lunedì, Agosto 3, 2026
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Post alluvione, appello del Comitato Unitario Vittime del Fango Forlì e del Comitato di Quartiere Romiti al Consorzio di Bonifica

(Sesto Potere) – Forlì – 3 agosto – Sono trascorsi oltre tre anni dall’alluvione del maggio 2023, una tragedia che ha cambiato profondamente la vita di migliaia di famiglie forlivesi, lasciando ferite ancora aperte sotto il profilo umano, sociale ed economico.

Per tutti coloro che sono stati colpiti, il ricordo di quelle ore non rappresenta soltanto una pagina di cronaca, ma una realtà che continua a condizionare la quotidianità e il rapporto con il proprio territorio.

È proprio per questo che il Comitato Unitario Vittime del Fango Forlì e il Comitato di Quartiere Romiti esprimono una profonda preoccupazione e una crescente indignazione per la situazione dell’idrovora Fontana II.

“Negli ultimi tre anni i Comitati hanno più volte chiesto chiarimenti agli enti competenti in varie sedi. Sono stati inviati solleciti, formulate richieste pubbliche e avanzate domande precise sullo stato dell’intervento. A fronte di queste iniziative,” sempre secondo i Comitati, “continua però a mancare ciò che dovrebbe rappresentare il presupposto fondamentale di ogni amministrazione pubblica: una comunicazione ufficiale, trasparente, completa e verificabile”.

“Nei mesi scorsi erano circolate dichiarazioni pubbliche che facevano riferimento ad approfondimenti tecnici e alla prospettiva di un avvio dei lavori entro il mese di giugno. Tuttavia, ad oggi, non risulta ancora una comunicazione ufficiale del Consorzio di Bonifica che illustri ai cittadini quale sia l’effettivo stato dell’opera, se siano intervenute criticità tecniche, eventuali modifiche progettuali o nuove tempistiche di realizzazione.”: affermano in una nota congiunta il Comitato Unitario Vittime del Fango Forlì e il Comitato di Quartiere Romiti.

“Questo silenzio – secondo i Comitati – alimenta inevitabilmente dubbi e preoccupazioni tra i residenti. Quando si parla di opere destinate alla sicurezza idraulica non può esistere spazio per comunicazioni frammentarie, indiscrezioni o rassicurazioni prive di riscontri ufficiali. I cittadini hanno diritto di conoscere la realtà dei fatti. L’idrovora Fontana II non rappresenta un’opera accessoria né un semplice intervento di manutenzione. Il suo cedimento durante l’alluvione del maggio 2023 contribuì all’invasione del quartiere Romiti di enormi volumi d’acqua, che in alcune zone raggiunsero diversi metri di altezza, devastando abitazioni, attività economiche e beni di un’intera comunità. In quel drammatico evento il quartiere pagò anche il prezzo più alto: la perdita di due vite umane. Contribuì inoltre agli allagamenti dei quartieri limitrofi a valle, nello specifico Cava e Villanova”.

“È proprio da quella tragedia che nasce l’urgenza del rifacimento dell’impianto, più volte indicato dagli stessi enti come un’opera strategica e prioritaria per la riduzione del rischio idraulico. Per questo motivo ogni ritardo, ogni incertezza e ogni silenzio istituzionale non rappresentano soltanto un problema amministrativo, ma alimentano la comprensibile preoccupazione di migliaia di cittadini che continuano a vivere nelle aree maggiormente esposte al rischio. Quando si ritarda un’opera che gli stessi enti hanno definito essenziale per la sicurezza del territorio, non si rinvia soltanto un cantiere: si prolunga l’incertezza di una comunità che ha già pagato un prezzo altissimo in termini di vite umane, sofferenza e perdite economiche”: affermano il Comitato Unitario Vittime del Fango Forlì e il Comitato di Quartiere Romiti.

“Chi ha spalato metri di fango dalle proprie abitazioni, chi ha perso automobili, attività economiche, ricordi di una vita e serenità familiare non può essere lasciato nell’incertezza. Le persone chiedono semplicemente ciò che dovrebbe essere garantito in uno Stato moderno: trasparenza amministrativa, responsabilità istituzionale e informazioni puntuali” invocano i Comitati che ribadiscono con fermezza: “la fiducia si costruisce attraverso atti ufficiali, cronoprogrammi pubblici, aggiornamenti costanti e assunzione di responsabilità”.

Per questo motivo il Comitato Unitario Vittime del Fango Forlì e il Comitato di Quartiere Romiti chiedono formalmente al Consorzio di Bonifica della Romagna di rendere pubblici, senza ulteriori rinvii: “lo stato effettivo del cantiere; le motivazioni che hanno determinato i ritardi; l’eventuale necessità di modifiche progettuali; il cronoprogramma aggiornato con date di ripresa e conclusione dei lavori; gli impegni concreti che il Consorzio intende assumere nei confronti della cittadinanza”.

I Comitati invitano tutte le istituzioni coinvolte a esercitare pienamente il proprio affinché un’infrastruttura nell’incertezza. così importante non rimanga avvolta nell’incertezza.

“La sicurezza idraulica del territorio non può essere affrontata con tempi indefiniti. Ogni stagione di piogge viene vissuta con apprensione da centinaia di famiglie che hanno già sperimentato sulla propria pelle cosa significhi perdere tutto in poche ore. Ignorare questo stato d’animo significa sottovalutare il peso umano dell’alluvione e il bisogno di ricostruire anche la fiducia tra cittadini e istituzioni”: continuano i Comitati che ricordano che “non cercano polemiche né contrapposizioni”, cercano “risposte e trasparenza”.

“Cercano il rispetto dovuto a una comunità che ha dimostrato dignità, pazienza e senso civico anche nei momenti più difficili. Dopo oltre tre anni dall’alluvione, la pazienza dei cittadini non può essere considerata infinita. Ogni giorno che passa senza una comunicazione ufficiale aumenta la distanza tra istituzioni e comunità locale. È una distanza che nessuno può permettersi di alimentare quando si parla di sicurezza pubblica.”

Per questo motivo i Comitati rivolgono un ultimo, fermo appello agli enti competenti: “interrompere il silenzio, parlare con chiarezza ai cittadini e assumersi pubblicamente la responsabilità di spiegare quale sia il reale stato dell’opera e quali tempi siano oggi concretamente previsti. Le comunità colpite dall’alluvione non chiedono privilegi. Chiedono rispetto. E il rispetto passa, prima di tutto, dalla verità”.