(Sesto Potere) – Riccione – 15 maggio 2026 – La crisi abitativa in Emilia-Romagna non è più soltanto una criticità economica, ma una vera e propria emergenza sociale strutturale.
Questo il forte allarme lanciato durante il seminario organizzato a Riccione dal SICET Emilia-Romagna, che ha visto la partecipazione e il confronto tra i massimi vertici sindacali territoriali e nazionali: Fabrizio Esposito (Segretario Generale SICET Nazionale), Eugenia Cella (Segretaria Generale SICET Emilia-Romagna), Luca Giacobbe (Segretario Generale SICET Romagna) e Francesco Marinelli (Segretario Generale CISL Romagna).
Al centro del dibattito, lo squilibrio cronico tra una domanda di alloggi accessibili e un’offerta sbilanciata verso il profitto immediato, esasperato da oltre vent’anni di vuoto normativo e da una “gentrificazione silenziosa” che, specialmente sulla costa romagnola, cannibalizza il mercato residenziale a lungo termine in favore degli affitti brevi turistici.
Il Piano Casa 2026 e la posizione del SICET Nazionale
Il seminario è stato l’occasione per analizzare nel dettaglio il nuovo Piano Casa 2026, varato dal Governo con il Decreto-Legge n. 66 del 7 maggio 2026.
Il provvedimento si articola su tre pilastri fondamentali: Recupero del patrimonio pubblico ed ERP: Censimento straordinario e manutenzione degli alloggi pubblici inutilizzati, con la nomina di un Commissario straordinario (fino al 2027) e il supporto di Invitalia per superare i blocchi burocratici. Fondo Housing Coesione: Istituzione di un fondo da 100 milioni di euro gestito da Invimit SGR Spa, accompagnato da drastiche semplificazioni urbanistiche (SCIA, conferenze dei servizi rapide e parametri abitativi più flessibili). Edilizia convenzionata e capitali privati: Programmi integrati per la “fascia grigia” (giovani, lavoratori, studenti), con vincoli di canoni calmierati inferiori di almeno il 33% rispetto al mercato per una durata minima di 30 anni, a fronte di incentivi volumetrici fino al 35% per i costruttori.
Sul tema è intervenuto direttamente il Segretario Generale del SICET Nazionale, Fabrizio Esposito: “L’approvazione del Piano Casa è un segnale importante che registriamo con favore, ma al tempo stesso in sede di conversione del decreto legge sono necessari emendamenti per salvaguardare la consistenza dell’attuale patrimonio Erp e indirizzare il fondo per la morosità incolpevole a sostegno degli assegnatari meritevoli di protezione sociale. Da ritirare invece il disegno di legge parallelo per l’accelerazione delle procedure di sfratto che prescinde dalla reale capacità dei servizi sociali comunali di assorbire in tempi brevi i tanti casi di disagio socioeconomico. In seguito ci aspettiamo l’aio di una fase di confronto autentico con le parti sociali, un tavolo permanente capace di accompagnare l’attuazione del Piano, definire la destinazione delle risorse e monitorare i risultati. Solo un coordinamento efficace tra i diversi livelli istituzionali può incrociare in modo virtuoso fondi pubblici e investimenti privati, mettendo l’equità al centro delle politiche abitative”.
Le voci del territorio: erosione dei redditi e rischio desertificazione sociale
La declinazione locale della crisi mostra scenari drammatici. Il Segretario Generale della CISL Romagna, Francesco Marinelli, ha evidenziato l’impatto devastante sui bilanci familiari: “La casa è diventata la principale voce di spesa che mette in ginocchio lavoratori e pensionati della Romagna. Non possiamo accettare che chi ha lavorato una vita o chi oggi contribuisce alla crescita del territorio debba destinare oltre la metà del proprio reddito a un affitto, rinunciando a cure mediche o beni primari. Il lavoro povero e le pensioni minime non sono più compatibili con questo mercato immobiliare. Un territorio è davvero attrattivo per lavoratori, giovani e famiglie solo se garantisce servizi efficienti, qualità della vita e un’offerta di alloggi a canoni accessibili e sostenibili.”.
A fare eco alle sue parole, l’analisi di Luca Giacobbe, Segretario Generale del SICET CISL Romagna, che ha richiamato le istituzioni all’urgenza operativa, esprimendo forte preoccupazione per la rimozione dei fondi nazionali di sostegno: “Bisogna intervenire ora, prima che il problema esploda. Servono risposte immediate come il rifinanziamento del bando affitti, perché la cancellazione dei fondi nazionali ha lasciato i comuni senza risorse per la quotidianità delle famiglie. Il Piano Casa, pur positivo, richiederà tempi medio-lunghi di attuazione e quindi appare distante dai bisogni immediati. Pertanto la volontà politica deve tradursi subito in stanziamenti certi per i fondi di sostegno all’affitto: senza tempi rapidissimi e un cambio di rotta radicale, rischiamo un processo di desertificazione sociale dei nostri centri urbani a favore della sola speculazione turistica”.
Le richieste del sindacato
Il dibattito e le conclusioni, arricchite dal contributo di Eugenia Cella, hanno confermato la necessità di un’azione sindacale pressante e unitaria. Per il SICET Emilia-Romagna, le ingenti risorse mobilitate a livello nazionale (tra cui i 970 milioni delle leggi di bilancio, i fondi per il Clima e i 4,8 miliardi per la rigenerazione urbana) devono tradursi immediatamente in: cantieri rapidi per il riadattamento degli alloggi sfitti; tavoli di concertazione locali per mappare i bisogni della Romagna; sostegni diretti e immediati per l’affitto e la morosità incolpevole.
Garantire il diritto all’abitare è il presupposto fondamentale per preservare la tenuta sociale, economica e demografica dell’intera comunità romagnola.

