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Commercio di prodotti alimentari pericolosi per la salute, operazione della Finanza a Ferrara

(Sesto Potere) – Ferrara – 15 luglio 2026 – La Guardia di finanza di Ferrara ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare (in regime di detenzione domiciliare) nei confronti di un soggetto ritenuto responsabile dei reati di trasferimento fraudolento di valori e di omessa comunicazione delle variazioni patrimoniali.

La misura custodiale, disposta dal Tribunale del Riesame di Bologna e confermata dalla Corte di Cassazione su richiesta della Procura di Ferrara, ha interessato un indagato già sottoposto in passato a misura di prevenzione personale e condannato in via definitiva per reati commessi con l’aggravante di tipo mafioso che, per eludere provvedimenti di sequestro patrimoniale, ha intestato le quote di società con sede legale nel ferrarese a proprio prestanome.

Lo stesso soggetto si è anche reso responsabile del reato, previsto dal c.d. Codice Antimafia, che punisce i sottoposti in via definitiva a misura di prevenzione personale che non comunicano al competente Reparto della Guardia di finanza le variazioni nella composizione del proprio patrimonio di valore superiore a 10.329,14 euro. In particolare l’interessato, sebbene avesse effettuato investimenti immobiliari di valore superiore al milione di euro, non aveva provveduto a tale importante adempimento.

La figura del destinatario dell’ordinanza è emersa nell’ambito di un’articolata attività d’indagine, diretta dalla Procura della Repubblica di Ferrara – anche tramite il coordinamento con organismi collaterali esteri presso la sede olandese di Eurojust – che ha interessato alcuni componenti un sodalizio specializzato nell’illegale importazione di vongole dal Portogallo.

Le investigazioni condotte dal Nucleo Pef Ferrara hanno evidenziato che, nell’ambito dell’emergenza causata della diffusione del c.d. ‘granchio blu’ nelle valli di Comacchio e nella c.d. Sacca di Goro, dei soggetti si erano specializzati nell’illegale introduzione nel territorio dello Stato di ingentissimi quantitativi di vongole (prive di documentazione utile a consentirne la tracciabilità riguardo la provenienza e trasportate in violazione delle norme sanitarie) provenienti da zone del Portogallo altamente inquinate, che poi venivano rivendute, attraverso la falsa produzione di documentazione sanitaria, come prodotto autoctono italiano.

Nel corso delle indagini i Reparti del Corpo hanno sottoposto a sequestro oltre 15 tonnellate di prodotto pericoloso per la salute dei potenziali acquirenti.