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Presentato il Rapporto Coop 2026 su consumi e stili di vita degli italiani. Legacoop Romagna: i rincari energetici un grave problema

(Sesto Potere) – Bologna – 16 settembre 2026 – Presentato il Rapporto Coop 2026 – Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani, curato dall’Ufficio Studi di Ancc-Coop con la collaborazione scientifica di Ref Ricerche, Università di Parma, Università di Milano-Bicocca e il contributo di numerosi partner di ricerca. Il Rapporto è parte del portale italiani.coop, curato dall’Ufficio Studi Coop. 

L’effetto dei conflitti

In base alla ricerca il 57% degli opinion leader intervistati indica nei conflitti in corso (Medio Oriente, Iran e Ucraina) il fattore più critico per gli equilibri geopolitici dei prossimi cinque anni, mentre il 77% teme l’effetto di un forte shock dei prezzi di energia e materie prime. In questo scenario multipolare, cresce il duello tra Stati Uniti e Cina, mentre l’Europa viene percepita dal 74% degli italiani come un’area di stabilità, con un’occasione storica da cogliere se saprà accelerare l’integrazione politica ed economica. 

Il motore inceppato dell’economia italiana 

Il Rapporto Coop 2026 restituisce l’immagine di un Paese incapace di crescere: la stima dell’Ufficio Studi Coop sul Pil non supera lo 0,8% (0,9% nel 2027). Pesano la produttività ferma, la demografia in calo e la ridotta dimensione media delle imprese: il confronto con la Spagna, Paese vicino e affine, resta impietoso su quasi tutti gli indicatori. 

La fatica di essere italiani, tra famiglia e benessere 

Il 30% degli italiani è sulla soglia del burnout, mentre l’87% teme le guerre e il 77% sente il peso della situazione economica.   Ma la famiglia resta il porto sicuro per il 64% della popolazione, e il benessere cambia priorità: prima la mente e le capacità cognitive (64%), poi il benessere psicologico (54%) e solo dopo la salute fisica (43%). 

Il valore del (non) consumo 

Consumare meno e combattere gli sprechi diventa un valore condiviso dal 65% degli italiani, non solo per necessità: oltre uno su quattro, tra chi riduce i consumi, lo fa per scelta personale.  Cresce il peso dell’intelligenza artificiale come consulente d’acquisto (74% degli italiani la consulta), mentre tornano centrali i consumi esperienziali, dai viaggi al fai da te. 

Il cibo è sempre più domestico 

La dimensione familiare si riflette anche in tavola: negli ultimi sei anni le vendite di cibo a volume crescono del 5,6%, con la marca del distributore che raggiunge il 32% di quota di mercato.  Per l’alimentazione si riducono zuccheri, carboidrati e prodotti processati, mentre crescono le nuove icone alimentari come kefir e semi di girasole, di zucca o di chia.  E il 63% degli italiani dichiara di controllare con assiduità il proprio peso, e resta minoritaria la quota di chi non presta attenzione alla componente green del cibo. 

Il commento di Legacoop Romagna

In sintesi, secondo Legacoop Romagna, l’ufficio studi di Coop conferma la stasi del prodotto interno lordo nei dintorni dello zero virgola, con l’Italia diventato un Paese “ripiegato su se stesso e incapace di crescere” e la crescita che rappresenta un miraggio. Pesano direttamente nelle tasche delle famiglie e delle imprese i conflitti internazionali e il cambiamento climatico, con i rincari energetici che rappresentano un macigno per tutte le componenti produttive, e in particolare per la filiera ortofrutticola, una delle colonne dell’economia romagnola. 

«Il rapporto Coop – aggiunge il presidente di Legacoop Romagna, Paolo Lucchi (nella foto) – offre una chiave di lettura per la complessità del mondo che ci circonda, attraverso gli occhi di una grande organizzazione cooperativa che ogni giorno garantisce convenienza, qualità e sicurezza alimentare a milioni di soci. Il confronto che ne emerge tra l’Italia e gli altri Paesi europei, purtroppo, è impietoso, in particolare la Spagna ci sopravanza per produttività e crescita. L’unico dato positivo è quello della minore inflazione rispetto alla media europea, anche se la percezione degli italiani è diversa. Il costo del cibo, insomma, in Italia è cresciuto meno che altrove, anche perché molte imprese italiane hanno deciso di assorbire parte dei costi invece di scaricarli sui consumatori».

«Il comparto dell’energia, invece, è l’unico che registra i prezzi più alti dell’Europa, a causa di scelte che il Paese e il Governo continuano a rinviare. Ad essere penalizzati, in questa situazione, sono i consumatori, evidentemente, ma anche gli agricoltori, le imprese di trasformazione, quelle di vendita. Insomma l’intera filiera agroalimentare italiana si sta indebolendo e certo le conseguenze si vedono anche in Romagna, che della filiera rappresenta alcune delle eccellenze nazionali. Per reggere questa fase così complessa, servirebbe, intanto, smettere di negare il problema che Rapporto Coop, invece, si evidenzia con lucidità. E poter assistere ad un dibattito politico nazionale diverso da quello attuale che, purtroppo, ci pare essere dedicato a ben altro che ai problemi delle imprese e dei consumatori»: conclude il presidente di Legacoop Romagna.

Il commento del presidente di Apofruit Italia

«L’estate appena trascorsa ha segnato un nuovo salto di qualità negli effetti del cambiamento climatico – spiega Mirco Zanotti, il presidente di Apofruit Italia, azienda sulla scena internazionale da oltre 60 anni, impresa cooperativa che opera con proprie strutture e Soci produttori dal nord al sud dell’Italia – con temperature oltre i record storici di calore  e periodi di siccità lunghi settimane bruscamente interrotti da tempeste distruttive. Gli eccessi di calore hanno ridotto quantità e qualità delle produzioni, mentre la riorganizzazione degli orari di raccolta, necessaria per garantire la sicurezza di chi lavora nei campi e negli stabilimenti, ha reso più complicata tutta la fase finale della catena logistica».

«I nostri soci, in particolare in Veneto ed Emilia-Romagna, ma non solo, sono stati alle prese con eventi estremi che hanno provocato danni mai visti prima alle strutture e agli impianti. In generale, tutte le colture sono in anticipo rispetto ai tempi di raccolta. L’impegno di Apofruit nel garantire l’arrivo sulle tavole delle consumatori di frutta e verdura sane e di qualità, in linea con la sempre crescente attenzione delle famiglie per l’alimentazione e il cibo di qualità, rimane forte e costante, ma l’aumento dei costi e il danneggiamento delle produzioni in campagna costituisce una minaccia crescente per il reddito dei produttori agricoli»: ha concluso Mirco Zanotti.