(Sesto Potere) – Lugo – 2 novembre 2026 – L’Oratorio di Sant’Onofrio di Lugo diventa il punto di partenza di un nuovo percorso educativo che mette in relazione arte, storia della sanità e comunità.
Per l’anno scolastico 2026/2027 prende avvio il progetto «Sant’Onofrio: la Cura attraverso l’Arte», promosso dall’AUSL della Romagna in collaborazione con l’Istituto San Giuseppe di Lugo, nell’ambito delle attività di valorizzazione del patrimonio storico-artistico aziendale.
L’iniziativa si inserisce nel macroprogetto «La cura attraverso l’arte – Museo Diffuso dell’Arte Sanitaria Romagnola» e prosegue un percorso avviato negli anni scorsi per far conoscere il patrimonio sanitario del territorio attraverso esperienze culturali, didattiche e partecipative.
Il progetto riprende e sviluppa l’esperienza «Mettiamoci le Mani», realizzata nel 2014 con gli alunni dell’Istituto San Giuseppe nell’ambito di «Ospedale Fonte di Vita 2». A distanza di oltre dieci anni, quell’esperienza diventa la base di un nuovo percorso che coinvolge scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado, con attività adeguate alle diverse fasce d’età.
Un luogo storico per raccontare la cura
L’Oratorio di Sant’Onofrio è uno dei luoghi più significativi della storia assistenziale e culturale di Lugo. La sua origine è legata alla volontà di Clemente Galanotti, che destinò parte della propria eredità alla realizzazione di un ospedale per l’assistenza ai bisognosi. I lavori del complesso iniziarono nel 1674 e la chiesa fu completata nel 1679. Al suo interno si conservano importanti opere d’arte, tra cui quelle di Ignazio Stern, Ernst van Schayck e Tommaso Missiroli, detto il Villano, testimonianze del legame tra arte, beneficenza e assistenza. L’antico ospedale fu demolito nel 1913, mentre l’Oratorio è rimasto come testimonianza di quella storia. Recuperato e riaperto nel 2012, è diventato il primo nucleo del percorso «La cura attraverso l’arte – Museo Diffuso dell’Arte Sanitaria Romagnola». La conoscenza di questo luogo consentirà agli studenti di scoprire come il patrimonio culturale racconti non soltanto la storia dell’arte, ma anche l’evoluzione dell’assistenza, il valore della solidarietà e il rapporto tra cura e comunità.
Tre percorsi per scoprire il patrimonio
Le attività saranno differenziate in base all’età degli studenti.I bambini della scuola dell’infanzia esploreranno il significato della cura attraverso gesti quotidiani, attività creative e il laboratorio «Mettiamoci le Mani». Gli alunni della scuola primaria diventeranno piccoli investigatori dell’arte, imparando a riconoscere i santi raffigurati nell’Oratorio attraverso i loro attributi e a collegare le opere alla storia del luogo.
Gli studenti della scuola secondaria di primo grado approfondiranno invece la storia dell’Oratorio, la figura di Clemente Galanotti, la Confraternita e le opere conservate, attraverso ricerche interdisciplinari e strumenti digitali. Potranno realizzare brevi podcast, video e una timeline storica, con la possibilità di collegare i contenuti alle opere attraverso QR code.
Visite guidate, laboratori e produzioni artistiche e multimediali accompagneranno così bambini e ragazzi in un’esperienza di conoscenza attiva, che si concluderà con una restituzione pubblica dei lavori.
Un progetto che rinnova una storia di collaborazione
«Sant’Onofrio: la Cura attraverso l’Arte» è ideato da Sonia Muzzarelli, conservatrice del patrimonio storico-artistico e referente aziendale dell’AUSL della Romagna, che ne cura l’impostazione culturale e il coordinamento in collaborazione con l’Istituto San Giuseppe. Il progetto si sviluppa con il contributo del Preside Davide Solaroli e s’ inserisce nel percorso di valorizzazione del patrimonio sanitario aziendale.
La continuità con l’esperienza del 2014 è uno degli elementi qualificanti dell’iniziativa: un progetto già realizzato con la stessa scuola viene ripreso e ampliato per coinvolgere nuove generazioni nella scoperta del patrimonio.
L’Oratorio di Sant’Onofrio diventa così uno spazio da conoscere, interpretare e raccontare, nel quale arte e memoria sanitaria offrono l’occasione per riflettere sul significato della cura, ieri come oggi.
Un percorso che restituisce al patrimonio culturale la sua funzione di bene comune, capace di trasmettere conoscenze, rafforzare il legame con il territorio e favorire il dialogo tra generazioni

