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Congiuntura Emilia-Romagna: bassa crescita del Pil ed economia zavorrata dal peso dello scenario internazionale

(Sesto Potere) – Bologna – 4 novembre 2026 – L’economia dell’Emilia-Romagna nel 2026 crescerà dello 0,9 per cento, nel 2027 l’incremento del prodotto interno lordo si attesterà attorno allo 0,7 per cento. Numeri solo di poco superiori rispetto al Paese. La bassa crescita del PIL testimonia un’economia zavorrata dal peso di uno scenario internazionale imponderabile e dai riflessi negativi che esso produce, a partire dal costo dell’energia. Le difficoltà connesse all’aumento dei costi energetici emergono nell’andamento delle imprese manifatturiere nel secondo trimestre, così come nel dato dell’inflazione. A settembre 2026 l’inflazione in Emilia-Romagna ha toccato quota 4 per cento, con i prezzi relativi all’elettricità, gas e combustibili che segnano un +17,8 per cento. A farne le spese sono imprese e cittadini, una spirale negativa di cui si fatica a vedere la fine.

Questo emerge dall’indagine congiunturale sul sistema industriale in Emilia-Romagna a cura di Unioncamere Emilia-Romagna, Confindustria Emilia-Romagna e Ufficio studi Intesa Sanpaolo.

Ma a risentirne maggiormente è il comparto industriale: secondo gli scenari previsionali Prometeia il valore aggiunto nel 2026 chiuderà in negativo (-0,2 per cento), mentre una ripresa è prevista per il 2027, +0,7 per cento. Andamento opposto per le costruzioni, l’anno in corso segnerà una crescita sulla spinta delle ultime attività finanziate dal PNRR; la fine di incentivi al settore determinerà nel prossimo anno una battuta d’arresto, -0,8 per cento.
In questo contesto va apprezzata la tenuta della regione sul fronte dell’occupazione e sulla capacità di proseguire la sua crescita sui mercati esteri. L’anno dovrebbe chiudere con una crescita delle esportazioni di poco inferiore al 2 per cento, una variazione positiva che dovrebbe prendere maggior vigore nel 2027 (+3,5 per cento).
I dati relativi al primo semestre dell’anno confermano il buon andamento delle vendite all’estero. Quasi 44 miliardi di euro esportati, un incremento del 3 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Sono quasi tutti i settori a crescere all’estero, variazioni negative solo per i mezzi di traposto e la ceramica e il legno. Anche dal punto di vista geografico l’espansione all’estero dell’Emilia-Romagna
riguarda quasi tutti i principali mercati, in particolare Germania e Spagna si confermano partner commerciali importanti e in crescita.
La crescita dell’export è un segnale di resilienza, ma non deve nascondere le fragilità interne. Una parte del sistema manifatturiero riesce a mantenere posizioni sui mercati internazionali; un’altra fatica a recuperare terreno, anche sul mercato domestico.
L’indagine congiunturale sulle piccole e medie imprese realizzata dal sistema camerale consente di mettere in luce il diverso andamento delle società manifatturiere in funzione della loro dimensione. Nel secondo trimestre dell’anno le aziende che contano meno di 10 addetti hanno subito un calo del fatturato del 4,1 per cento, mentre per le società più strutturate, quelle con addetti compresi tra 50 e 500, la crescita del fatturato è stata del 3,3 per cento. Va sottolineato che la variazione del fatturato è calcolata a valori correnti, ad essa andrebbe aggiunto il peso dell’inflazione. Complessivamente il fatturato dell’industria manifatturiera regionale è aumentato dell’1,2 per cento. A soffrire maggiormente il comparto della moda, tengono le imprese della metalmeccanica di medio-grande dimensione grazie anche al contributo delle esportazioni.
L’incertezza sul futuro trova conferma nel dato degli ordini pressoché stagnanti e nella stima sul fatturato a breve termine, previsto in calo da larga parte delle imprese.

