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Indagine Cisl sul mercato del lavoro in Romagna. Nel 2025 la spinta di Rimini e la tenuta di Ravenna e Forlì-Cesena

(Sesto Potere) – Forlì – 24 aprile 2026 – L’analisi della Cisl del mercato del lavoro in Emilia-Romagna nel 2025 evidenzia la Romagna come un territorio resiliente: l’occupazione sale, ma il balzo della disoccupazione giovanile al 17,4% e i divari di genere restano nodi critici.

Il panorama del lavoro in Romagna nel 2025 si delinea come un sistema caratterizzato da fondamentali solidi, ma attraversato da crepe strutturali che richiedono attenzione immediata. L’integrazione tra i dati locali e il Rapporto Annuale dell’Emilia-Romagna mostra una regione capace di attestarsi su un tasso di occupazione (20-64 anni) del 77,0%, con un incremento di 1,4 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Tuttavia, dietro la spinta dei numeri generali, emergono divergenze profonde tra le province romagnole.

La spinta di Rimini e la tenuta di Ravenna e Forlì-Cesena
All’interno del perimetro romagnolo, la provincia di Rimini si distingue per un incremento significativo: il tasso di occupazione è salito al 75,4%, con una crescita di 1,5 punti nell’ultimo anno e un recupero di ben 3,5 punti rispetto ai valori del 2019. Si tratta di un posizionamento che, per la prima volta, vede il territorio riminese superare le province limitrofe in termini di crescita relativa.
Ravenna e Forlì-Cesena mantengono una sostanziale tenuta con un tasso di occupazione del 75,5%, ma con traiettorie differenti. Se Ravenna mostra stabilità, Forlì-Cesena registra una lieve contrazione (-0,3 punti percentuali) e resta l’unica realtà dell’area a non aver ancora riagganciato pienamente i livelli di attività pre-pandemici. Positivo è invece il dato sugli ammortizzatori sociali: le ore di Cassa Integrazione sono calate sensibilmente a Ravenna (-19,7%) e Rimini (-17,7%), segno di una fase di maggiore operatività industriale.

Le ombre: gap di genere e crisi generazionale
Accanto ai dati occupazionali in crescita, i rapporti evidenziano criticità che pesano sulla qualità sociale del lavoro. Il divario di genere rimane marcato: a Forlì-Cesena si registra uno scarto di 18,2 punti percentuali tra occupazione maschile (84,6%) e femminile (66,4%). A Ravenna, nonostante il tasso di occupazione generale sia elevato, la partecipazione femminile è calata al 69,2%, mentre la disoccupazione maschile (4,7%) ha superato quella delle donne (3,4%).
La vera emergenza del 2025 è però rappresentata dalla fascia d’età 15-24 anni. A livello regionale, si è assistito a una perdita di oltre 17 mila occupati giovani, con un tasso di disoccupazione giovanile che è balzato dal 12,3% al 17,4%. Questo deterioramento colpisce anche la Romagna, dove il fenomeno dei NEET (giovani che non studiano e non lavorano) coinvolge l’8,2% della popolazione tra i 15 e i 29 anni, con una punta del 10,5% tra le giovani donne.

Il commento di Francesco Marinelli (Segretario Generale CISL Romagna)
“Il 2025 ci consegna dati occupazionali certamente positivi, che testimoniano la vitalità del nostro sistema produttivo, ma questi numeri non devono indurci a sottovalutare le fragilità strutturali che ancora persistono – dichiara Francesco Marinelli, (nella foto) Segretario Generale della CISL Romagna. – Se è vero che Rimini mostra un recupero importante e Ravenna tiene, non possiamo ignorare che Forlì-Cesena fatichi a ritrovare i ritmi del 2019 e presenti un divario di genere che è tra i più alti della regione”.
Marinelli pone l’accento sulla distanza tra domanda e offerta, definendo il mismatch una vera e propria barriera allo sviluppo: “È un paradosso che oltre il 50% delle assunzioni previste dalle imprese sia di difficile reperimento – con punte del 68% nell’edilizia e del 62% nella sanità – mentre la disoccupazione tra i nostri ragazzi sale di cinque punti in un anno. Abbiamo un capitale umano, specialmente giovane e femminile, che non viene valorizzato o che non trova il giusto punto d’incontro con le necessità delle aziende”.

La richiesta
“Per la CISL Romagna – conclude Marinelli – questi dati positivi devono essere il punto di partenza per un impegno comune. Chiediamo politiche di conciliazione vita-lavoro più incisive, che permettano alle donne di restare nel mercato senza penalizzazioni, e un investimento strategico sulla formazione tecnica. Non basta che l’occupazione cresca nei numeri: deve crescere nella qualità e nell’inclusione, affinché nessuno, specialmente i giovani, resti ai margini di questa ripresa”.