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InsolvenzFest 2026: al via la 15esima edizione tra “Debiti e Verità”, il programma 

(Sesto Potere) – Bologna – 15 settembre 2026 – Quindici edizioni, una città, Bologna, che negli anni è diventata la casa del Festival e un percorso che continua a portare il diritto e i suoi interrogativi fuori dalle aule, dentro la vita quotidiana. InsolvenzFest, dal 17 al 20 settembre 2026, torna a proporre quattro giornate di incontri, dialoghi e momenti di confronto dedicati al tema “Debiti e Verità”. Un appuntamento che attraversa la contemporaneità per mettere in relazione ciò che dobbiamo agli altri, alle comunità, al passato e alle generazioni future, con il modo in cui cerchiamo, raccontiamo e riconosciamo la verità.

Promosso da OCI – Osservatorio sulle Crisi di Impresa, il Festival conferma la propria vocazione a costruire un confronto aperto tra saperi e linguaggi diversi, coinvolgendo magistrati, giuristi, economisti, docenti, giornalisti, professionisti e rappresentanti della società civile.

Un percorso nel quale il debito torna a essere osservato non soltanto come obbligazione economica, ma come relazione, responsabilità e promessa, mentre la verità diventa una questione che riguarda la giustizia e l’informazione, ma anche la memoria, la tecnologia, la vita sociale e il rapporto tra generazioni.

InsolvenzFest, giunto ques’anno alla sua 15a edizione, è stato presentato in conferenza stampa da: Massimo Ferro, direttore scientifico del Festival e presidente di sezione della Corte di Cassazione; Silvia Villa, referente dell’Organismo di Composizione della Crisi da sovraindebitamento dell’Ordine degli Avvocati di Bologna; Giovanni Berti Arnoaldi Veli, referente del “Patto per la Giustizia” per il Comune di Bologna; e Vittorio Melchionda, presidente del Consiglio dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Bologna. Ha portato i saluti istituzionali: Roberta Li Calzi, Assessora allo Sport e al Bilancio del Comune di Bologna (nelle foto).

Il debito non riguarda soltanto ciò che dobbiamo pagare, ma ciò che dobbiamo agli altri e ciò che consegniamo al domani, a chi verrà dopo di noi. È una relazione che coinvolge responsabilità individuali e collettive e che, proprio per questo, merita di essere osservata da prospettive diverse”, sottolinea Massimo Ferro, direttore scientifico di InsolvenzFest e presidente di sezione della Corte di Cassazione. “Allo stesso modo, la verità non è sempre una risposta semplice: può essere cercata, provata, raccontata, ma anche mediata o custodita. Il confronto pubblico serve a interrogare il confine tra il diritto di sapere e la responsabilità di proteggere persone, relazioni e comunità”.

InsolvenzFest si avvale del sostegno delle istituzioni locali e degli Ordini professionali, partner fondamentali che ne testimoniano il radicamento nel territorio e il valore per la comunità cittadina. Promosso dall’OCI – Osservatorio sulle Crisi di Impresa, il Festival si svolge con il patrocinio del Comune di Bologna, della Città metropolitana di Bologna e della Regione Emilia-Romagna, e in collaborazione con l’Ordine degli Avvocati di Bologna, la Fondazione Forense Bolognese, l’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Bologna e la Cineteca di Bologna.

In questa edizione InsolvenzFest estende i propri confini ed entra in una sinergica collaborazione con Manuscribere, il festival della grafologia e della cultura della scrittura guidato dall’Associazione Grafologica Italiana (AGI), realtà impegnata nella valorizzazione e nello studio dell’universo grafico e che si svolge a Bologna dal 18 al 20 settembre. Una virtuosa alleanza che trova il suo fulcro nella sessione in programma venerdì pomeriggio, un appuntamento costruito a quattro mani per esplorare le complesse intersezioni tra parola, responsabilità e verità.

