(Sesto Potere) – Bologna/Cesena – 27 maggio 2026 – In neuroscienze cognitive è noto da tempo che le aspettative influenzano ciò che percepiamo. Una ricerca appena pubblicata su Advanced Science mostra qualcosa di diverso: le aspettative agiscono anche su quanto ci fidiamo di ciò che abbiamo deciso e lo fanno attraverso un meccanismo cerebrale finora non identificato, le oscillazioni alfa della corteccia parietale destra.
Lo studio, “Prior Expectations Bias Confidence Judgments Through Parietal Alpha-Band Modulation”, è stato condotto dal Centro Studi e Ricerche in Neuroscienze Cognitive del Dipartimento di Psicologia “Renzo Canestrari” (Campus di Cesena, Università di Bologna), combinando elettroencefalografia (EEG) e stimolazione magnetica transcranica (TMS) su oltre 160 partecipanti in due esperimenti complementari.
La ricerca si è concentrata sulla metacognizione, ovvero la capacità di valutare la correttezza delle proprie decisioni. In una serie di compiti percettivi i partecipanti, prima di ogni prova, ricevevano un indizio probabilistico sulla comparsa di uno stimolo; dovevano poi dichiarare se l’avessero visto e quanto si sentissero sicuri della risposta.
Il risultato è netto: gli indizi probabilistici hanno modificato sistematicamente la fiducia, aumentandola quando la risposta era coerente con l’aspettativa, riducendola quando era in conflitto, senza alterare l’accuratezza effettiva delle decisioni. Le aspettative non cambiano quanto vediamo bene, ma quanto crediamo di vedere bene.
Nel secondo esperimento, l’inibizione temporanea della corteccia parietale destra tramite TMS ha attenuato selettivamente proprio questo effetto, dimostrando il ruolo causale di quest’area nel “tradurre” le aspettative in fiducia soggettiva.
“La fiducia che abbiamo in una nostra decisione non dipende solo dalla qualità dell’informazione sensoriale,” spiega Luca Tarasi, primo autore dello studio. “Il cervello integra continuamente ciò che si aspetta con ciò che percepisce, e questa integrazione plasma il giudizio che diamo su noi stessi.”
“La metacognizione non è solo un aggiornamento del nostro modello interno sulla base dell’evidenza sensoriale”, aggiunge Vincenzo Romei, ultimo autore e coordinatore della ricerca. “Il nostro lavoro suggerisce che l’ideale o l’aspettativa che abbiamo del mondo influenza direttamente anche l’interpretazione della nostra stessa performance.”
L’effetto descritto non è di per sé un difetto cognitivo: in condizioni di incertezza, ancorare la fiducia alle aspettative può aiutare il cervello a mantenere coerenza e stabilità nel monitoraggio delle proprie scelte. Ma una dipendenza eccessiva da questo meccanismo potrebbe contribuire a distorsioni rilevanti in ambito clinico, da un’ingiustificata sicurezza nelle proprie decisioni alla rigidità delle credenze osservate in disturbi psichiatrici in cui la valutazione soggettiva della realtà risulta sistematicamente alterata.
L’aver identificato un substrato neurale causale come le oscillazioni alfa parietali apre inoltre la possibilità, in prospettiva, di studiare e modulare questo meccanismo con tecniche di stimolazione cerebrale non invasiva.

