(Sesto Potere) – Forlì – 14 maggio 2026 – “Anche nel 2025” – afferma l’assessore comunale alle Pari Opportunità Andrea Cintorino (nella foto) – “il Centro Donna ha dimostrato, attraverso l’offerta e la capillarità dei suoi servizi, di rappresentare un punto di riferimento forte e concreto per tutte le donne vittime di violenza. Attraverso l’impegno, la discrezionalità e la professionalità di una nutrita équipe di operatori, in questi anni abbiamo rafforzato la nostra presenza sul territorio e diversificato le attività di prevenzione, sostegno nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza, consulenza e supporto psicologico nei confronti delle tante, ancora troppe, donne maltrattate”.
“Nel corso degli anni, il Centro è diventato un presidio essenziale per il territorio forlivese, dando risposte concrete e strumenti di protezione a chi è vittima di violenza e ha paura di denunciare. L’obiettivo di chi vi opera è creare uno spazio protetto di accoglienza e ascolto, in cui la donna può condividere il proprio vissuto e avviare un percorso di sostegno emotivo, di riconoscimento delle violenze subite e di rafforzamento delle proprie risorse personali. Uno spazio ‘gratuito’, sempre aperto, in cui la cura della persona offesa parte dall’ascolto e dal supporto emotivo, dove chi è stato maltrattato non viene mai giudicato, ma sempre assolto”: aggiunge l’assessore comunale Andrea Cintorino.
Negli ultimi anni gli accessi totali al Servizio hanno visto lievi variazioni; tuttavia, si registra una differenza sostanziale nella tipologia e nella complessità delle richieste, che – soprattutto nei casi di maltrattamento – risultano sempre più articolate e richiedono interventi strutturati e continuativi.
Guardando all’anno 2025, le donne che si sono rivolte al Centro Donna sono state 373, di cui 262 madri. Le richieste di supporto per situazioni di maltrattamento sono state 224, di cui 163 madri. I percorsi attivi di fuoriuscita dalla violenza sono 125: 73 nuovi percorsi avviati nell’anno e 52 già in carico dagli anni precedenti. Sul totale delle donne accolte (373), 232 sono italiane.
Nel confronto con il 2024 emerge una sostanziale stabilità nel numero complessivo degli accessi: le richieste di supporto e sostegno erano state 370, di cui 226 madri. Le donne italiane erano 234 (dato in continuità con il 2025), mentre nel 2023 erano 171, evidenziando nel tempo un incremento della componente italiana tra le utenti.
Le motivazioni che portano le donne a rivolgersi al Centro Donna sono principalmente rivolte alla necessità di farsi sostenere nella fuoriuscita da situazioni di maltrattamento e violenza.
Proprio in tema di maltrattamento alle donne dal dossier emerge che: le richieste di supporto per situazioni di maltrattamento sono state 224, di cui 163 madri. I percorsi attivi di fuoriuscita dalla violenza sono 125: 73 nuovi percorsi avviati nell’anno e 52 già in carico dagli anni precedenti.
Per quanto riguarda le situazioni di maltrattamento, nel 2024 erano state 200, di cui 131 madri, con 133 donne che avevano intrapreso un percorso di fuoriuscita dalla violenza. Nel 2023 gli accessi per situazioni di violenza erano stati 167, di cui 89 madri, e 114 donne avevano proseguito nel percorso di fuoriuscita.
L’analisi comparativa dei tre anni mostra quindi: una sostanziale tenuta del numero complessivo di accessi tra 2024 e 2025; un incremento degli accessi per maltrattamento dal 2023 al 2025 (da 167 a 224); una crescita del numero di madri coinvolte nei casi di maltrattamento (da 89 nel 2023 a 163 nel 2025); inoltre, si rileva una quota significativa di percorsi già avviati negli anni precedenti, elemento che evidenzia la continuità e la durata nel tempo dei progetti di accompagnamento.
Nel complesso, i dati confermano non solo la stabilità dell’accesso al Servizio, ma anche un aumento delle situazioni di violenza intercettate e una maggiore presenza di nuclei con figli, aspetto che comporta una presa in carico più complessa e multidimensionale.
Soltanto una donna ha fatto accesso dopo aver contattato il 1522 (numero antiviolenza e antistalking), servizio pubblico promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Le donne italiane sono 135 e le straniere 89.
L’analisi degli accessi per violenza suddivisi per fascia d’età evidenzia alcune tendenze significative nel triennio 2023–2025. Nel complesso, si osserva una distribuzione degli accessi concentrata principalmente nelle fasce di età centrali della popolazione adulta, con alcune variazioni tra i diversi anni.
Nel 2025 il numero più elevato di accessi si registra nella fascia 36–45 anni (42 casi), che rappresenta il gruppo maggiormente coinvolto. Seguono le fasce 46–55 anni (29 casi) e 25–35 anni (27 casi). Più contenuti risultano invece gli accessi tra i 18–24 anni (12 casi) e tra i 56–65 anni (13 casi), mentre la fascia oltre i 66 anni presenta valori molto bassi (2 casi).