A questo percorso si affianca la collaborazione con Slow Food Italia, realtà impegnata nella tutela della biodiversità, nella valorizzazione dei territori e nella promozione di una cultura del cibo consapevole e sostenibile. Il confronto trova il suo momento centrale nella sessione in calendario venerdì pomeriggio, dedicata alle trasformazioni del paesaggio e alle nuove relazioni tra proprietà, ambiente e comunità.

Debiti e verità: storie, conflitti e responsabilità del presente

Il programma di InsolvenzFest 2026 intreccia incontri, dialoghi, interviste, proiezioni e momenti di divulgazione, costruendo un percorso capace di mettere in relazione questioni apparentemente lontane e ricondurle a una serie di domande: quali sono i debiti che attraversano la nostra società? Che cosa dobbiamo agli altri, alle comunità in cui viviamo e alle generazioni future? E quanto, invece, dobbiamo alla verità: il dovere di raccontarla, verificarla, ma anche di sapere quando proteggerla?

Si parlerà dunque del costo nascosto del cibo, delle condizioni di lavoro e delle nuove forme di sfruttamento nelle filiere agroalimentari; dei territori che cambiano e della ripresa delle foreste nelle aree abbandonate, interrogando il rapporto tra proprietà, ambiente e responsabilità verso il futuro. Il tema della verità entrerà poi nel mondo dell’informazione e della comunicazione, tra anonimato, protezione delle fonti e mistificazioni sul web, fino alle nuove sfide poste dall’intelligenza artificiale, dai deepfake e dalle immagini sintetiche. Il Festival guarderà anche alla giustizia e al modo in cui viene raccontata, interrogandosi su sentenze, informazione e quel “quarto grado di giudizio” che può nascere fuori dalle aule dei tribunali. E ancora, alle radici economiche del debito, attraverso il significato dell’interesse, il rapporto tra credito e potere e il confine tra gioco legale e azzardo patologico. Non mancherà uno sguardo alla memoria pubblica, al rapporto con i segni del passato e alle domande sollevate dalla cancel culture, così come al delicato rapporto tra minori, social network e responsabilità degli adulti.

 Bologna, dove debiti e verità prendono la parola: il programma

Ad aprire il percorso, giovedì 17 settembre alle 20.00 al Cinema Lumière, è Il passato presenta il conto, il tradizionale prologo d’autore affidato allo storico e autore radiofonico Guido Damini. Guerre pagate a debito, imperi costruiti sulle promesse, crisi, rivoluzioni e conti rimasti aperti: la storia diventa un grande libro contabile nel quale non sempre le cifre tornano e nel quale, insieme ai debiti, cambiano anche le verità. Con ironia e uno sguardo divulgativo, Damini attraversa secoli di fallimenti e promesse mancate per ricordarci che il passato non passa mai davvero. Prima o poi, presenta il conto.

Venerdì 18 settembre, dalle 14.30, la Sala Stabat Mater della Biblioteca comunale dell’Archiginnasio diventa il primo laboratorio di riflessione del Festival, dopo i saluti istituzionali del Comune di Bologna e l’introduzione del direttore scientifico Massimo Ferro.

La prima domanda riguarda ciò che arriva sulle nostre tavole, ma che spesso non vediamo. Il cibo sotto il tavolo: il prezzo delle nuove schiavitù economiche porta alla luce il debito nascosto nelle filiere agroalimentari: lavoro povero, sfruttamento, caporalato, catene di appalti e condizioni di vulnerabilità che scompaiono dietro il prezzo finale delle merci. Iacopo Senatori, associato di diritto del lavoro all’Università di Modena e Reggio Emilia, e Gian Andrea Ronchi, avvocato lavorista del Foro di Bologna, parleranno di lavoro e filiere produttive, si interrogano su quanto della fatica e dei diritti negati resti invisibile quando acquistiamo ciò che mangiamo.

