(Sesto Potere) – San Mauro Pascoli – 27 aprile – Una festa di popolo e di teatro civile per celebrare la Liberazione e gli 80 anni del voto alle donne, una riflessione collettiva per onorare la storia e il percorso di chi, prima di noi, ha lottato per la libertà e per il diritto di voto: più di 800 persone hanno preso parte all’evento “Che pace, la sera!”, organizzato domenica 26 aprile dalla cooperativa Sillaba nel Parco Poesia Pascoli di Villa Torlonia.
A rendere omaggio ai valori di democrazia, uguaglianza e libertà sono state le esibizioni di artisti come Ciuma & Adele, Denis Campitelli, Nicoletta Fabbri, Roberto Mercadini e Max Collini. Parole e musica si sono alternate tra gli applausi, dopo i saluti del Sindaco Moris Guidi e dell’Assessora regionale alla Cultura Gessica Allegni.
«Ad aprile terminano le stagioni dei quattro teatri pubblici da noi gestiti – afferma Romina Brunacci presidente di Coop Sillaba –, siamo perciò felici di avere trovato questa formula della festa teatrale, in occasione del 25 Aprile-Festa della Liberazione, per ringraziare i Comuni con cui collaboriamo e gli spettatori che frequentano i nostri teatri. Con la collaborazione del Comune di San Mauro Pascoli, dell’Associazione La Torre e di Legacoop Romagna, abbiamo accolto oltre 800 persone con le quali abbiamo certamente condiviso anche l’orgoglio di affiancare le Istituzioni pubbliche in questa ricorrenza da cui poi nasce la nostra Repubblica Italiana, basata sui principi del lavoro, della solidarietà e dell’antifascismo».
«Il primo voto alle donne fu una conquista della Resistenza, che scelse di fondare la nuova Italia sulla parità dei diritti. Anche per questo – sottolinea il presidente di Legacoop Romagna, Paolo Lucchi – siamo felici di avere contribuito, per il secondo anno consecutivo, a sostenere l’impegno della cooperativa Sillaba per celebrare il 25 aprile. Un plauso convinto agli artisti che hanno emozionato il pubblico e alle istituzioni che hanno ricordato insieme a noi i valori di libertà e antifascismo. Continuare a rievocarli è un dovere, per non ricadere mai più nella tragedia della guerra e della dittatura».

