(Sesto Potere) – Bologna – 2 luglio0 2026 – Sindacati e imprese promuovono, seppur con accenti differenti, l’assestamento al Bilancio della Regione 2026, la manovra da oltre 140 milioni di euro proposta dalla Giunta regionale. È quanto è emerso ieri pomeriggio nel corso della commissione regionale Bilancio presieduta da Annalisa Arletti che ha ascoltato i rappresentanti dei lavoratori e delle imprese: in particolare i sindacati apprezzano l’impegno della Regione su sanità e welfare, mentre le associazioni di categoria rilanciano l’allarme per il caro energia e chiedono una sempre maggiore riduzione della burocrazia. Per Confindustria, inoltre, è fondamentale che la Regione sostenga la competitività delle imprese.
A presentare il “pacchetto assestamento”, composto oltre che dall’assestamento anche dal Defr e dal Refit, sono stati i relatori di maggioranza e di minoranza.
Gli interventi dei relatori
“Si tratta di una manovra che, come nella nostra tradizione, tiene insieme sviluppo e coesione sociale ed è attenta a temi come la sanità e i territori”, spiega il relatore di maggioranza sull’assestamento Fabrizio Castellari (Pd), che ha ricordato come “il giudizio di parificazione emesso proprio in questi giorni dalla Corte dei conti è stato netto e positivo. Il rendiconto non può che reagire rispetto a un quadro internazionale complicato: la Regione introduce misure che sostengano economia, persone, famiglie e lavoro anche in questo contesto. Questo assestamento può disporre di 140 milioni e fra le principali novità ci sono lo stanziamento di 11,4 milioni per le imprese, 8 milioni per gli hub urbani, 5 milioni per garantire la formazione gratuita per gli operatori sociosanitari, 6 milioni per il piano casa, 10 milioni per la rigenerazione dei lungomari. Il nostro bilancio è solido e sano pur in un contesto complesso”.
Per il relatore di minoranza Fausto Gianella (FdI), invece, “l’assestamento è ‘un documento di verità’, più di quanto lo sia il bilancio di previsione, che è un documento programmatico. La crescita economica regionale dimostra una debolezza: +0,6% per il 2026, in sostanza in linea con il 2025. Di fronte a questo quadro, molte misure appaiono come la sommatoria di interventi settoriali più che una strategia complessiva: serve una visione di lungo periodo, non solo una successione di interventi. Sul fronte della sanità il problema è che mancano risposte concrete alle liste d’attesa e troppi investimenti non sono verificati. A questo assestamento manca una valutazione politica di ciò che ha funzionato e di ciò che non ha funzionato”.
Venendo al Defr, ovvero alla “cornice” all’interno della quale viene realizzato l’assestamento, la relatrice di maggioranza Maria Laura Arduini (Pd) ha sottolineato che “la nostra regione ha una capacità di crescita superiore rispetto alla media del Paese: in questi anni ha continuato a investire su pilastri come ricerca, formazione e qualità dei servizi pubblici e le nostre imprese continuano a competere sui mercati internazionali nonostante un quadro economico mondiale non favorevole. La crescita si misura anche attraverso la capacità di ridurre disuguaglianze e garantire servizi alle persone: sotto questo profilo la Regione Emilia-Romagna continua a distinguersi rispetto al quadro nazionale, grazie anche a una programmazione che investe fortemente sul welfare e sulla sanità pubblica”.
Per il relatore di minoranza Alberto Ferrero (FdI), invece, “questo Defr è conservativo e non ha quella spinta innovativa di cui la nostra regione avrebbe bisogno. Non ha il coraggio necessario di tagliare gli sprechi, di rivedere politiche che hanno dimostrato di non essere efficienti o scelte che, nei fatti, si sono dimostrate sbagliate. Non c’è o non ci vuole essere quel coraggio necessario di tracciare una strada che determinati periodi storici come quello che stiamo vivendo imporrebbero. Anche questo documento segue la linea tracciata da quelli precedenti senza discostarsene. Mantiene gli stessi aspetti che abbiamo criticato e non vi è capacità di innovare”.