Alle 16.00 Verso le terre delle nuove geografie: la ripresa delle foreste oltre l’abbandono della proprietà guarda invece a un fenomeno che sta silenziosamente ridisegnando il territorio italiano: il ritorno delle foreste nelle aree progressivamente abbandonate dall’uomo. Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, e Chiara Feliziani, associata di diritto amministrativo all’Università di Maceratasi confrontano su ciò che questa trasformazione racconta del rapporto tra proprietà, ambiente e comunità. Un nuovo paesaggio che pone anche una domanda alle generazioni presenti: quale debito abbiamo nei confronti della biodiversità, dei territori e di chi verrà dopo di noi?

Alle 17.00, in collaborazione con il festival Manuscribere, il confine si sposta nello spazio digitale con Senza firma: verità anonime e mistificazioni della verità tra scrittura e web. Una firma può essere una garanzia, ma anche un rischio; l’anonimato può proteggere una fonte o diventare lo strumento per diffondere una falsità. Nunzia Ciardi, vicedirettrice dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale ed Eleonora Gaudenzi, presidente dell’Associazione grafologica italiana, attraversano lettere anonime, denunce, segretezza, protezione delle fonti e comunicazione online per capire quando non firmarsi significa nascondersi e quando, invece, significa rendere possibile l’emersione di una verità.

Alle 18.15 il racconto cambia linguaggio e passa attraverso il cinema. Al Cinema Modernissimo arriva Ladri di biciclette di Vittorio De Sica (Italia, 1948), uno dei film-manifesto del neorealismo italiano. La bicicletta rubata ad Antonio Ricci non è soltanto un oggetto perduto: è il lavoro che viene meno, la sicurezza della famiglia che vacilla, la dignità messa alla prova. Attraverso una delle storie più potenti del cinema italiano, De Sica racconta un’Italia segnata dalla povertà e dalle disuguaglianze, dove solidarietà, giustizia e necessità si trovano continuamente a fare i conti.

Sabato 19 settembre Palazzo Zambeccari, sede dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Bologna, apre le porte a una giornata in cui il debito viene osservato da prospettive ancora diverse. Si parte alle 9.45 con Alle radici dell’interesse, dialogo tra Paolo Ricci ordinario di economia aziendale dell’Università di Napoli Federico II, e Patrick O’Sullivan, professore aggiunto di Politica Economica all’Università di Varsavia. Prima ancora del debito c’è infatti il prezzo del tempo: perché prestare denaro produce un interesse? Quando la remunerazione diventa potere e quando oltrepassa il limite dell’usura? Una domanda antica che torna ad avere particolare attualità in un sistema finanziario nel quale il diritto è chiamato continuamente a stabilire soglie, regole e confini.

Alle 11.00 il denaro incontra il rischio e la dipendenza con Azzardo legale, debito patologico e verità dei numeriElena Inversetti, giornalista del periodico Vita, intervista Luigi Ciatti, avvocato del Foro di Roma e presidente dell’onlus Ambulatorio antiusura, su uno dei paradossi della società contemporanea: il gioco può essere perfettamente legale, ma le sue conseguenze possono trasformarsi in un debito difficile da sostenere. La crescita dell’azzardo online e della ludopatia racconta infatti una forma di indebitamento che non riguarda soltanto il singolo, ma coinvolge famiglie, relazioni e generazioni.

Nel pomeriggio, alle 15.15, il Festival entra nel territorio più incerto del presente con AI, mascheramento della verità e dirittoMario De Caro, ordinario di filosofia morale presso l’Università di Roma 3, e Angela Condello, associata di filosofia del diritto all’Università Statale di Milano, si confrontano su deepfake, immagini sintetiche e prove digitali, in un mondo nel quale ciò che appare vero può essere costruito artificialmente. Se un’immagine può essere generata, modificata o resa credibile da una macchina, come cambia il nostro rapporto con la prova? E quanto tempo impiegherà il diritto a raggiungere una tecnologia che corre molto più velocemente delle sue regole?

