle quali corrisponde il 60,3% degli addetti di tale settore). In provincia vi sono poi 13 cooperative operanti nel Commercio all’ingrosso con una media di 142 addetti.
L’analisi congiunturale, elaborata da Unioncamere Emilia-Romagna, rileva per il 2025 un andamento in flessione delle vendite del Commercio al dettaglio nelle imprese in sede fissa con dipendenti: la variazione media degli ultimi 12 mesi registra infatti un calo dello 0,8% (-0,3% in regione). Scendendo nel dettaglio, la flessione colpisce sia il comparto alimentare (-0,9%) sia il non alimentare (-1,7%); a mitigare l’andamento generale sono unicamente ipermercati, supermercati e grandi magazzini (+1,9%). Una polarizzazione confermata anche dall’analisi dimensionale: a soffrire maggiormente sono i piccoli negozi fino a 5 addetti (-2,7%) e la media distribuzione (-0,8%), a fronte di una espansione (+1,2%) per le grandi strutture con oltre 20 dipendenti.
Il settore Commercio in provincia di Rimini
In provincia di Rimini, al 31 dicembre 2025, operano 8.047 imprese attive del settore Commercio che rappresentano il 23,3% del totale (20,5% in regione e 24,2% in Italia). La numerosità, rispetto al 2024, risulta in diminuzione (-2,8%) con una variazione compresa fra quella rilevata a livello regionale (-3,1%) e nazionale (-2,3%).
Le imprese operanti nel Commercio al dettaglio rappresentano la maggioranza del settore (54,8%) e rispetto all’anno precedente diminuiscono del 3,2% (-3,8% in regione e -2,8% in Italia). Quelle attive nel Commercio all’ingrosso (34,4% del totale Commercio) registrano invece una diminuzione del 2,9%, mostrando una maggior tenuta rispetto alla media regionale (-3,4%), pur restando al di sotto della media italiana (-2,5%). A completare l’analisi dei macrosettori, le imprese del Commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli, che costituiscono il 10,8% del totale del settore provinciale: queste rilevano una sostanziale stabilità (-0,2%), in lieve controtendenza rispetto al segno più registrato a livello regionale (+0,5%) e nazionale (+0,2%).
Scendendo nel dettaglio delle tipologie commerciali, il commercio specializzato (incidenza del 61,5% sul Commercio al dettaglio e variazione del -5,4%) nel confronto con il 2024 registra una contrazione per la maggior parte delle tipologie. In ordine di importanza, si segnalano: i negozi di abbigliamento (-5,3%), le tabaccherie (-11,5%), le ferramenta (-4,5%), i negozi di calzature (-5,6%), le farmacie (-1,6%), le edicole (-7,3%), i negozi di mobili (-5,5%) e quelli di frutta e verdura (-6,2%). Aumentano solo le profumerie ed erboristerie (+7,2%). Tra i negozi non specializzati, sono in aumento (+3,4%) quelli che commercializzano in prevalenza prodotti alimentari (supermercati), i quali rappresentano il 7,6% del Commercio al dettaglio, mentre diminuiscono (-5,2%) quelli non alimentari (grandi magazzini ed empori) che però hanno un’incidenza minore (2,9%). A chiudere il quadro, le imprese attive del Commercio al dettaglio ambulante (incidenza del 17,1%) registrano un calo del 7,6% (-14,3% a livello regionale e -8,1% in Italia). Infine, diminuiscono del 14,8% le imprese che svolgono e-commerce (pari al 7,1% del dettaglio), con tendenze simili ma leggermente meno marcate in regione (-12,8%) e in Italia (-12,4%).
Il Commercio nel suo complesso impiega il 17,4% del totale degli addetti provinciali e le imprese attive locali assorbono il 9,6% degli addetti regionali del settore. Nel Commercio al dettaglio provinciale si colloca il 47,0% degli addetti totali del Commercio, il Commercio all’ingrosso ne occupa il 42,5% e le imprese attive del Commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli ne occupano il 10,5%.
Per ciò che riguarda la natura giuridica, il 63,2% è costituito da imprese individuali, il 20,4% da società di capitali e il 16,0% da società di persone; rispetto al 2024 si rileva la stabilità delle società di capitali, mentre risultano in flessione sia le imprese individuali (-3,1%) sia le società di persone (-4,9%). Il Commercio al dettaglio in particolare è caratterizzato da una prevalenza di imprese individuali (67,9%) e da un’incidenza del 13,8% di società di capitali; il Commercio all’ingrosso invece è costituito per il 61,0% da imprese individuali e per il 28,2% da società di capitali (alle quali corrisponde il 74,1% degli addetti di tale settore).
L’analisi congiunturale, elaborata da Unioncamere Emilia-Romagna, rileva per il 2025 un andamento in flessione delle vendite del Commercio al dettaglio nelle imprese in sede fissa con dipendenti: il dato relativo al trend medio degli ultimi 12 mesi registra infatti un calo dell’1,3% (-0,3% in regione). Scendendo nel dettaglio, la flessione colpisce in modo diffuso sia il comparto alimentare (-1,4%) sia il non alimentare (-2,1%); a mitigare l’andamento generale sono unicamente ipermercati, supermercati e grandi magazzini, protagonisti di una forte accelerazione (+3,0%). Una dinamica che si riflette chiaramente anche nell’analisi dimensionale: a subire i cali più marcati sono le imprese della media distribuzione (-2,0%) e i piccoli negozi fino a 5 addetti (-1,9%), a fronte di una sostanziale stabilità (-0,2%) per le grandi strutture con oltre 20 dipendenti.

