(Sesto Potere) – Milano, 4 maggio 2026 – La genitorialità nel Nord Italia è ostacolata non solo da fattori economici, ma da un insieme di condizioni materiali, organizzative e territoriali che rendono la scelta di avere figli un “progetto ad alta intensità di risorse“.
È quanto emerge dall’Indagine Genitorialità e Infanzia realizzata dall’Evaluation Lab di Fondazione Social Venture Giordano Dell’Amore per Fondazione Cariplo, nell’ambito della Sfida di Mandato “Anita – L’infanzia prima”.
Lo studio – pubblicato nella collana “Quaderni Fondazione Cariplo” – ha coinvolto circa 1.700 cittadini e cittadine in età fertile (18-49 anni) residenti nel territorio di riferimento della Fondazione Cariplo (Lombardia e province piemontesi di Novara e Verbano-Cusio-Ossola) e nelle province limitrofe (Vercelli, Alessandria, Biella, Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Ferrara, Rovigo, Verona e Trento), analizzando percezioni, priorità e ostacoli alla genitorialità: dall’accompagnamento nel post-partum all’accesso ai servizi educativi e culturali fino alla rappresentazione dell’infanzia sui media.
Il quadro che emerge è chiaro: il calo della natalità va letto come un fenomeno sistemico, che non dipende da scelte individuali isolate, ma riflette il funzionamento complessivo dell’ecosistema di supporto alla prima infanzia.
Tra i principali disincentivi alla scelta di avere figli c’è la mancanza di sicurezza economica (90,8% nel territorio Fondazione Cariplo, 88,5% nelle province limitrofe), seguito dall’incertezza sul futuro (87,4% nel territorio Fondazione Cariplo, 85,2% nelle province limitrofe), dai problemi legati al lavoro (85,7% nel territorio Fondazione Cariplo, 81,6% nelle province limitrofe) e dalla situazione abitativa inadeguata (81,5% nel territorio Fondazione Cariplo, 72,8% nelle province limitrofe).
Ma il dato più significativo è lo scarto sistematico tra importanza riconosciuta ai servizi e accesso reale: ciò che manca non è solo l’offerta, ma la possibilità concreta di fruirne. Dati che, nella Giornata Internazionale della Famiglia istituita dall’ONU (15 maggio), ricorda quanto il sostegno alle famiglie non sia solo una questione affettiva, ma una priorità sociale e civile ancora lontana dall’essere compiuta.
Lombardia e Piemonte orientale: i servizi ci sono, ma costano troppo
Nel territorio della Fondazione Cariplo – caratterizzato da ricchezza superiore alla media nazionale e ampia disponibilità di servizi – le famiglie incontrano comunque difficoltà di accesso: i servizi per l’infanzia esistono, ma l’accesso è un’impresa. Il 92% ritiene fondamentale disporre di servizi educativi 0-3 anni, ma 4 famiglie su 10 non li hanno mai utilizzati. Il 42% dei rispondenti si affida ad un servizio privato ma il problema non è solo il costo diretto in quanto sono i costi cumulativi a pesare: rette, trasporti, attività extra. A questo si aggiungono liste d’attesa, orari incompatibili con il lavoro, tempi di spostamento elevati e una generale complessità organizzativa che scoraggia anche le famiglie con redditi medi.
Province Limitrofe: servizi insufficienti, il gap lo colmano le famiglie
Nelle province limitrofe (Vercelli, Alessandria, Biella, Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Modena, Ferrara, Rovigo, Verona e Trento) emerge un quadro diverso: qui il problema è la disponibilità fisica dei servizi. Il 32,3% delle famiglie non ha iscritto i figli al nido perché il servizio non era disponibile (contro il 21,5% del territorio di Fondazione Cariplo). La lontananza dai luoghi e le difficoltà di spostamento pesano più che altrove. Molte famiglie si affidano a reti informali di cura (nonni, parenti, vicini), ma queste non sempre garantiscono equità di accesso e benessere nel lungo periodo, soprattutto per le famiglie più fragili o meno integrate.
La differenza tra chi ha figli e chi non ne ha
Un altro elemento interessante riguarda la diversa rilevanza di alcuni fattori tra chi ha figli e chi non ne ha. Tra chi non ha figli (44,4% del totale degli intervistati), la “responsabilità genitoriale” tende a pesare di più come barriera percepita: in assenza di esperienza diretta, l’impegno e i carichi della cura possono essere immaginati come particolarmente gravosi e scoraggianti. Tra chi ha figli (55,6%), invece, emerge più frequentemente la dimensione dell’età: l’esperienza concreta della genitorialità rende più evidente il tema dei tempi (energia disponibile, sostenibilità nel medio periodo, vincoli biologici e organizzativi) e quindi la percezione che ‘arrivare tardi’ possa aumentare la difficoltà complessiva. In sintesi, nei non-genitori prevalgono barriere simboliche/anticipate, mentre nei genitori emergono vincoli più legati all’esperienza e alla logistica e organizzazione famigliare.
Lo scarto tra importanza e accesso: un pattern ricorrente
Uno dei dati più critici emersi dall’indagine è lo scarto sistematico tra l’importanza riconosciuta ai servizi e la loro effettiva fruizione. Per esempio, l’accompagnamento nel peri parto è fondamentale per l’87,2%, ma solo il 35% ne ha effettivamente beneficiato. Il momento della nascita e i primi anni di vita rappresentano vere e proprie finestre di opportunità: un supporto adeguato in queste fasi può prevenire fragilità future e rafforzare la fiducia delle famiglie. Anche le attività culturali per l’infanzia sono considerate prioritarie da circa il 90%, ma gli ostacoli alla fruizione restano alti: i costi elevati dell’offerta (particolarmente a Milano), la mancanza di tempo a disposizione dell’adulto, la lontananza dai luoghi (soprattutto in provincia). Pare quindi normale che le biblioteche, gli spazi gioco e gli oratori risultano i luoghi più frequentati rispetto a musei, teatri, cinema e concerti, che richiedono invece maggiore organizzazione, tempi dedicati e, spesso, costi più elevati.
La rappresentazione mediatica: lontana dalla realtà
Solo il 54,1% degli intervistati ritiene che il racconto della genitorialità sui media sia adeguato e rispettoso. La narrazione pubblica dell’infanzia e della cura appare spesso idealizzata o allarmistica, lontana dalla complessità quotidiana delle famiglie. Il lavoro quotidiano di cura – fatto di tempo, fatica e responsabilità – resta sullo sfondo, contribuendo a rendere le difficoltà un problema vissuto come privato, più che come una questione collettiva. I mezzi più credibili risultano TV (62,6%) e cinema (61,7%): solo il 56% considera il adeguato e rispettoso il racconto dell’infanzia e della cura, contribuendo a costruire un clima culturale dentro a cui si collocano le scelte di genitoriali.
Conclusioni: i servizi devono essere resi accessibili e devono essere attivati gli attori territoriali
I risultati dell’indagine indicano che favorire la genitorialità richiede politiche integrate: non basta aumentare l’offerta di servizi, serve renderli realmente accessibili, accompagnare le famiglie nei momenti chiave e ridurre le disuguaglianze territoriali. I servizi socio-sanitari ed educativi, le attività culturali e le rappresentazioni mediatiche dell’infanzia sono ambiti che incidono sulla qualità dell’esperienza genitoriale, sulla riduzione dell’isolamento e sulla costruzione di un clima socio culturale più favorevole alla genitorialità, contribuendo a legittimare il bisogno di supporto e a rendere visibile il lavoro di cura.