Alle 16.30 il tema della verità torna nelle aule di giustizia, ma questa volta attraverso il modo in cui le sentenze vengono raccontate. Rispiegare le sentenze e quarto grado di giudizio: processo subito, processo infinito, l’intervista di Luigi Ferrarella, giornalista del Corriere della Sera, ordinario di diritto processuale penale all’Università di Bologna, a Michele Caianiello, parte da una domanda semplice: quando una sentenza non basta più? Le decisioni dei giudici devono oggi confrontarsi con una richiesta crescente di spiegazioni immediate, sintesi e interpretazioni. Il rischio è che il processo continui fuori dal tribunale, alimentato dai media e dalle opinioni, fino a trasformarsi in un permanente “quarto grado di giudizio”.

Alle 17.40 il Festival si spinge ancora più indietro nel tempo con Cancel culture, memoria pubblica e verità scomode tra mondo antico e spazio urbano contemporaneoPippo Ciorra, head of school presso The Architectural Institute a Parigi e senior curator per l’architettura al Museo Maxxi di Roma, e Giulio Guidorizzi, filologo classico, saggista e traduttore di testi greci, affrontano una domanda che riguarda statue, monumenti, nomi e simboli: cosa facciamo dei segni di un passato che oggi non riusciamo più ad accettare? Cancellare, conservare, spostare o spiegare? Dal mondo greco e romano alle città contemporanee, il confronto mette in discussione l’idea che la memoria possa essere semplicemente ripulita, interrogando il nostro debito verso una storia fatta anche di violenza, contraddizioni e verità scomode.

Domenica 20 settembre, nella Piazza coperta di Salaborsa, il Festival porta la sua riflessione sul terreno più delicato: quello delle generazioni future. Alle 10.00 Il debito degli adulti: social network, minori e libertà protetta mette a confronto Anna Maria Giannini, ordinaria di psicologia all’Università Sapienza di Roma, e Marco Martorana, avvocato del Foro di Lucca e professore a contratto di diritto della privacy all’Universitas Mercatorum, sul rapporto tra minori, social network e responsabilità degli adulti. Non soltanto divieti e limiti, ma una questione più profonda: quanto dobbiamo proteggere i più giovani da una verità digitale permanente, pubblica e manipolabile? E quale debito educativo abbiamo nei loro confronti in un ambiente nel quale informare e proteggere non coincidono necessariamente?

Alle 11.30, infine, con Le parole che restano: piccolo vocabolario di Debiti e verità secondo Marco Dixit, il divulgatore linguistico Marco Ballaré ripercorre i lemmi chiave di questa edizione: debito, verità, colpa, memoria, interesse, oblio, prova e fiducia. Un percorso tra significati e sfumature per ricomporre i fili di quattro giorni di incontri e restituire il senso di una riflessione che dal debito economico si allarga alle responsabilità che legano persone, generazioni e comunità. È dentro il lavoro, nelle relazioni, nella giustizia, nell’informazione, nell’educazione e nella memoria. E se ogni debito chiede di essere pagato, ogni verità sembra chiedere qualcosa di altrettanto difficile: assumerne la responsabilità.

Gli incontri del Festival saranno fruibili sia in presenza sia online, per garantire la più ampia partecipazione e diffusione dei contenuti. Tutti gli appuntamenti sono a ingresso gratuito, previa iscrizione sul sito www.insolvenzfest.it, dove sarà inoltre possibile restare aggiornati sul programma e sulle novità. Su Spotify è invece possibile seguire il festival nella serie podcast InsolvenzFest-Le voci della crisi, con una selezione degli interventi delle edizioni storiche

Il Festival si avvale del contributo di La Colombo Finanziaria, Novecento EditoreZucchetti Software Giuridico e Fallco.

CREDITI FORMATIVI 

Il Festival è un evento accreditato dalla Fondazione forense bolognese per gli avvocati ed è in corso la procedura di accredito per i dottori commercialisti da parte dell’ODCEC di Bologna.