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La guerra in Iran ha generato una maxi-stangata da 23 miliardi di euro sulle tasche delle famiglie italiane

(Sesto Potere) – Roma – 19 maggio 2026 – Nel mese di aprile 2026, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, registra – secono ll’ultima stima Istat – una variazione del +1,1% su base mensile e del +2,7% su base annua (da +1,7% di marzo); la stima preliminare era +2,8%.

La dinamica dell’inflazione riflette principalmente la netta risalita dei prezzi dopo i noti fatti della guerra in Iran e il blocco dello Stretto di Hormuz soprattutto degli Energetici   non regolamentati (da -2,0% a +9,6%), di quelli regolamentati (da -1,6% a +5,3%) e dell’accelerazione dei prezzi degli Alimentari non lavorati (da +4,7% a +5,9%); in rallentamento sono invece i prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,0% a +2,6%) e dei Servizi relativi ai trasporti (da +2,2% a +0,6%).

Nel mese di aprile l’“inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, è sempre in aumento seppure in rallentamento (da +1,9% a +1,6%), come anche quella al netto dei soli beni energetici (da +2,1% a +1,9%).

I prezzi dei beni registrano una marcata accelerazione su base annua (da +0,8% a +3,1%), mentre quelli dei servizi rallentano (da +2,8% a +2,4%).

Il tasso di variazione tendenziale dei prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona sale (da +2,2% a +2,3%), come anche quello dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +3,1% a +4,2%).

La variazione congiunturale dell’indice generale risente prevalentemente dell’aumento dei prezzi degli Energetici non regolamentati (+5,4%), degli Alimentari non lavorati (+2,0%), dei Servizi relativi ai trasporti (+1,7%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+1,4%); tali effetti sono stati solo in parte compensati dalla diminuzione dei prezzi degli Energetici regolamentati (-0,3%).

Il tasso di inflazione acquisito ad aprile è pari a +2,3% per l’indice generale e a +1,3% per la componente di fondo.

Con i dati definitivi sull’inflazione di aprile l’Istat conferma l’allarme lanciato dal Codacons: la guerra in Medio Oriente, in termini di aumento di prezzi e tariffe, sta generando una maxi-stangata da complessivi 23 miliardi di euro sulle tasche delle famiglie italiane.

Secondo i calcoli del Codacons, infatti, una inflazione al +2,7% si traduce, a parità di consumi e considerata la spesa totale delle famiglie, in una stangata media da +893 euro annui per la famiglia “tipo” che sale a +1.233 euro annui per un nucleo con due figli: se si considera la totalità delle famiglie italiane, il conto totale della stangata raggiunge i 23 miliardi di euro su base annua. Solo per la spesa alimentare, con i prezzi del comparto che salgono del +2,9% su anno con punte del +5,9% per i non lavorati, l’aggravio di spesa è pari a +185 euro per la famiglia tipo, +269 euro per quella con due figli.

Tra le voci che stanno risentendo maggiormente della guerra in Iran troviamo gli alimentari freschi, con gli ortaggi che aumentano in media del 21,5% su anno, i traghetti che segnano un +14,8%, il gas che sale del +11,8%, mentre l’elettricità sul mercato libero sale del +8,2%; i combustibili liquidi rincarano addirittura del +38,1% rispetto allo stesso periodo del 2025: evidenzia il Codacons.

Alcune voci registrano invece un sensibile calo: è il caso del trasporto aereo, col crollo della domanda di viaggi che sta portando ad una sensibile riduzione delle tariffe. I prezzi dei voli intercontinentali scendono del -22,5% su anno, quelli europei del -11,5%, i voli nazionali -4,2%.

“Le misure messe in campo dal governo non hanno evitato l’impatto devastante della crisi in Medio Oriente sulle tasche degli italiani – afferma il Codacons – Un quadro purtroppo destinato a peggiorare se la chiusura dello stretto di Hormuz proseguirà e se i prezzi del comparto dell’energia, dei carburanti, dei trasporti e degli alimentari continueranno la corsa al rialzo”.