martedì, Novembre 28, 2023
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In aumento del 30% i casi di disturbi alimentari. Tendenza nazionale che interessa anche la provincia di Modena

(Sesto Potere) – Modena – 28 novembre 2023 – Crescono anche a Modena i casi di pazienti con disturbi alimentari. L’incremento dei casi è stimato in circa il 30%, ma con ogni probabilità è più alto perché non sempre vi è la consapevolezza della malattia. La percentuale è in linea con i dati nazionali presentati nei giorni scorsi a Napoli in occasione del Congresso nazionale SISDCA, la Società Italiana per lo Studio dei Disturbi del Comportamento Alimentare.

L’aumento di casi di anoressia e bulimia si registra in particolare nella fascia tra 12 e 15 anni, con un anticipo dell’insorgere di queste patologie già intorno ai 10 anni. Il disagio adolescenziale è in crescita da decenni anche in provincia di Modena, di recente anche la depressione tra i ragazzi si associa sempre di più a problematiche legate al cibo. Il 90% di chi è colpito è di sesso femminile e per la metà sono studenti. Secondo gli specialisti la pandemia ha lasciato segni molto profondi, soprattutto negli adolescenti che manifestano difficoltà sempre più complesse e di maggiore gravità; il disturbo alimentare spesso è collegato a comportamenti autolesionistici, in passato più rari.

«L’incrementodei casi a seguito del Covid, e dell’accesso dei pazienti con problemi alimentari ai sistemi di cura è di oltre un terzo – ha spiegato Dante Zini, responsabile del centro multidisciplinare composto da un team di esperti, inserito nella rete nazionale dei Centri che fa riferimento all’Associazione Italiana Disturbi dell’Alimentazione e del Peso (AIDAP),che opera all’interno dell’Ospedale Privato Accreditato Casa di Cura Fogliani di Modena, specialista in Endocrinologia e malattie metaboliche, psicoterapeuta e membro del Comitato scientifico SISDCA –. Sono aumentate soprattutto le forme giovanili, ragazze e ragazzi nella primissima adolescenza fra i 10 e i 15 anni, così come sono aumentate le forme più gravi accompagnate da autolesionismo eassociate a problematiche psicologiche generali più marcate».

Negli ultimi mesi anche a Modena si registra un incremento di forme restrittive di anoressia, di forme associate a purging (il vomito auto-indotto per compensare episodi di alimentazione in eccesso), di bulimia nervosa, ed anche di disturbi nuovi, come i disturbi da alimentazione incontrollata (il cosiddetto binge eating), la Night Eating Syndrome (sindrome da alimentazione notturna) o l’ortoressia, l’ossessione di mangiare solo cibi sani, spesso associata alle nuove diete.

L’emergenza pandemica ha amplificato questi disturbi così come ha evidenziato aspetti di solitudine di diversi ragazzi che scelgono di chiudersi in casa e di “rifugiarsi” dietro lo schermo dello smartphone per diverse ore della giornata.

A confermarlo c’è anche il numero di accessi al Centro multidisciplinare attivo presso l’Ospedale privato accreditato Casa di Cura Fogliani, di cui fanno parte oltre al dottor Zini, la psicologa Elisa Valdastri e l’esperta di alimentazione Elena Giovanardi. Solo nel 2023 sono stati oltre un centinaio i pazienti con disturbi alimentari e obesità.

«Non bisogna demonizzare i nuovi strumenti tecnologici che le giovani generazioni hanno a disposizione – avverte Zini –. Anche se occorre ricordare che i social possono essere fattori di rischio per lo sviluppo di problemi alimentari se i ragazzi vengono lasciati soli davanti a modelli sociali che puntano a mettere in risalto esclusivamente l’immagine del proprio corpo».

I professionisti sanitari mettono in guardia da altri pericoli che corrono in rete, come i gruppi “pro ana” (anoressia nervosa) o i consigli rivolti a chi vuole dimagrire rapidamente con la diffusione di “ricette” e “modelli” rischiosi per la salute. «Di fronte a questi fenomeni – prosegue Zini – i ragazzi devono essere aiutati a sviluppare un senso critico verso questo tipo di informazioni, per questo vanno accompagnati a confrontarsi con genitori, insegnanti e professionisti».

«Abbiamo bisogno di un salto culturale per affrontare i gravi disagi legati ai problemi alimentari – conclude il dottor Zini –, di una cultura della cura della persona che sia in grado di informare correttamente i giovani e le loro famiglie, consenta di riconoscere i primi disagi e prevenire i disturbi clinici, prenda in carico pazienti e famiglie, assicurando la continuità di terapie appropriate, che va ben oltre la singola visita e il singolo ricovero».