mercoledì, Maggio 20, 2026
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Compagnia delle Opere Romagna: con ‘Event-One’ oltre mille presenze in centro a Forlì

(Sesto Potere) – Forlì – 20 maggio 2026 — Si è chiusa con un bilancio nettamente positivo la seconda edizione di EVENT-ONE, la rassegna culturale e sociale promossa dalla Compagnia delle Opere Romagna in occasione del quarantesimo anniversario dalla fondazione, insieme a una rete di realtà del territorio. Dal 14 al 16 maggio, fra Piazzetta della Misura, Piazza San Carlo, i Giardini Orselli, l’androne del Salone Comunale e il Duomo di Forlì, si sono alternati incontri, mostre, momenti per le famiglie e proposte gastronomiche, con oltre mille partecipanti complessivi distribuiti sui diversi appuntamenti, nonostante un meteo non favorevole.

Il titolo dell’edizione, “Ogni uomo al suo lavoro” — tratto dai Cori da ‘La Rocca’ di T.S. Eliot — è stato declinato attraverso una pluralità di voci e linguaggi, ciascuno chiamato a rispondere alla domanda da cui era partito il lavoro preparatorio: cosa rende possibile lavorare in un modo che rende più entusiasmante la vita?

Cottini e il lavoro come luogo di sé

L’apertura, venerdì 15 in Piazzetta della Misura, ha visto protagonista Andrea Cottini, manager del settore lusso, in dialogo con un pubblico di giovani. Cottini ha messo al centro l’idea che portare la propria storia dentro il lavoro — non lasciarla fuori dalla porta dell’ufficio — cambia il modo di trattare le cose, introduce una intelligenza umana nei rapporti con i colleghi e nelle scelte quotidiane, e apre a una libertà nuova nell’incontro con l’altro. Una postura che, nelle parole del manager, genera novità, positività e speranza nell’affronto delle sfide ordinarie.

Il quarantesimo di CdO, fra Piraccini, Fabbri e Forlani

Sabato 16, in apertura, l’incontro “Quando il lavoro diventa Opera?” ha riunito Bruno Piraccini (presidente di Orogel), Emmanuele Forlani (direttore generale della Compagnia delle Opere) e Massimo Fabbri (presidente di Domus Coop), moderati da Paolo Casadei (CEO di Zal Telecomunicazioni). Al centro, il significato della parola “opera” a quarant’anni dalla nascita di CdO: ciò che è vivo non perché si esaurisce in sé, ma perché genera vita intorno.

Particolarmente apprezzata la fiducia verso il futuro espressa da un imprenditore di lungo corso come Piraccini, e il racconto di Fabbri sul percorso di Domus Coop in una fase delicata come il passaggio generazionale, costruito sulla condivisione e sulla “presenza e professionalità” di ogni persona coinvolta. «Mi sono portato a casa la conferma di ciò che già vivo nell’appartenenza a CdO» ha commentato un partecipante di CdO Opere Educative al termine dell’incontro: «esiste la possibilità di non essere da soli di fronte alle sfide e alle responsabilità del proprio lavoro».

WorkUp e gli aperitivi: i giovani al centro

Gli appuntamenti di WorkUp in Piazza San Carlo — pensati dai giovani per i giovani, in collaborazione con The Abbey Pub — hanno funzionato come spazio informale ma denso di contenuti. Si sono alternati testimoni credibili che hanno raccontato esperienze personali e offerto chiavi di lettura sulla scelta del proprio futuro, sulla libertà nei rapporti professionali, sulla formazione come preparazione necessaria per affrontare un mondo del lavoro sempre più complesso.

Filo conduttore: l’idea che il lavoro, quando corrisponde a un desiderio autentico di costruzione per sé e per chi sta attorno, non finisce alle otto ore. Continua perché c’è una passione viva. Da qui il tema della gratuità come dimensione costitutiva — non residuale — del lavoro stesso.

Abu Sini, Bianchini, Prosperi e la sfida dell’umano nell’epoca dell’AI

Il momento centrale della rassegna, sabato alle 18.30, ha visto sul palco Hussam Abu Sini (medico oncologo dell’ospedale di Haifa), Augusto Bianchini (professore di ingegneria meccanica dell’Università di Bologna) e don Paolo Prosperi (sacerdote della Fraternità San Carlo Borromeo). Tre sguardi diversi — la medicina in un contesto di conflitto, la ricerca universitaria sull’innovazione sostenibile, la dimensione vocazionale del fare — convergenti sulla stessa intuizione.

Tra gli spunti più incisivi, la rilettura della parabola dei talenti: il peccato di chi ha ricevuto un solo talento non è la quantità ricevuta, è averlo stimato poco — averlo messo via perché “tanto è troppo poco”. È la schiavitù dalla quantità della performance, dal riconoscimento esteriore del successo. L’uomo, è stato osservato, non è triste quando ha troppo poco, quando lo stipendio è basso o il ruolo piccolo: l’uomo è triste quando manca il senso del proprio fare, quando non si sente chiamato, quando è fuori da una relazione.

Una riflessione che, nell’epoca dell’intelligenza artificiale, diventa ancora più urgente. La tecnologia tende nel medio termine ad appiattire le performance e a sostituire l’umano: per questo ciò che diviene decisivo è scorgere un tratto di umanità nel proprio fare, il senso ultimo del proprio agire dentro una relazione umana, che non è mai riducibile a una misura.

La mostra, lo spazio famiglie, il FestOne

Capitolo a sé per la mostra “Ogni uomo al suo lavoro”, allestita dal 12 al 16 maggio nell’androne del Salone Comunale: circa 200 visitatori in cinque giorni, tra cui rappresentanti delle istituzioni — la giunta del Comune di Forlì e il consigliere regionale Daniele Valbonesi. Uno strumento, è stato il commento ricorrente, capace di aprire domande più che dare risposte: la funzione che un’esposizione di questo tipo è chiamata a svolgere.

Lo Spazio Famiglie ai Giardini Orselli ha registrato una grande partecipazione nonostante il meteo, con il pieno coinvolgimento di bambini e ragazzi nei laboratori curati da Bohotanica, Nonno Banter 57 APS, Compagnia Bella e Centro di Solidarietà, e nell’appuntamento Level Up dei Cavalieri del Graal dedicato ai ragazzi delle medie.

Il FestOne — Work Beats ha chiuso la rassegna in serata richiamando in Piazzetta della Misura tanti giovani e famiglie con figli, con una band di livello e un clima di autentica convivialità.

Il FuoriEventOne e il chiostro del Corpus Domini

Il programma collaterale Fuori EventOne, curato dal Centro Culturale don Francesco Ricci con Compagnia Bella e Centro di Solidarietà, ha aggiunto un capitolo di particolare ricchezza. Top di livello lo spettacolo di Giampiero Pizzol Un uomo di nome Francesco presso la Chiesa della Beata Vergine Addolorata e la mostra sulle opere di Angelo Ranzi dedicate a San Francesco. Da segnalare, in particolare, il valore — attuale e prospettico — dell’apertura del chiostro interno del Monastero Corpus Domini: uno spazio che la città è chiamata a riconoscere e custodire come patrimonio condiviso.

Il bilancio

“La proposta del tema è stata esplicitata bene e i contenuti sono stati di grande livello – è il bilancio dell’organizzazione -. EVENT-ONE non vuole essere un evento che si chiude in sé: è il punto di partenza per continuare il dialogo sul lavoro e la centralità dell’uomo. Il prossimo appuntamento è al Meeting di Rimini”.