(Sesto Potere) – Forlì – 23 ottobre 2026 – Anita Fabbri ha 24 anni, è una giovane ostetrica di Forlì e lunedì 26 ottobre partirà per la Sierra Leone. Destinazione Pujehun, nel sud del paese, dove grazie al Servizio civile universale, trascorrerà un anno insieme a Medici con l’Africa Cuamm. Negli occhi ha l’entusiasmo di chi sta per realizzare un desiderio coltivato da tempo.
«Io sono davvero innamorata del mio lavoro – racconta Anita – innamorata. E questa passione orienta tutte le mie scelte di vita. Amo l’idea di portare la professione dell’ostetrica dove ce n’è più bisogno e so che in molti contesti africani ce n’è parecchio. Il desiderio di partire ce l’ho da sempre, credo di averlo respirato dai miei genitori: anche loro da giovani hanno fatto delle esperienze in Africa».
Per Anita non è la prima volta. Già nel 2024 e nel 2025 aveva trascorso due brevi periodi a Wolisso, sempre con il Cuamm, mentre terminava l’università. Poi era stata la volta del Togo, con un’altra associazione. Ora è arrivato il momento di misurarsi con una permanenza più lunga. L’ospedale di Pujehun, dove andrà a lavorare, conta 59 posti letto e offre assistenza e cura a una popolazione di circa 430.000 abitanti. Nel 2025 ha assicurato circa 5.000 ricoveri, oltre 1500 parti e quasi 2.700 visite prenatali.
«Ho scelto il Cuamm, fin da quando ne ho sentito parlare per la prima volta – continua Anita – perché mi rispecchio molto nei suoi valori. Credo soprattutto nell’idea di dare il proprio contributo per portare un cambiamento concreto e duraturo, anche se questo richiede tempo e potresti non essere più lì quando se ne vedranno gli effetti. Un futuro nella cooperazione me lo immagino, il servizio civile sarà di sicuro il banco di prova. Di Pujehun mi spaventa un po’ la dimensione rurale e isolata, sono una persona molto dinamica e non sarà semplice. Ma sono ottimista: in questi mesi, in attesa della partenza ho avuto modo di far sedimentare e di radicare dentro di me questa scelta».
Medici con l’Africa Cuamm è presente in Sierra Leone dal 2012, anno in cui inizia a operare nel distretto rurale di Pujehun. Allo scoppio della terribile epidemia di Ebola nel 2014, decide di rimanere a fianco della popolazione locale e il distretto di Pujehun è il primo a essere dichiarato “Ebola Free”.
Da marzo 2016, il Cuamm accetta la richiesta del Ministero della Sanità del Paese per intervenire anche a Freetown, la capitale, e rilanciare il Princess Christian Maternity Hospital, la principale maternità che, con i suoi 125 posti letto, è un punto di riferimento ed effettua oltre 8.500 parti all’anno.
“La lotta alla mortalità materno-infantile è la nuova sfida da vincere, nel paese con il tasso più alto al mondo di mortalità di mamme e bambini. In questa direzione si inseriscono anche i nuovi interventi nelle aree di Bonthe, Bo e Makeni, sia a livello ospedaliero, che territoriale”: spiega il Cuamm.
“Oggi la Sierra Leone è un paese stabile ma tuttora segnato da profonde diseguaglianze e sta risentendo degli effetti delle numerose crisi globali, tra cui quelle climatiche e ambientali. I sistemi sanitari, come in molti altri paesi, sono affaticati e, se non sostenuti, rischiano di tornare indietro a causa delle pesanti ripercussioni dovute ai conflitti circostanti e all’instabilità globale – dicono ancora Medici con l’Africa Cuamm – . La sfida è restare accanto alle popolazioni africane nelle battaglie quotidiane”. Per questo, per Medici con l’Africa Cuamm “è ancora più importante dare continuità ai progetti e fornire assistenza sanitaria a chi ha più bisogno”.
Medici con l’Africa Cuamm
Nata nel 1950, Medici con l’Africa Cuamm è la prima Ong in campo sanitario riconosciuta in Italia e la più grande organizzazione italiana per la promozione e la tutela della salute delle popolazioni africane. Realizza progetti a lungo termine in un’ottica di sviluppo, intervenendo con questo approccio anche in situazioni di emergenza, per garantire servizi di qualità accessibili a tutti. Oggi Medici con l’Africa Cuamm è impegnato in 10 paesi dell’Africa sub-Sahariana (Angola, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Etiopia, Mozambico, Repubblica Centrafricana, Sierra Leone, Sud Sudan, Tanzania, Uganda) con oltre 3.100 operatori sul campo, di cui 285 italiani. Appoggia 21 ospedali e 1.149 strutture sanitari, 5 scuole per infermieri e ostetriche e una università (in Mozambico).
Info: www.mediciconlafrica.org

