(Sesto Potere) – Napoli, 03 novembre 2026 – La campagna di trasformazione del pomodoro da industria 2026 si chiude in Italia con una produzione complessiva di 6,3 milioni di tonnellate, in aumento rispetto allo scorso anno. Un risultato importante, in termini di quantità, che consolida il nostro Paese come secondo produttore al mondo (dopo USA e prima della Cina) e che si inserisce in un contesto caratterizzato da un significativo incremento delle superfici coltivate, pari a 86.382 ettari (di cui 48.313 nel Bacino Nord e 38.069 nel Bacino Centro Sud), ma anche da rilevanti criticità sul fronte dei costi.
La campagna è stata particolarmente complessa per le aziende di trasformazione che, per garantire l’alta qualità delle produzioni, hanno dovuto fare i conti con un forte incremento dei costi energetici. Nel periodo di lavorazione del pomodoro, infatti, il prezzo medio di campagna del gas è più che raddoppiato rispetto al 2025 (+103%), mentre quello dell’energia elettrica ha registrato un aumento del 78%, aggravando ulteriormente la pressione sui costi industriali.
Nel Bacino Centro Sud, dove sono state trasformate 3,1 milioni di tonnellate di pomodoro, la campagna è stata molto lunga, cominciando in anticipo e protraendosi fino alla fine di ottobre, con un considerevole aumento dei costi di produzionee una perdita importante delle economie di scala, considerato che gli stabilimenti non sempre hanno potuto operare a pieno regime.
Nel bacino Nord il trasformato finale si è attestato a 3,2 milioni di tonnellate. Il risultato è stato condizionato dal calo delle rese agricole, che hanno fatto registrare la performance peggiore degli ultimi cinque anni, a causa delle condizioni climatiche avverse, caratterizzate da ondate di calore, siccità e grandinate, e della limitata disponibilità di risorse idriche. A ciò si sono aggiunte rese industriali inferiori alle attese, che hanno determinato una produzione finale al di sotto dei quantitativi inizialmente programmati.
“La campagna di trasformazione quest’anno è stata particolarmente lunga e difficile con criticità che hanno interessato entrambi i bacini produttivi, seppure con dinamiche differenti. – dichiara Aldo Rodolfi (nella foto), Presidente di ANICAV/Associazione Nazionale Industriali Conserve Alimentari Vegetali – Gli incrementi dei costi energetici, che hanno inciso pesantemente sia sui processi produttivi che sui trasporti, e un prezzo del pomodoro che continua a essere il più alto al mondo, hanno messo a dura prova le aziende di trasformazione. In questo scenario, sarà fondamentale avviare fin da subito un’attenta programmazione della campagna 2027 che tenga conto dell’incremento dei volumi produttivi registrato negli ultimi due anni. Allo stesso tempo, non si potranno ignorare gli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico che incidono sulla disponibilità della materia prima, sull’andamento della raccolta e, di conseguenza, sull’organizzazione e sull’efficienza dell’attività industriale.”
In Italia, la produzione di pomodoro da industria è suddivisa principalmente in due grandi bacini produttivi: il Nord Italia e il Sud Italia.
Le principali regioni coinvolte del Nord sono: Veneto e Piemonte: che contribuiscono in modo significativo al bacino del Nord Italia (con quest’ultimo che ha sviluppato importanti superfici soprattutto nella zona della “Granda” nel Cuneese). Emilia-Romagna: è la prima regione produttrice a livello nazionale (con oltre l’30-31% del totale, pari a circa 1,9 milioni di tonnellate) con le aree più importanti si concentrano nelle province di Piacenza (il primo polo produttivo), Parma e Reggio Emilia.
In Lombardia: la produzione si concentra soprattutto nelle province di Mantova e Cremona.
Mentre la seconda regione chiave e il cuore della produzione nel Sud Italia è in Puglia, con la provincia di Foggia che rappresenta da sola un polo dominante per pelati e conserve.


