(Sesto Potere) – Modena – 21 maggio 2026 – In undici anni la provincia di Modena ha perso 582 esercizi commerciali di base, con un calo dell’8% del totale. È quanto emerge dai dati del Registro delle Imprese della Camera di Commercio, aggiornati al 31 dicembre 2025 e confrontati con il 2014, divulgati da Confesercenti Modena in occasione dell’Assemblea Elettiva di Confesercenti Modena che s’è svolta ieri ed è stata dedicata alle criticità legate alla desertificazione commerciale e al difficile contesto geopolitico internazionale.
Su 21 categorie monitorate — dai bar alle macellerie, dalle librerie alle edicole — il saldo complessivo è negativo. I settori più colpiti sono le edicole, dimezzate da 226 a 131, le calzature (-38,7%), le ferramenta (-30,3%) e le tabaccherie (-27%).
Non mancano però segnali di vitalità: crescono le enoteche (+41,5%), i negozi di frutta e verdura (+21,7%) e i centri estetici (+9,7%). Questi ultimi registrano anche un aumento consistente di operatori extra UE. Il fenomeno si abbatte con forza sui comuni più piccoli, quelli già fragili sul piano demografico ed economico.
Quasi quattro comuni su cinque hanno perso almeno una categoria commerciale nel decennio. Solo 10 comuni su 47 hanno chiuso il periodo senza perdere nessuno dei servizi monitorati.
Il caso più clamoroso riguarda le calzature: nel 2014 solo 11 comuni ne erano privi, oggi sono diventati 42. Anche i prodotti alimentari di base vengono a mancare: le macellerie mancano in 6 comuni, le panetterie in 35, i latticini in 36.
A farne le spese sono soprattutto i cittadini delle aree più periferiche: 135.377 modenesi vivono in comuni privi di un negozio di latticini, 71.622 senza calzature, 57.830 senza un fornaio. Si tratta spesso di anziani che non utilizzano più l’automobile, famiglie che dipendevano dalla prossimità di quei servizi per la vita quotidiana.
Circa 486.000 residenti — il 70% della popolazione provinciale — vivono in un territorio in cui è venuta a mancare almeno una tipologia di attività commerciale.

