(Sesto Potere) – Roma – 6 maggio2026 – ARERA, l’Autorità di regolazione per Energia reti e Ambiente, ha comunicato che nel secondo trimestre del 2026, la bolletta elettrica per i cosiddetti “clienti vulnerabili in maggior tutela” aumenterà dell’8,1%. Mentre, dopo l’aumento registrato a marzo, per il mese di aprile 2026 le quotazioni all’ingrosso sono in sensibile calo e la spesa totale dell’utente tipo si ridurrà del 7,6% rispetto al mese precedente.
E il Codacons commenta: Con le nuove tariffe del gas disposte da Arera per il mese di aprile, la bolletta media di un utente vulnerabile scende di 109 euro su base annua rispetto ai prezzi di marzo, arrivando in media a 1.331 euro a nucleo. Tuttavia i prezzi del gas sul mercato regolato risultano più cari del 10,2% rispetto al periodo pre-conflitto in Iran”.
“Ad aprile la bolletta media, con un consumo da 1.100 metri cubi annui, scende di 109 euro su base annua rispetto alle tariffe di marzo (per i prossimi 12 mesi e nell’ipotesi di prezzi costanti), ma se si considerano i prezzi del gas a febbraio, prima cioè dello scoppio della guerra in Medio Oriente, la bolletta media del gas risulta più cara del 10,2%, pari ad una maggiore spesa da +123 euro annui a utenza”: calcola il Codacons.
“Con le nuove tariffe del gas per gli utenti vulnerabili la bolletta media si attesta a 1.331,5 euro e, se si aggiunge anche la spesa per la luce pari a 605 euro annui, il conto totale per una famiglia vulnerabile sale a 1.936,5 euro annui. La discesa dei prezzi del gas ad aprile è un fuoco di paglia – avverte però il Codacons – Negli ultimi giorni infatti le quotazioni dell’energia hanno ripreso a salire come conseguenza delle nuove tensioni sul fronte Usa-Iran, e nelle prossime settimane le bollette degli italiani potrebbero subire nuovi ritocchi al rialzo”.
“Complessivamente, in soli due mesi l’effetto della guerra in Iran ha portato in Italia a maxi-rialzi di prezzi e tariffe di numerosi prodotti con un impatto sulle tasche degli italiani che, ai dati attuali, sfiora quota 1.000 euro annui a famiglia”: afferma ancora il Codacons, che ha realizzato uno studio per capire come siano cambiati i prezzi al dettaglio dallo scoppio della guerra in Medio Oriente e quali siano i prodotti che hanno maggiormente risentito della crisi in corso.
Analizzando i dati Istat sull’andamento dell’inflazione da febbraio – prima dell’inizio del conflitto – ad aprile, si scopre che i prodotti ad aver subito il rialzo più forte sono i combustibili liquidi (benzina, diesel, cherosene, gasolio per riscaldamento ecc.), che in soli due mesi rincarano di oltre un terzo segnando un +38,4%.
Anche il settore della comunicazione e dell’informatica registra sensibili aumenti, con i supporti per la registrazione che salgono in due mesi del +21,6% mentre videogiochi, console, applicazioni e software per videogiochi aumentano del 16,4%; spiega il Codacons.
Nota dolente i trasporti, con i prezzi dei biglietti dei voli internazionali che, rispetto allo scorso febbraio, si impennano del +18,2%, mentre le tariffe dei traghetti salgono del +6%; per il noleggio di mezzi di trasporto personali si spende l’8,8% in più. Il gasolio registra in due mesi una crescita del +23%, +6,2% la benzina, mentre gpl e metano costano il 9,4% in più.
Sul fronte degli alimentari, in soli due mesi frutti come mirtilli, lamponi, more, ribes rincarano del +16,1%, i legumi del +9,9%, gli ortaggi come peperoni, melanzane, zucchine, pomodori, ecc. del +8,6%, mentre per alcune tipologie di frutta fresca l’aumento è del +7,8%, +7,5% gli agrumi.
La guerra in Iran ha fatto poi schizzare al rialzo le quotazioni energetiche con effetti diretti sulle bollette degli italiani: avvisa il Codacons – Ad aprile il gas costa alle famiglie il 13% in più rispetto a febbraio, mentre l’energia elettrica è salita del +5,2%.
Ma soprattutto, la crisi in Medio Oriente ha determinato uno tsunami sui prezzi al dettaglio, causato in particolare dai rialzi dei carburanti che hanno reso più costoso non solo spostarsi in auto o viaggiare, ma anche trasportare la merce in Italia, con effetti diretti sui listini di negozi e supermercati: analizza il Codacons. E il conto di tale situazione si fa sempre più salato: ai livelli attuali dei prezzi una famiglia media deve mettere in conto una maggiore spesa, a parità di consumi, da +926 euro su base annua.
“Il rischio concreto è non solo un generalizzato impoverimento dei nuclei meno abbienti, ma anche una contrazione dei consumi da parte delle famiglie come reazione al caro-prezzi, con effetti estremamente dannosi per l’economia nazionale”: conclude l’associazione.