La posizione delle parti sociali

Per Davide Missiroli (Legacoop) “il giudizio è positivo a partire dalla garanzia dei cantieri già avviati, l’attenzione per il welfare, la capacità di investire sia nelle filiere più sostenute sia in quelle di nicchia. Accogliamo con favore gli investimenti previsti con l’assestamento di bilancio, dalla manutenzione delle strade ai lungomari della costa romagnola, dagli oltre 11 milioni per l’accesso al credito delle imprese agli 8 milioni per gli hub urbani. L’auspicio è che ci sia attenzione per il comparto sociosanitario e per il trasporto pubblico locale, intervenendo anche con risorse aggiuntive per fronteggiare il caro carburante. Proponiamo, infine, un rafforzamento dell’economia sociale con un bando simile a quello emanato nel 2020”.
Luca Castellani, (Conflavoro Pmi sanità) ha ricordato che “un gran numero di aziende ha accusato difficoltà nel periodo 2019-2024 ed è opportuno recuperare le risorse stanziate. In Emilia-Romagna abbiamo eccellenze come il distretto di Mirandola che vale il 2% del Pil nazionale e una regione come la nostra deve porsi il tema di sostenerle a prescindere da quanto indicato nelle norme nazionali”.
Zeno Gobetti (Confartigianato Emilia-Romagna) ha sottolineato come “l’esaurimento dei fondi del Pnrr ci espone a una crescita minima del Pil nei prossimi anni. Ci troviamo di fronte a una situazione di fragilità della finanza pubblica nei prossimi anni. La solidità delle nostre filiere produttive rappresenta un elemento di solidità ma non possiamo ignorare le criticità che le imprese dovranno affrontare sul fronte della transizione digitale ed ecologica”.
Per Carmela Lavinia (Cisl Emilia-Romagna) “sono molto positive tutte le misure dedicate al sistema sociosanitario regionale, all’emergenza abitativa ma anche alla mobilità e al territorio. Il progetto ‘Scuole aperte’ è una misura molto utile per la conciliazione vita-lavoro, visto che offre risposte alle famiglie in settimane complicate per la ripresa del lavoro concomitante con il calo dei servizi in quel settore nelle settimane di fine estate”.
Per Marinella Melandri (Cgil Emilia-Romagna) “la Regione sta riparando ai ritardi del Governo. Valutiamo con grande favore le scelte fatte in materia di sanità, trasporto pubblico locale e welfare. Pur sapendo che la Regione non ha voce in capitolo diretta sull’organizzazione del fisco, chiediamo all’amministrazione regionale di farsi promotrice della richiesta di una riforma del fisco italiano in modo che a pagare le tasse, e quindi i servizi, non siano solo i lavoratori dipendenti e i sindacati, come avviene oggi. Vogliamo, inoltre, essere realmente coinvolti nell’applicazione dei principi del Patto regionale per il lavoro”.
Per Massimo Zanirato (Uil Emilia-Romagna) “tutto quello che riguarda il welfare e la tutela dei cittadini e dei lavoratori per noi va bene. Ci sono scelte importanti in questo assestamento. Occorre però avere maggiore coinvolgimento operativo da parte nostra”.
Tommaso Termanini (Confindustria Emilia-Romagna) ha dato un giudizio sostanzialmente favorevole alle politiche pubbliche per la sanità, ma ha chiesto “maggiori risorse per sostenere la competitività delle imprese. Vanno investite maggiori risorse su questo tema e la Regione deve valutare una nuova forma di collaborazione pubblico-privato per la gestione di sanità e trasporto pubblico”.
