giovedì, Agosto 13, 2026
HomeBolognaUna ricerca internazionale dell’Alma Mater mostra come ridurre i divari educativi

Una ricerca internazionale dell’Alma Mater mostra come ridurre i divari educativi

(Sesto Potere) – Bologna, 13 agosto 2026 – La vulnerabilità educativa non coincide solo con un voto basso o con una difficoltà in una materia. È un insieme di condizioni che si accumulano: la famiglia in cui si nasce, il quartiere in cui si cresce, la scuola che si frequenta. Disuguaglianze che cominciano prima ancora che una bambina e un bambino possano scegliere. Eppure, questi divari non sono immutabili: nelle scuole primarie di Dar es Salaam, in Tanzania, interventi mirati di recupero scolastico hanno prodotto miglioramenti significativi nell’apprendimento.

È quanto emerso dal progetto di cooperazione “Uguaglianza delle opportunità educative: Interventi di recupero educativo in Tanzania”, finanziato nell’ambito del bando Unibo Global South 2024 e coordinato dal professor Giuseppe Pignataro, docente del Dipartimento di Scienze Economiche dell’Università di Bologna. Il progetto ha integrato attività di ricerca e interventi sul campo, inserendosi nella più ampia iniziativa PRT – Pamoja Tudumishe Elimu, finanziata da Education Above All (EEA) e realizzata dall’ONG WeWorld.

Il team dell’Alma Mater, che include anche i professori Fedele Greco del Dipartimento di Scienze Statistiche e Massimo Marcuccio del Dipartimento di Scienze dell’Educazione, ha integrato competenze quantitative e pedagogiche, combinando formazione degli insegnanti, materiali didattici adattati al contesto locale e remedial classes per le alunne e gli alunni con maggiori difficoltà.

“La vulnerabilità non è destino: è il punto in cui povertà, fragilità e disuguaglianza rischiano di diventare ritardo scolastico, ma è anche il punto in cui un intervento ben orientato può riaprire possibilità”, spiega Pignataro. “A Dar es Salaam, il progetto ha mostrato che il recupero scolastico non dovrebbe essere considerato una risposta eccezionale o residuale”.

Complessivamente sono stati analizzati i risultati scolastici e le condizioni sociali e familiari di quasi 6.000 bambine e bambini in dieci scuole primarie. Circa il 90% presentava almeno una condizione di vulnerabilità, tra cui povertà, orfanezza, disabilità o difficoltà di frequenza scolastica. L’analisi, basata su rilevazioni semestrali nelle discipline di inglese, kiswahili, matematica e scienze, ha mostrato miglioramenti in tutte le materie, con risultati particolarmente significativi in matematica, dove le studentesse e gli studenti coinvolti presentavano le maggiori difficoltà iniziali.

“Operare nelle scuole primarie di Dar es Salaam ha significato entrare in un contesto educativo segnato da forti vulnerabilità, ma anche da una straordinaria densità di relazioni. Le scuole coinvolte non erano soltanto unità statistiche: erano luoghi concreti, con dirigenti, insegnanti, classi numerose, registri da ricostruire, calendari da rispettare, studenti presenti o assenti, famiglie spesso attraversate da difficoltà economiche e sociali. In questi contesti, anche raccogliere un dato richiede fiducia. Richiede tempo, mediazione, attenzione al linguaggio, rispetto delle routine scolastiche e capacità di non trasformare la ricerca in un peso ulteriore per chi lavora ogni giorno nella scuola”, sottolinea Pignataro.

Le remedial classes, rivolte alle studentesse e agli studenti più esposti al rischio educativo, hanno coinvolto 2.233 alunne e alunni nel 2024 e 2.165 nel 2025. Di questi 1.531 hanno partecipato in entrambi gli anni, mostrando che il supporto continuativo non è solo auspicabile ma concretamente praticabile.

I questionari rivolti a studentesse e studenti restituiscono, inoltre, un quadro lontano dagli stereotipi. Molti bambini e molte bambine esprimono il desiderio di studiare, costruire un futuro professionale e apprendere in ambienti più inclusivi.

L’insuccesso scolastico, in questi contesti, non nasce dalla mancanza di motivazione, ma dalla difficoltà di trasformare quel desiderio in apprendimento quando mancano tempo, supporto, continuità e condizioni favorevoli.
La ricerca evidenzia anche il ruolo centrale degli insegnanti. Gli interventi di recupero risultano più efficaci quando sono accompagnati da percorsi di formazione e da metodologie che permettono di individuare precocemente le difficoltà di apprendimento.

“I divari possono ridursi quando vengono riconosciuti tempestivamente, quando il supporto è mirato, quando gli insegnanti sono accompagnati e quando la scuola dispone di dati utili per capire dove intervenire”, conferma Pignataro. “Il recupero scolastico dovrebbe diventare una componente ordinaria di una scuola capace di vedere prima chi rischia di restare indietro, e di restituire a quei bambini non solo accesso all’aula, ma condizioni reali per imparare”.