(Sesto Potere) – Reggio Emilia – 14 agosto 2026 – Appennino reggiano. Il patrimonio storico e ambientale dell’Appennino reggiano è stato difeso grazie a un’azione corale e specializzata in risposta al rinvenimento di scavi archeologici clandestini nel territorio montano della provincia.
Nel luglio 2026 le indagini dei Carabinieri, coordinati dalla Procura di Reggio Emilia, hanno portato al sequestro di arnesi e gli attrezzi rinvenuti sul posto, utilizzati da ignoti per eseguire materialmente gli scavi illegali. L’area presa di mira dai responsabili è una cavità naturale situata all’interno di una zona boschiva impervia, lungo le sponde del fiume Enza. All’interno della grotta, allestita per l’esecuzione di uno scavo stratigrafico, i Carabinieri Forestali, coadiuvati dal Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Bologna, hanno rinvenuto attrezzi da scavo, ma anche cumuli di rifiuti lasciati da un bivacco improvvisato, privo di qualsiasi cautela per l’ambiente. Gli operanti hanno già provveduto alla completa rimozione dei rifiuti e alla pulizia del sito.
L’intervento è il risultato di una stretta sinergia tra diversi reparti dell’Arma, uniti in un dispiegamento di forze altamente specializzato: il Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Bologna ha permesso di delineare il modus operandi degli esploratori abusivi, consentendo così l’intervento capillare dei Carabinieri Forestali, esperti conoscitori del territorio montano.
L’indagine ha previsto anche l’utilizzo di tecnologie innovative, come il sorvolo con droni e il posizionamento di fototrappole, combinato all’impiego di militari specializzati nel movimento in ambienti montani su suoli impervi.
Proseguono le indagini volte a identificare gli autori del reato insieme all’impegno dei reparti di specialità dell’Arma dei Carabinieri nella tutela dei beni culturali e paesaggistici dell’Appennino reggiano.
L’esplorazione del sottosuolo alla ricerca di beni storici e archeologici richiede un rigoroso metodo scientifico. E il Comando Regione Carabinieri Forestale Reggio Emilia ricorda che gli interventi improvvisati o condotti senza le dovute cautele rischiano di compromettere irrimediabilmente i siti, distruggendone la stratigrafia: un archivio di terra che, se violato, disperde per sempre dati storici essenziali per la ricostruzione del nostro passato.
A tutela di questo inestimabile patrimonio collettivo, la normativa italiana stabilisce un principio chiaro: i beni archeologici rinvenuti nel sottosuolo o sui fondali marini appartengono allo Stato (Art. 91 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio). Di conseguenza, le attività di scavo non sono mai libere, qualsiasi intervento è subordinato all’autorizzazione del Ministero della Cultura, deve essere eseguito esclusivamente da personale archeologico abilitato e sottoposto alla costante sorveglianza scientifica della Soprintendenza competente. Pertanto, ad ogni scoperta fortuita di beni archeologici deve immediatamente seguire la denuncia di ritrovamento.
Il Comando Regione Carabinieri Forestale Reggio Emilia ricorda che l’esecuzione di scavi clandestini costituisce una violazione penale ai sensi dell’art. 175 del Codice dei beni culturali e del paesaggio; la condotta è punita con l’arresto fino ad un anno e l’ammenda da euro 310 a euro 3.099. Inoltre, l’articolo 518 bis Codice Penale punisce il furto di beni culturali, compiuto da chi si impossessa di beni culturali appartenenti allo Stato, rinvenuti nel sottosuolo o nei fondali marini.

