(Sesto Potere) – Roma – 5 ottobre 2026 – Si è svolto oggi al MIMIT il tavolo in plenaria sulla vertenza Electrolux, alla presenza del ministro Urso, convocato dopo la conclusione della fase tecnica e su cui tutti i sindacati e gli enti locali coinvolti ed anche USB avevano chiesto un intervento diretto del Governo.
“Un primo elemento importante di novità c’è: Electrolux ha dichiarato di voler superare la prospettiva dei licenziamenti collettivi unilaterali, proponendo un percorso triennale basato su uscite volontarie e incentivate, ammortizzatori sociali e un piano di investimenti da circa 90 milioni di euro. È un passo avanti rispetto al piano iniziale, ma non è sufficiente. L’azienda continua infatti a prospettare fino a 1.250 uscite in tre anni, 650 operai e 600 impiegati. Nessun licenziamento unilaterale non significa nessuna perdita occupazionale: 1.250 uscite restano una riduzione enorme dell’occupazione Electrolux in Italia”: commenta USB Lavoro Privato.
Per USB il punto vero: “posto al tavolo odierno è quindi un altro: quanto del piano iniziale viene realmente ritirato? Il Governo sta mettendo sul tavolo ammortizzatori, strumenti straordinari, possibili misure nella prossima legge di bilancio e un’iniziativa europea su energia, CBAM e concorrenza asiatica. Non è accettabile che, davanti a questo impegno pubblico, l’azienda mantenga sostanzialmente invariati i propri obiettivi di riduzione degli organici, aumento della produttività e la delocalizzazione pesante di attività fuori dal Paese. Restano inoltre aperti nodi pesanti”.
“Su Cerreto d’Esi Electrolux continua a escludere la prosecuzione della produzione delle cappe e propone un percorso di reindustrializzazione attraverso un altro soggetto industriale, che va appena ricercato attraverso l’impiego di un advisor. Nel frattempo ammortizzatori sociali e uscite “volontarie” anche attraverso forme di outplacement. Queste le modalità descritte con cui Electrolux si libererebbe del sito. Negli altri stabilimenti restano da chiarire gli aumenti di produttività e delle cadenze presentati nei tavoli di settembre. Non possiamo accettare un modello nel quale si riduce il numero dei lavoratori e contemporaneamente si chiede a chi resta di produrre di più e più velocemente”: afferma USB Lavoro Privato.
“Resta inoltre aperta la questione delle funzioni di staff e dell’IT di Pordenone, su cui continuiamo a chiedere un piano chiaro di salvaguardia delle attività e delle competenze in Italia, mentre sono già in corso processi di trasferimento di funzioni verso altre localizzazioni del gruppo. Anche qui pesa l’ombra di uscite che già in passato sono state tutto tranne che volontarie, dove la realtà era quella di pressioni enormi ai singoli per uscire”: evidenzia USB che aggiunge: “il confronto deve sicuramente proseguire, ma serve chiarezza su tutti gli elementi da noi posti al tavolo con forza”.
Il ministro Urso ha indicato l’obiettivo di arrivare a un’intesa entro la fine di ottobre, prima delle prossime decisioni del gruppo. Il prossimo incontro al Mimit (nella foto in alto la sede) è previsto per il 29 ottobre e rappresenterà un passaggio decisivo del confronto
“Per noi il tempo che resta deve servire a cambiare davvero il piano, non semplicemente a renderne più gestibili gli effetti sociali. Se arrivano risorse pubbliche, devono servire a mantenere lavoro, produzioni e competenze in Italia. Non a finanziare delocalizzazioni e ridimensionamento a spese dei cittadini italiani”: conclude USB Lavoro Privato.

