martedì, Luglio 21, 2026
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Electrolux, Usb: il governo annuncia risorse straordinarie, ma l’azienda continua a non dire cosa intende fare

(Sesto Potere) – Roma – 21 luglio 2026 – Si è svolto oggi, 21 luglio, presso il MIMIT, il tavolo nazionale sulla crisi Electrolux, alla presenza del Ministro Urso, delle rappresentanze di tutte le Regioni interessate dalla vertenza, dei sindaci dei territori coinvolti e delle organizzazioni sindacali.

Il Ministro Urso ha aperto il confronto valorizzando il lavoro svolto nei tavoli tecnici tra azienda e sindacati, che hanno preceduto in tre occasioni la plenaria odierna. Il Ministro ha quindi chiesto a Electrolux la presentazione di un piano alternativo, su cui proseguire il confronto e sul quale poter eventualmente allocare le risorse straordinarie che il Governo ha dichiarato di essere pronto a mettere in campo.

Nel corso dell’incontro è stato posto con forza anche il tema delle regole europee, oggi richiamate dalla stessa azienda tra le condizioni che incidono sulla competitività del settore, a partire dal CBAM.

Il Ministro ha parlato apertamente di Bruxelles come epicentro della crisi regolatoria che investe il comparto, richiamando il non-paper consegnato in sede europea, che sarà discusso a settembre e che sarebbe già oggetto di condivisione con Germania, Francia e Polonia.

Il tempo, dunque, viene indicato dal Governo come una variabile preziosa da utilizzare per ottenere risposte utili al settore e alla vertenza. Ma proprio su questo punto si concentra la nostra maggiore preoccupazione.

Electrolux, nel proprio intervento, ha confermato l’impianto già emerso nei tavoli precedenti, senza smentirne la sostanza: contenimento del costo dell’energia, intervento sui regolamenti europei, costi di trasformazione, organizzazione del lavoro e produttività restano i pilastri delle richieste aziendali. L’azienda ha però aggiunto che il tempo non è una variabile neutra.

“Per USB questo è il punto decisivo. Da un lato l’azienda evita di dire fino in fondo quale sia l’entità reale del proprio disimpegno dall’Italia, mantenendo una postura prudente e apparentemente disponibile al confronto. Dall’altro lato, però, dai tavoli tecnici e dagli elementi emersi emerge un quadro molto più preoccupante: Electrolux sta già procedendo, nei fatti, con scelte che vanno nella direzione dello svuotamento del perimetro industriale italiano. Non è chiaro, ad esempio, se lo stabilimento di Cerreto d’Esi resterà davvero dentro il perimetro aziendale, quando si parla genericamente di ricerca di possibili alternative. Non è accettabile che su uno stabilimento già indicato come destinato alla chiusura non venga data una garanzia precisa di continuità industriale, occupazionale e produttiva”: afferma in una nota il sindacato USB Lavoro Privato – Categoria Operaia dell’Industria.

“Allo stesso modo, dai tavoli tecnici emerge che, a prescindere dagli eventuali interventi che il Governo potrà mettere in campo, è già in corso una dinamica di delocalizzazione di volumi produttivi verso Cina, Thailandia e altri Paesi. Questo significa che mentre si discute di strumenti pubblici, regole europee e sostegno al settore, l’azienda continua a muoversi nella direzione dello spostamento di produzioni fuori dall’Italia. A questo si aggiunge la preoccupante azione di handover, cioè di passaggio di consegne, di competenze e funzioni da personale di staff oggi collocato in Italia verso personale allocato in Paesi ben al di fuori dell’Unione Europea. Il caso del datacenter di Pordenone è emblematico: competenze digitali, infrastrutture informatiche e funzioni ad alto valore aggiunto rischiano di essere progressivamente trasferite all’estero, dentro processi di decentramento e riorganizzazione globale sui quali l’azienda non sta fornendo garanzie sufficienti.: aggiunge USB Lavoro Privato.

Per USB quindi: “Va chiarito immediatamente cosa significhi arrivare a settembre in questo quadro. Non possiamo accettare che il tempo necessario al confronto istituzionale diventi il tempo utile all’azienda per accelerare processi unilaterali di disimpegno, delocalizzazione, trasferimento di competenze e indebolimento dei siti italiani.”

“Abbiamo detto con chiarezza al tavolo che qualsiasi discussione su risorse straordinarie, strumenti pubblici, interventi su energia, materiali, regolamenti europei e competitività deve avere una condizione preliminare: fermare esuberi, chiusure, delocalizzazioni e azioni unilaterali. Le risorse pubbliche non possono accompagnare un piano di riduzione industriale. Devono servire a mantenere produzione, lavoro, competenze e capacità tecnologica in Italia”: sostiene USB che evidenzia in sede di incontro al Ministero di aver inoltre posto il tema degli strumenti per le lavoratrici e i lavoratori: “È positivo che il Governo parli di risorse straordinarie a sostegno del settore e di Electrolux, ma serve aprire immediatamente anche una discussione sugli strumenti sociali e occupazionali necessari a governare una transizione che oggi sta già producendo effetti pesanti”.

A parere di USB, “Serve un reddito di transizione, serve la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, servono politiche industriali capaci di intervenire sugli impatti della digitalizzazione, dell’automazione e dell’introduzione dell’intelligenza artificiale. Non si può continuare a discutere di transizione solo dal punto di vista dei costi aziendali o della competitività. La transizione deve essere governata anche dal punto di vista del lavoro, delle competenze, del reddito e della tutela sociale. E in chiusura del nostro intervento abbiamo posto una domanda semplice: in tutto questo, cosa ci mette Electrolux? Cosa fa l’azienda? Con quali investimenti contribuisce? Con quali nuovi prodotti? Con quali innovazioni? Con quale piano industriale reale? Con quali garanzie sui volumi, sugli stabilimenti, sulle competenze e sull’occupazione?”: sono le domande del sindacato.

“Da settimane si ripete che tutti devono fare la propria parte. Il Governo dichiara di voler mettere in campo strumenti ordinari e straordinari. Le Regioni sono coinvolte. I territori sono chiamati a difendere stabilimenti e occupazione. I lavoratori hanno già pagato negli anni precedenti con sacrifici, riorganizzazioni e fuoriuscite. E l’azienda continua a non dire cosa intende fare. Ad oggi, non c’è ancora nulla di sufficiente”: nota USB Lavoro Privato che annuncia che da parte sua continuerà a chiedere: “il ritiro del piano da 1.700 esuberi, la salvaguardia di tutti gli stabilimenti, il mantenimento dei volumi produttivi in Italia, garanzie sulle funzioni di staff e sulle competenze digitali, nessuna azione unilaterale e l’apertura di una vera discussione su un piano industriale alternativo” dicendosi disponibile il sindacato “a discutere di strumenti straordinari per il settore del bianco. Ma non siamo disponibili a pagare ancora una volta il conto delle scelte dell’azienda”.