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Alla Camera dei Deputati confronto promosso dalle Regioni progressiste per una nuova politica culturale nazionale

(Sesto Potere) – Roma – 19 giugno 2026 – “La cultura non è una voce residuale di bilancio, né una vetrina promozionale o turistica. È una infrastruttura pubblica strategica, capace di produrre cittadinanza, lavoro, innovazione, coesione sociale, salute, benessere e futuro”: è da questa convinzione che nasce il percorso comune delle Regioni progressiste, presentato ieri alla Camera dei Deputati: un lavoro politico e istituzionale che punta a costruire una posizione condivisa sulle politiche culturali, in risposta alla frammentazione, all’instabilità e al sottofinanziamento delle politiche nazionali.

Il documento “Cultura, lavoro, territori”, propone una visione alternativa: più pubblica, più accessibile, più contemporanea e più radicata nei territori.

Due i principi guida: “qualità e accessibilità. Qualità significa rafforzare sistemi culturali, filiere, competenze, produzione, formazione e lavoro. Accessibilità significa garantire a tutte e tutti non solo la possibilità di fruire cultura, ma anche di produrla: attraverso spazi, strumenti, laboratori, luoghi di aggregazione, programmi per periferie, aree interne, piccoli comuni, giovani e comunità marginalizzate”.

Tommaso Bori Vicepresidente della Regione Umbria ha introdotto il documento che nasce da mesi di confronto e lavoro tra le Regioni di centro sinistra, enucleando il senso politico del percorso comune: “La cultura non è vetrina, non è promozione turistica, non è ornamento. È infrastruttura strategica: produce cittadinanza, innovazione, coesione sociale, salute e futuro. In un mondo che chiama alle armi, noi lanciamo una chiamata alle arti. Vogliamo andare in direzione ostinata e contraria, rimettendo al centro qualità e accessibilità. Questo position paper è un posizionamento chiaro delle Regioni progressiste in questa direzione”.

L’Emilia-Romagna ha sottolineato la necessità di una politica culturale fondata su inclusività, accessibilità, pluralismo e innovazione. “La cultura che vogliamo per il Paese non può essere solo tradizione o identità nazionale: deve scegliere la ricerca, la sperimentazione, la produzione contemporanea e il riconoscimento del lavoro culturale”, ha dichiarato l’assessore regionale alla Cultura Gessica Allegni. “In Emilia-Romagna stiamo arrivando all’approvazione di una legge quadro sulla cultura, nata da un processo partecipativo diffuso. Il Governo deve ascoltare queste esperienze e aprire un confronto serio, a partire dal Codice dello Spettacolo, su cui registriamo un immobilismo preoccupante”.

“La Puglia porta in questo tavolo la convinzione che la cultura non si governi con una visione di corto respiro, ma con certezza delle risorse, programmazione pluriennale e una strategia capace di tenere insieme sostegno alle imprese culturali, accessibilità e benessere delle comunità”, ha dichiarato l’assessora Silvia Miglietta. “Nella nostra Regione stiamo per pubblicare un avviso sul welfare culturale: un investimento che integra politiche culturali, sociali e sanitarie e porta la cultura nelle periferie, nelle aree interne, nelle scuole e nei territori più fragili. Ma nessuna Regione, da sola, può supplire all’assenza di una politica nazionale stabile”.

Dalla Sardegna, l’assessora Ilaria Portas ha richiamato la necessità di difendere la cultura “nonostante tutto”: “Difendere la cultura, e con essa il mondo della scuola e delle professioni creative, oggi in Italia è diventato un atto di resistenza quotidiana. I continui tagli e l’assenza di una cornice certa colpiscono lavoratrici e lavoratori che chiedono dignità, stabilità e riconoscimento. La cultura non è fatta di freddi numeri: è fatta di persone, territori, comunità vive. Nonostante tutto, la Sardegna ha scelto di restare in piedi”.

Per la Toscana, Cristina Manetti ha ricordato che “questo documento nasce da mesi di lavoro tra le Regioni su temi su cui la Toscana investe da anni”. “Investire in cultura significa investire nelle comunità, nella cittadinanza, negli spazi culturali come presìdi di futuro e democrazia. Le Regioni devono diventare interlocutori sempre più autorevoli nella definizione delle politiche culturali nazionali”.

Per la Regione Campania, Onofrio Cutaia dichiara che la cultura è “un motore strategico dell’azione pubblica, anche alla luce dell’immenso patrimonio materiale e immateriale presente nel territorio”. Una strategia che guarda “alle nuove creatività, all’accesso ai finanziamenti pubblici e al ruolo delle aree interne come luoghi di rinascita, innovazione e coesione”. In questa direzione va anche l’approvazione dei programmi triennali 2026-2028 per spettacolo dal vivo, cinema e audiovisivo, con 23 milioni di euro stanziati nel 2026 e un incremento di 2 milioni rispetto all’anno precedente.

L’On. Matteo Orfini in chiusura ha sottolineato il valore politico dell’iniziativa: “Dove governano amministrazioni progressiste, la differenza si vede. La cultura è materia di legislazione concorrente, ma troppo spesso lo Stato non interviene, lasciando alle Regioni la responsabilità di risolvere anche le vicende più complesse. È accaduto, per esempio, con i tagli ai festival multidisciplinari. Nei territori governati dal centrosinistra esiste già un’alternativa: una visione che mette la cultura al centro, non come politica di settore ma come lievito che fa crescere la società. La cultura è uno strumento per affrontare integrazione, povertà educativa, sicurezza, salute mentale. E dobbiamo dirlo con chiarezza: spesso fa più sicurezza un teatro aperto che un commissariato. Stiamo costruendo un’opposizione che non si limita a dire no, ma offre soluzioni, proposte e risposte”.

A concludere, Marta Bonafoni, Coordinatrice della segreteria nazionale del Partito Democratico ha richiamato il ruolo del Partito nel seguire e sostenere il lavoro delle Regioni. “Stiamo costruendo un nuovo progetto per l’Italia, e questo appuntamento dimostra che esiste un’Italia che lavora concretamente per l’alternativa. In queste Regioni la coalizione è la più ampia possibile, e questo è un fatto politico importante. In un tempo in cui il mondo a pezzi fa saltare in aria un ordine culturale prima ancora che geopolitico, la cultura è una risposta. Una risposta che in Italia può contare su un patrimonio straordinario, su un Made in Italy vivo, diffuso, fatto di territori, competenze e creatività. Ma serve uno sforzo vero in termini di risorse, soprattutto se ci impegniamo a tornare al governo con una coalizione progressista come quella che queste Regioni già rappresentano”.

Le Regioni progressiste chiedono quindi: “Un cambio di passo: risorse stabili, programmazione pluriennale, coordinamento tra Stato e territori, riconoscimento del lavoro culturale, sostegno alle imprese culturali e creative, aggiornamento del Codice dello Spettacolo, valorizzazione degli spazi culturali e dei live club, integrazione tra cultura, welfare, scuola e politiche sociali. Non si tratta di compensare i tagli o di supplire alle assenze nazionali. Si tratta di costruire una piattaforma politica comune, capace di affermare una nuova idea di cultura: non un lusso, ma una condizione essenziale della democrazia”.