lunedì, Luglio 13, 2026
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Caldo in agricoltura, FAI CISL Romagna: “Non è più un’emergenza, è un fatto ormai strutturale”

(Sesto Potere) – Forlì – 13 luglio 2026 – Da oggi il caldo torna a intensificarsi in Romagna, con temperature tra i 34 e i 36 gradi e bollino rosso per disagio bioclimatico su tutto il territorio. È la terza ondata di calore di un’estate già segnata da diversi episodi analoghi, con notti tropicali che non lasciano tregua nemmeno dopo il tramonto. Il picco è atteso domani, martedì 14 luglio, quando tutti i capoluoghi romagnoli saranno in fascia rossa, con punte fino a 39 gradi; un ulteriore episodio di caldo estremo, vicino ai 40 gradi, è previsto tra il 16 e il 18 luglio. Per chi lavora nei campi, spesso sotto il sole diretto e con un impegno fisico intenso, il rischio è concreto: dal colpo di calore alla disidratazione, fino a conseguenze anche gravi se non si interviene per tempo.

Per FAI CISL Romagna, la categoria che rappresenta i lavoratori agricoli del territorio, si tratta ormai di un fenomeno strutturale, non di un’emergenza isolata.

“Non possiamo più permetterci di trattare il caldo estremo come un’emergenza da gestire quando arriva. È un fatto che si ripete ogni estate, e va affrontato con la stessa serietà con cui affrontiamo qualsiasi altro rischio strutturale nei luoghi di lavoro”, dichiara il Segretario Generale Roberto Cangini, (nella foto), che lega la ricorrenza del fenomeno agli “ormai conclamati cambiamenti climatici”.

Sull’ordinanza regionale “calore”, firmata il 3 giugno dal presidente Michele de Pascale – che vieta il lavoro all’aperto dalle 12.30 alle 16 nei giorni a rischio “Alto” per agricoltura, edilizia, logistica, cave e rider – Cangini è netto: “È uno strumento utile, ma non basta se le aziende non si dotano di protocolli propri, pronti prima che arrivi il picco di caldo, e non improvvisati giorno per giorno.”

Il nodo, per il sindacato, è organizzativo prima ancora che normativo. Il D.Lgs 81/2008 impone già da anni ai datori di lavoro di includere il rischio da stress termico nella valutazione dei rischi aziendali (DVR): il problema è che viene spesso trattato come un adempimento da aggiornare una tantum, invece che come uno strumento operativo con soglie di temperatura che facciano scattare automaticamente pause, rimodulazione degli orari e rotazione delle mansioni più gravose, con un’attenzione particolare ai lavoratori più esposti e fragili.

“Chiediamo alle imprese agricole del territorio di darsi regole chiare e stabili: soglie di temperatura, pause, orari rimodulati, decisi una volta per tutte e non rinegoziati ogni volta che arriva un’ondata di calore”, spiega Cangini, sottolineando anche il ruolo dei rappresentanti dei lavoratori: “La sicurezza si costruisce insieme a chi lavora nei campi ogni giorno. Per questo è fondamentale che RLS e RSU siano coinvolti fin dalla fase di valutazione del rischio, non solo quando il danno è già fatto.”

“Accanto alle misure organizzative nelle aziende, – conclude Cangini – è necessario rafforzare gli strumenti della partecipazione e della prevenzione. Chiediamo il potenziamento degli Osservatori e degli Enti bilaterali dove sono già presenti e la loro istituzione nei territori in cui ancora non esistono. Allo stesso tempo, va estesa la presenza dei Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza territoriali (RLST), che in agricoltura rappresentano un presidio fondamentale per affiancare imprese e lavoratori nella prevenzione dei rischi e nella diffusione della cultura della sicurezza. Solo attraverso una rete strutturata di confronto e di rappresentanza possiamo affrontare in modo efficace un fenomeno che non è più straordinario, ma ormai parte della normalità con cui il settore agricolo deve confrontarsi.”

Solo così, per FAI CISL Romagna, le imprese potranno dirsi realmente preparate ad affrontare un fenomeno che, ormai, si ripresenta puntualmente ogni estate – trasformando la gestione del rischio calore da risposta d’emergenza a prassi ordinaria di sicurezza sul lavoro.