Valerio Veronesi, presidente Unioncamere Emilia-Romagna, commenta: «La forza della manifattura emilianoromagnola non dipende soltanto dalle sue imprese migliori, ma dalla qualità dei legami che tengono insieme l’intero sistema produttivo. La sfida per i prossimi mesi non è soltanto il ritorno a tassi di crescita più elevati. Riguarda la capacità di evitare che la distanza tra imprese si trasformi in una frattura permanente del tessuto produttivo. Sostenere la competitività delle filiere significa anche mettere le imprese, anche le più piccole, nelle condizioni di partecipare ai processi di innovazione, internazionalizzazione e transizione energetica. Per questo i punti sollevati dal presidente di Confindustria Emilia-Romagna Riccardo Fava dovrebbero essere oggetto di riflessione da parte di tutti».

Nei mesi estivi, secondo l’analisi del Research Department di Intesa Sanpaolo, il credito alle imprese dell’Emilia-Romagna ha mostrato un’accelerazione della ripresa che ha portato lo stock a crescere del 2,6% anno su anno a luglio, il miglior risultato da ottobre 2022, allineandosi al 2,4% a livello nazionale.
A tale dinamica hanno contribuito un insieme di fattori di domanda: dal fabbisogno di liquidità dovuto ai rincari energetici indotti dal conflitto nel Golfo Persico, all’anticipazione delle richieste in prospettiva di ulteriori aumenti dei tassi d’interesse, alle esigenze di finanziamento degli investimenti strumentali. In Emilia-Romagna, infatti, le erogazioni di prestiti alle imprese destinati al finanziamento di investimenti in
macchinari, attrezzature, mezzi di trasporto hanno continuato a crescere a un buon ritmo, del 12,6% nel secondo trimestre, portando il volume concesso nel primo semestre a segnare un altro massimo da prepandemia, dopo quello già registrato nell’intero 2025. Grazie alla dinamica positiva delle erogazioni, in atto dalla seconda metà del 2024, lo stock di prestiti a medio-lungo termine per investimenti strumentali ha segnato a giugno un aumento del 7,5% anno su anno, decisamente superiore a quello riportato a livello nazionale del +1,5%.

Accanto alla ripresa dei prestiti, è proseguita la crescita dei depositi delle imprese, a un ritmo più contenuto rispetto ai mesi precedenti, del +1% anno su anno a luglio, circa in linea con il secondo trimestre dopo il +5% del primo. Da inizio anno a luglio, le imprese dell’Emilia-Romagna hanno attinto moderatamente al cuscinetto di liquidità depositata nei conti bancari senza tuttavia intaccare in misura significativa le consistenze accumulate, che sono rimaste più elevate rispetto a dodici mesi prima. In rapporto allo stock di prestiti, i depositi sono risultati pari al 79% in media nei primi sette mesi del 2026, in assestamento dopo l’aumento registrato negli anni precedenti.
Anche i prestiti alle famiglie consumatrici hanno confermato il buon momento, raggiungendo un tasso di crescita del 4,1% anno su anno nei due mesi di giugno e luglio in Emilia-Romagna, un ritmo che non si vedeva da marzo 2023. Ancora una volta, tale dinamica è risultata più vivace della media nazionale, pari al 3,4% a luglio. All’andamento hanno contribuito i prestiti per l’acquisto di abitazioni, cresciuti del 4,5%
anno su anno a giugno in Regione, anch’esso più robusto della media Italia (+3,9%).
In conclusione, nonostante il contesto complesso, anche in Emilia-Romagna il mercato del credito ha mostrato una buona dinamica, a sostegno delle esigenze finanziarie correnti emerse con i rincari energetici dovuti al conflitto nel Golfo persico e degli importanti investimenti richiesti alle imprese dalle sfide trasformative.