Federica Balestri (Ance Emilia-Romagna) ha chiesto trasparenze e omogeneità nelle norme di gestione all’interno del piano di Bacino del Po, mentre Yuri Bautta (Lav Emilia-Romagna) si è concentrato su temi quali la cura dell’ambiente e del benessere animale. Infine, Luana Valletta (Presidente Ordine psicologi Emilia-Romagna) ha sottolineato l’importanza della tutela delle persone da un punto psicologico.
Numeri e voci dell’assestamento 2026
Scorrendo le vari voci dell’assestamento 2026 si vede come siano previsti 18 milioni per indennizzare gli emotrasfusi e ulteriori 2 milioni per cofinanziare gli investimenti sanitari, 5 milioni di euro per garantire la formazione gratuita degli Operatori sociosanitari, contrastando così la cronica carenza di personale, 1,5 milioni per politiche a contrasto della povertà assoluta e la tutela delle fasce vulnerabili, 3 milioni di euro per sperimentare nei Comuni capoluogo e nelle Unioni “Atuss” il nuovo servizio extrascolastico per bambine e bambini delle primarie dal 31 agosto al 14 settembre, supportando la conciliazione vita-lavoro delle famiglie.
Importanti anche gli investimenti sulla casa dove, dopo l’approvazione della legge regionale che mobilitando 300 milioni di euro provenienti dalla Banca europea per gli investimenti punta a recuperare 3.000 alloggi nei prossimi anni per le persone in situazione economica di fragilità, sono previsti ulteriori 6 milioni di euro per accelerare il ripristino degli alloggi pubblici sfitti da destinare alla locazione a canone calmierato (Ers). Altri 10 milioni sono previsti per la riqualificazione della costa, mentre quasi 8 milioni serviranno per rilanciare il commercio di vicinato e i borghi attraverso la realizzazione degli hub urbani e quasi 18 milioni serviranno per la manutenzione straordinaria delle strade e la realizzazione di nuovi interventi, prioritariamente sulla rete stradale provinciale. Altri 3,8 milioni sono destinati all’attrattività delle aree montane e interne, 4 milioni per la sicurezza urbana, con focus sulle stazioni. Per le imprese sono previsti 11,4 milioni per il Fondo Starter e la sezione speciale regionale del Fondo centrale di garanzia per sostenere l’accesso al credito per gli investimenti delle imprese. La possibilità di ricorrere a investimenti con risorse regionali per la riqualificazione energetica del patrimonio regionale permette inoltre di “liberare” 8 milioni di euro di risorse del programma regionale Fesr anch’essi da impiegare per stimolare l’economia in chiave an/ciclica. Per l’agricoltura sono previsti 4,5 milioni di euro. Circa 21 milioni di euro serviranno invece a dare continuità ai lavori del Dama Tecnopolo di Bologna, tra cui l’insediamento dell’Università dell’Onu, neutralizzando l’impatto dei rincari delle materie prime causati dalle tensioni geopolitiche e dal venir meno dei fondi statali per gli appalti pubblici.
Il contesto
Insieme all’assestamento è stato presentato anche il Defr-Documento di programmazione economica e finanziaria 2026, ovvero la “cornice” entro cui si inserisce la manovra da 140 milioni della giunta. Scorrendo il Defr si vede come l’assestamento 2026 si inserisce in un quadro di finanza pubblica nazionale e internazionale severo, su cui pesano gli effetti dei conflitti ancora in corso, dall’Ucraina al Medio Oriente che hanno determinato un aumento dei costi dell’energia con tutte le conseguenze del caso su imprese e cittadini. Nonostante questo, il Defr prevede per l’Emilia-Romagna una crescita superiore alla media nazionale sia per quanto riguarda il Pil, sia per quanto riguarda le esportazioni: numeri che confermano la solidità del settore produttivo regionale in grado di reggere gli urti della difficile congiuntura nazionale e internazionale. Da monitorare i dati relativi le previsioni della spesa sanitaria italiana di cui nel si prevede una crescita in termini assoluti del 1,8% a fronte di una crescita del Fondo sanitario nazionale dello 0,7% nel 2027 e dello 0,8% nel 2028.

