venerdì, Ottobre 30, 2026
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Aziende a caccia di laureati, mismatch tra domanda e offerta di lavoro: focus di Fondazione studi consulenti del lavoro

(Sesto Potere) – Roma, 30 ottobre 2026 – Giovani laureati cercasi. Nonostante il numero complessivo di chi dispone di un’istruzione universitaria sia in decisa crescita negli ultimi anni, i profili STEM sono sempre più introvabili. Un fenomeno che va di pari passo con tempi lunghi di inserimento lavorativo per altri percorsi, come quelli umanistici e delle scienze sociali, dove il numero di laureati supera di gran lunga la domanda. Non solo, ci sono regioni italiane dove le difficoltà di reperimento di candidati in possesso di un titolo di istruzione terziaria sono molto elevate.

È il risultato del mismatch tra domanda e offerta di lavoro, analizzato nell’ultimo focus di Fondazione Studi Consulenti del Lavoro: “Il
valore della formazione universitaria e le nuove sfide del lavoro”.

Alla base delle difficoltà delle aziende a reperire i profili, e di alcuni giovani a inserirsi nel mondo del lavoro, ci sono fattori diversi. Certamente l’indirizzo scelto è tra questi. Se la percentuale di difficoltà di reperimento di laureati a livello nazionale è cresciuta dal 35,2% del 2019 al 51% del 2025, il dato non è omogeneo. Si arriva infatti al 72,8% per le posizioni che richiedono una laurea chimico-farmaceutica, al 70,8% per l’indirizzo sanitario e paramedico, al 65,7% per gli ingegneri industriali e al 62,5% per matematici, fisici e informatici.

Per altri profili, invece, si scende a percentuali ben sotto la media, fino ad arrivare al 37,6% per quello umanistico, filosofico, storico e
artistico.

In questo quadro, inevitabilmente, i laureati per i quali la domanda eccede l’offerta sono destinati a sperimentare percorsi di inserimento lavorativo più lunghi.

Anche la dimensione territoriale ha, però, un peso importante: sistemi produttivi diversi, presenza e specializzazione degli atenei, mobilità dei laureati e capacità di offrire opportunità professionali attrattive portano alcuni territori a esperire particolari difficoltà nel colmare la richiesta di laureati da parte delle imprese.

Secondo le elaborazioni di Fondazione Studi Consulenti del Lavoro tra le regioni nelle quali si prevedono maggiori problemi spiccano la Valle d’Aosta (con il 64,8% di entrate di universitari di difficile reperimento), il Trentino Alto Adige (64,5%) e il Friuli Venezia Giulia (60%). E poi: Umbria con 55,1% di difficile reperimento, Veneto 54,5%, Marche 54,2%, Liguria 53,6%, Molise 53,4%, Emilia-Romagna con il 50,4% e Toscana 50,4%.
Un fenomeno complesso, che non si spiega con una maggiore richiesta di profili con istruzione terziaria.
Infatti, in altri territori con una domanda più alta di laureati sul totale – come Lombardia (22% di laureati sul totale entrate previste), Lazio (19,6%) ma anche Sicilia (19%) e Campania (18,4%) – le difficoltà di reperimento sono ben sotto il 50%.

Anche l’analisi provinciale conferma la forte concentrazione territoriale della domanda di lavoro qualificato. Nel 2025 le richieste più elevate di laureati si registrano a Milano (23,5%), che presenta un’incidenza più che doppia rispetto alla media nazionale, seguita da Pavia (18,1%), Roma (17,4%), Torino (16,8%), Varese (15%) e Bologna (14,9%). All’estremo opposto si collocano Grosseto (4,1%), Ragusa (5,4%), Matera (5,6%), Sondrio e Verbano-Cusio-Ossola (5,7%), dove le assunzioni previste risultano maggiormente orientate verso qualifiche professionali e livelli di istruzione non universitari.

Le differenze sono significative anche all’interno delle regioni. In Lombardia, Milano raggiunge il 23,5%, mentre Sondrio si ferma al 5,7%, mostrando come la forte domanda espressa dal principale polo economico regionale non rappresenti necessariamente le caratteristiche degli
altri mercati provinciali. Un contrasto altrettanto interessante emerge in Sicilia, dove Palermo (13,7%) e Catania (12,2%) superano la media nazionale, mentre Ragusa si attesta al 5,4%.

Il dato evidenzia come anche nel Mezzogiorno esistano poli caratterizzati da una domanda relativamente elevata di competenze universitarie, accanto a territori nei quali prevalgono fabbisogni professionali differenti.

Nonostante ciò la laurea resta un elemento premiante nel mercato del lavoro italiano, che negli ultimi dieci anni ha visto crescere dell’11% i laureati nella fascia d’età 25-34 anni, a quota 1 milione 918 mila.

Il tasso di occupazione (20-64 anni) di chi possiede una laurea è dell’82,8%, contro il 68,6% del diploma e il 55,7% di quanti possiedono al massimo una licenza media. E sono proprio le fasce più deboli ad avvantaggiarsi maggiormente di un titolo universitario: le donne e i giovani del Sud.

Per le prime il tasso di occupazione è superiore all’80%, contro il 58,6% delle diplomate, mentre per i secondi si arriva al 60%, con un balzo di quasi il 12% rispetto al 2019.