(Sesto Potere) – Roma – 18 giugno 2026 – Nel mese di maggio 2026, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra una variazione del +0,4% su base mensile e del +3,2% su base annua (da +2,7% di aprile), confermando la stima preliminare.
Il tasso di inflazione acquisito a maggio è pari a +2,6% per l’indice generale e a +1,5% per la componente di fondo.
L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) evidenzia una variazione pari a +0,3% su base mensile e a +3,2% su base annua (da +2,8% del mese precedente); la stima preliminare era +3,3%.
L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra una variazione congiunturale pari a +0,3% e una tendenziale di +3,0%.
A fornire i dati – con l’aggiornamento mensile – è l’Istat.
L’accelerazione dell’inflazione risente prevalentemente della dinamica dei prezzi degli Energetici non regolamentati (da +9,6% a +12,5%), degli Energetici regolamentati (da +5,3% a +5,6%), dei Servizi relativi ai trasporti (da +0,6% a +1,7%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,6% a +3,0%): spiega ancora l’Istat.
Il Codacons, commentando questi dati, afferma: “I dati sull’inflazione attestano l’impatto della crisi in Medio Oriente sulle tasche degli italiani, con i rincari di prezzi e tariffe che pesano in media per 1.058 euro annui a famiglia. L’andamento dell’inflazione al +3,2% di maggio, considerata la spesa per consumi delle famiglie, porta ad una stangata da +1.058 euro annui per la famiglia “tipo”, che sale a +1.461 euro annui per un nucleo con due figli”: calcola il Codacons.
Tuttavia l’andamento dell’inflazione non è omogeneo sul territorio, e si registrano forti differenze tra Nord e Sud Italia.
Reggio Calabria è la provincia che registra gli aumenti più elevati, con i prezzi che salgono su base annua del +4,4%, mentre Aosta è la città con l’inflazione più bassa, col tasso che si ferma al +2,3%.
Sul fronte regionale la Calabria guida la classifica dei rincari segnando +3,9% su anno, seguita da Lazio (+3,6%) e Veneto (+3,5%). Fanalino di coda la Valle d’Aosta (+2,3%), la Basilicata (+2,4%) e il Molise (+2,5%): evidenzia ancora il Codacons.
Sul fronte delle singole voci, i rincari più forti interessano a maggio i supporti per la registrazione, i cui prezzi crescono su anno del +60,7%, il gasolio per riscaldamento (+36,8%), gioielli (+29,5%), gasolio per mezzi da trasporto (+25,4%), e in campo alimentare: legumi (+22,8%), carciofi (+19,9%) e pomodori (+18,4%): analizza il Codacons.
Gli incrementi dei prezzi non rientreranno a breve, e anche con la riapertura dello stretto di Hormuz e il crollo del petrolio la situazione nell’immediato non migliorerà – avverte e conclude il Codacons – I listini dei carburanti, infatti, impiegheranno settimane per tornare ai livelli pre-guerra, mentre i rincari di beni e servizi, una volta applicati, non verranno riassorbiti dal mercato, e continueranno a pesare sulle tasche delle famiglie italiane.