La distribuzione dello stato occupazionale delle donne che accedono al servizio evidenzia una prevalenza di donne occupate, che rappresentano il 56,7% del totale. Le donne disoccupate costituiscono il 23,2%, segnalando una presenza significativa di situazioni di fragilità economica.
Quote più contenute riguardano le studentesse (9,8%) e le casalinghe (5,8%), mentre le pensionate rappresentano il 4,5% delle donne accolte dal servizio.
Nel complesso, i dati mostrano come l’accesso ai servizi riguardi donne con condizioni occupazionali differenti, confermando che la violenza può interessare trasversalmente diverse situazioni lavorative e socio-economiche.
La provenienza principale delle utenti che si rivolgono al Servizio per situazioni di violenza continua ad essere Forlì, che nel 2025 conta 146 persone, in aumento rispetto alle 131 donne che hanno fatto accesso nel 2024.
Per quanto riguarda gli altri Comuni del comprensorio, la situazione appare più variabile. Meldola mantiene lo stesso numero di utenti in entrambi gli anni (11), mentre Bertinoro mostra un lieve aumento passando da 8 a 10 utenti. Al contrario si osserva una riduzione in alcuni territori come Predappio (da 9 a 7), Santa Sofia (da 7 a 5) e Castrocaro Terme e Terra del Sole, dove il calo è più evidente, passando da 9 a 4 utenti.
Si rileva invece una nuova presenza significativa da Civitella di Romagna, che nel 2024 non registrava utenti e nel 2025 ne conta 4. Alcuni piccoli comuni, come Rocca San Casciano, mantengono dati stabili, mentre altri mostrano leggere variazioni numeriche.
Un elemento particolarmente rilevante è l’aumento delle donne provenienti da fuori territorio di competenza, che passano da 11 nel 2024 a 25 nel 2025.
Nel corso del 2025, l’analisi degli accessi al Centro Antiviolenza evidenzia una significativa prevalenza di situazioni di violenza di natura psicologica, che con 136 casi rappresenta la tipologia più frequentemente riscontrata. Questo dato conferma come le forme di abuso più diffuse siano spesso quelle meno visibili, caratterizzate da dinamiche di controllo, manipolazione, svalutazione e isolamento, ma con impatti profondi e duraturi sul benessere delle donne.
Seguono, per incidenza, la violenza fisica (76 casi) e la violenza economica (71 casi), che presentano valori tra loro simili. La prima rappresenta la forma più evidente di maltrattamento, mentre la seconda sottolinea la rilevanza delle dinamiche di dipendenza e controllo economico, che limitano l’autonomia e la possibilità di autodeterminazione delle vittime.
Le restanti tipologie risultano numericamente più contenute ma comunque rilevanti: si registrano 19 casi di stalking e 15 casi di violenza sessuale, entrambe forme particolarmente gravi e spesso correlate ad altri tipi di abuso. Il mobbing, con 1 solo caso rilevato, appare marginale nel presente campione, sebbene non si possa escludere una possibile sottorappresentazione dovuta a difficoltà di riconoscimento o segnalazione, soprattutto in ambito lavorativo.
Nel complesso, i dati confermano come le diverse forme di violenza tendano a manifestarsi in modo interconnesso, configurando situazioni di maltrattamento complesse che richiedono interventi multidimensionali.
Nel 2025, su un totale di 224 accessi, la distribuzione dei casi per tipologia di relazione con l’autore della violenza conferma come le relazioni intime e familiari siano i contesti più coinvolti. I casi più numerosi riguardano il coniuge (77) e i conviventi (55), ma anche i fidanzati (30) rappresentano una quota significativa. Le situazioni legate agli ex partner (43), agli altri familiari (12) e ai conoscenti (7) risultano meno frequenti, mentre gli episodi con sconosciuti rimangono marginali (0). Questa distribuzione evidenzia che la violenza si concentra principalmente nelle relazioni quotidiane e affettive, sia nelle coppie attuali sia in quelle concluse, sottolineando la necessità di interventi mirati nei contesti più prossimi alla vittima.
Rispetto all’anno precedente, emergono alcune variazioni: la violenza all’interno del matrimonio è aumentata, passando da 66 a 77 casi, a indicare una maggiore emersione di situazioni di abuso in questo contesto. I fidanzati registrano un incremento più marcato, da 21 a 30 casi, mostrando che anche le relazioni più recenti o meno consolidate sono spesso caratterizzate da fenomeni di violenza. I conviventi restano sostanzialmente stabili, con un lieve aumento da 53 a 55 casi, mentre le situazioni riferite agli ex partner crescono moderatamente da 37 a 43. Al contrario, i casi legati ad altri familiari diminuiscono da 16 a 12, mentre quelli attribuiti a conoscenti aumentano leggermente
da 5 a 7. Gli episodi con sconosciuti, marginali in entrambi gli anni, passano da 2 a 0.
Nel complesso, il confronto conferma che la violenza si concentra principalmente nelle relazioni affettive e familiari, con una maggiore emersione nelle coppie consolidate o concluse, e in via i separazione.

