(Sesto Potere) – Reggio Emilia – 7 novembre 2026 – Una vera e propria giornata di studio, coordinata da Giuseppe Adriano Rossi, quella organizzata dai soci degli undici Lions Club reggiani che hanno promosso e sostenuto la realizzazione del volume del professor Luciano Rondanini dal titolo “Il Frate questuante. Cappuccini reggiani in Emilia e nel mondo”.
“Un volume ricco di prove documentali, testimonianze e immagini in cui si ripercorre la vita dei frati cappuccini “cerconi” che hanno operato nei conventi della provincia di Reggio Emilia e di altre città emiliane – haspiegato con orgoglio Enrico Prandi, delegato delle Zone 10 e 11 del Distretto Lions 108 Tb – Un lavoro di ricerca e di approfondimento su una delle figure più popolari, nata nel 1500 all’interno del francescanesimo e riproposta nell’Anno giubilare francescano, indetto da Papa Leone XIV per celebrare l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi (1226-2026), patrono d’Italia, festeggiato il 4 ottobre scorso”.
Il profondo legame tra il messaggio di San Francesco e la testimonianza dei cappuccini questuanti è stato evidenziato dall’autore, il professor Rondanini: “La questua era intesa non solo come “cerca” di generi di sostentamento per i confratelli del convento, ma come una vera forma di apostolato. Il “cercone”, infatti, portava direttamente nelle famiglie la Buona Parola del Vangelo. Inoltre, il frate questuante esprimeva anche visivamente il voto di povertà: non teneva nulla per sé, mangiava ciò che gli veniva offerto e dormiva spesso nelle stalle, come i viandanti che popolavano le comunità della montagna e della pianura. Era dunque, a tutti gli effetti un “piccolo tra gli umili”.
Nel corso dell’incontro Antonio Burani ha letto alcuni dei passi più significativi del volume, mentre padre Lorenzo Volpe, dell’Ordine dei Frati minori, ha tracciato la storia dei Cappuccini nel reggiano ricordandone il loro ruolo di figure ponte con la comunità: “La loro presenza è stata fondamentale anche per i figli di tante famiglie della montagna e del forese alle quali, in cambio di quel poco che potevano donare, i frati garantivano ai giovani l’istruzione media e superiore nei seminari serafici”.
Il valore della fraternità cappuccina nella cultura italiana, dai dai grandi classici italiani e stranieri fino agli autori contemporanei, è stato poi illustrato da Fulvio De Giorgi, professore ordinario di Storia della pedagogia e dell’educazione all’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, in una dotta lezione accademica.
In apertura dell’incontro, monsignor Giovanni Rossi, vicario generale della Diocesi di Reggio Emilia e Guastalla, in rappresentanza dell’Arcivescovo Giacomo Morandi, ha evidenziato il ruolo fondamentale del Frate questuante per la vita della Diocesi e della nostra comunità: “Questi religiosi hanno saputo tradurre in pratica i valori della prossimità e della responsabilità degli uni verso gli altri, di cui oggi, in un mondo interconnesso, si avverte più che mai un gran bisogno”.
L’incontro si è concluso con il tradizionale saluto del cappuccino “cercone” che, ispirandosi a San Francesco, augurava alle famiglie “Pace e bene”.