L’indagine di Confindustria Emilia-Romagna relativa al consuntivo del primo semestre 2026 conferma una crescita moderata, sostenuta soprattutto dai mercati esteri, mentre la domanda interna ha mostrato segnali di debolezza. I risultati migliori si sono concentrati nei comparti manifatturieri più orientati all’export, come meccanica e farmaceutica, accanto alla buona tenuta di costruzioni e servizi.
Le maggiori criticità sono state registrate nel tessile abbigliamento e nelle macchine elettriche, che segnalano forti arretramenti su tutti gli indicatori.
Le imprese di media dimensione sono risultate le più dinamiche, mentre le grandi aziende hanno risentito maggiormente del rallentamento del mercato nazionale.
L’export regionale cresce del +3,0% rispetto al primo semestre 2025, grazie soprattutto ai mercati europei (+6,9%) e ai comparti tecnologicamente più avanzati, mentre i mercati extra UE mostrano maggiori criticità (-2,4%). I settori che contribuiscono maggiormente all’export regionale registrano andamenti più contenuti rispetto alla media regionale: macchinari (+1,3%), mezzi di trasporto (-4,8%), alimentare (+1,4%), tessile abbigliamento (+0,9%).

Le previsioni per il secondo semestre vanno lette con estrema cautela. Il clima di fiducia degli imprenditori si è raffreddato per effetto delle incertezze geopolitiche ed economiche, dei costi energetici, della domanda interna debole, della ripresa dell’inflazione.
Le aspettative restano positive, ma molto ridimensionate rispetto all’inizio dell’anno. Oltre la metà delle imprese prevede una situazione di sostanziale stabilità per produzione, ordini e occupazione. In particolare, la produzione è prevista stazionaria dal 54% delle imprese, gli ordini complessivi stabili secondo il 52% delle imprese, l’occupazione invariata per tre imprenditori su quattro.
Lo scenario è differenziato nelle diverse dimensioni aziendali: le imprese di media dimensione hanno prospettive migliori, mentre le grandi mostrano una maggiore cautela, probabilmente legata alle persistenti incertezze dei mercati di riferimento e al rallentamento della domanda. Per quanto riguarda l’industria in senso stretto emerge un quadro analogo ma lievemente più prudente.

Dichiara il Presidente di Confindustria Emilia-Romagna Riccardo Fava: «In un quadro così complesso le imprese si attendono segnali forti dalla politica per stimolare la domanda interna, su cui impatta l’aumento dell’inflazione. Settori rilevanti della nostra manifattura stanno soffrendo molto, in particolare automotive e moda. La Regione dovrebbe concentrarsi sugli interventi in grado di favorire la competitività
del settore produttivo tramite l’accelerazione degli investimenti bloccati. Ci attendiamo che tutte le richieste che riguardano nuovi ampliamenti produttivi siano autorizzate. Abbiamo bisogno di sentire la Regione al nostro fianco, specie sui temi più delicati come energia, ETS e decarbonizzazione, e il regime delle autorizzazioni. Presenteremo a breve alla Regione – sottolinea il Presidente Fava – proposte concrete in tema di semplificazione con precisi ambiti di intervento: fonti di energie rinnovabili, autorizzazioni ambientali, governo del territorio, urbanistica e rigenerazione urbana».

L’export resta un fattore di traino fondamentale dell’economia regionale. L’indagine di Confindustria Emilia-Romagna ha realizzato un focus sull’export regionale verso gli Stati Uniti, che è cresciuto dello 0,5% nel primo semestre con andamenti molto differenziati fra settori: oltre il 60% è concentrato nei comparti dei mezzi di trasporto e dei macchinari. Mentre la meccanica continua a crescere (+8,1%), i mezzi di trasporto, che rappresentano il principale comparto esportatore, registrano una flessione (- 6,3%), incidendo negativamente sul risultato complessivo.

Info. Alla rilevazione hanno partecipato 355 imprese dell’Emilia-Romagna appartenenti ai settori manifatturiero e servizi, per un totale di circa 53 mila addetti e un fatturato complessivo di circa 22 miliardi di euro.