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Guerra in Iran, Confartigianato Cesena: export a rischio anche per imprese locali di meccanica e moda

(Sesto Potere) – Cesena – 9 aprile 2026 – Dall’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato in collegamento con i territori emerge un quadro di forte preoccupazione per le imprese italiane, strettamente connesso alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e, in particolare, all’escalation del conflitto che coinvolge l’Iran.

Le ricadute sui territori appaiono già evidenti e rischiano di intensificarsi nei prossimi mesi, colpendo in modo diretto il tessuto produttivo diffuso della manifattura e dell’edilizia.

Il Gruppo di Presidenza di Confartigianato Cesena, composto da Daniela Pedduzza, Fulvia Fabbri e Stefano Soldati (nella foto), sottolinea come “le nostre imprese stanno già avvertendo i primi segnali di rallentamento della domanda internazionale, in particolare nei mercati del Medio Oriente, che rappresentano uno sbocco fondamentale per il made in Italy”.

“Province ad alta vocazione produttiva e artigiana come la nostra risultano particolarmente esposte – spiegano Pedduzza, Fabbri e Soldati – e il rischio è quello di un progressivo indebolimento delle esportazioni in comparti chiave come la meccanica, la moda e la gioielleria”.

Alle criticità sul fronte commerciale si sommano quelle legate ai costi. “L’aumento dei prezzi energetici si sta trasmettendo rapidamente lungo tutta la filiera – evidenzia il Gruppo di Presidenza – con effetti immediati sui costi di produzione per le imprese, soprattutto nei settori più energivori come edilizia e manifattura”.

“Registriamo già tensioni significative sui prezzi di materiali fondamentali come acciaio, vetro e ceramiche – proseguono Pedduzza, Fabbri e Soldati – e questo rischia di comprimere ulteriormente i margini delle piccole imprese, già messi alla prova da un contesto economico incerto”.

Particolarmente critica è la situazione delle materie prime strategiche. “I rincari di fertilizzanti, metalli e prodotti petrolchimici stanno creando difficoltà operative diffuse – sottolinea il Gruppo di Presidenza – con il rischio concreto di ulteriori aumenti dei prezzi lungo tutta la filiera e nuove pressioni inflazionistiche”.

Le tensioni internazionali si intrecciano inoltre con altri fattori di rischio. “Il calo dell’export verso gli Stati Uniti e il rallentamento degli investimenti stanno contribuendo a rendere il quadro ancora più fragile – spiegano Pedduzza, Fabbri e Soldati – e le prospettive di crescita appaiono fortemente condizionate da variabili esterne”.