(Sesto Potere) – Bologna – 23 settembre 2026 – Il sistema agroalimentare dell’Emilia-Romagna ha chiuso il 2025 con indicatori economici positivi, nonostante le tensioni sui mercati internazionali e gli effetti del cambiamento climatico. Il valore della produzione agricola ha raggiunto 6,36 miliardi di euro, il 4,5% in più rispetto all’anno precedente, mentre le esportazioni agroalimentari hanno superato gli 11,5 miliardi, con una crescita del 9,7%.
È la fotografia restituita dal Rapporto agroalimentare 2025, realizzato dalla Regione in collaborazione con Unioncamere Emilia-Romagna. A trainare l’aumento del valore della produzione è stata soprattutto la zootecnia, che ha raggiunto 3,6 miliardi di euro, con un incremento del 16,8%. Positivo anche l’andamento della produzione dell’industria alimentare e delle bevande, cresciuta dell’1,4%.
Una tendenza che trova riscontro anche nei dati più recenti. Nel primo semestre del 2026 le esportazioni agroalimentari dell’Emilia-Romagna hanno raggiunto 5,8 miliardi di euro, lo 0,5% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Con una quota del 16,3% sul totale nazionale, l’Emilia-Romagna è oggi la prima regione italiana per export agroalimentare, davanti a Lombardia (15,8%) e Piemonte (15,1%).
Il Rapporto è stato presentato oggi a Bologna dall’assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi, dal presidente di Unioncamere Emilia-Romagna, Valerio Veronesi, e dal vicesegretario generale di Unioncamere Emilia-Romagna, Guido Caselli.
“Il Rapporto 2025 fotografa un sistema agroalimentare che continua a creare valore anche in uno scenario segnato dall’instabilità dei mercati, dagli effetti del cambiamento climatico e da emergenze sanitarie e ambientali sempre più frequenti- afferma l’assessore Mammi-. La crescita della produzione e dell’export dimostra la capacità delle nostre imprese di investire, innovare e competere sui mercati. Dietro questi numeri ci sono il lavoro degli agricoltori, delle imprese, della cooperazione, dei Consorzi di tutela e di un’intera filiera che rappresenta uno dei pilastri dell’economia dell’Emilia-Romagna”.
“Il nostro impegno è mettere questo sistema nelle condizioni di continuare a crescere, tutelando il reddito agricolo e sostenendo investimenti, innovazione, ricambio generazionale e qualità- prosegue l’assessore-. In questi anni abbiamo messo a disposizione delle imprese risorse e strumenti per affrontare non solo le trasformazioni strutturali del settore, ma anche rischi sempre più frequenti, dal clima alle emergenze fitosanitarie e sanitarie. E continueremo a difendere una Politica agricola comune forte, autonoma e pienamente finanziata, perché senza risorse adeguate non si difendono il reddito degli agricoltori e la competitività dell’agricoltura europea”.
«Il sistema agroalimentare- ha sottolineato Valerio Veronesi, Presidente di Unioncamere Emilia-Romagna -si conferma pilastro fondante dell’economia regionale, generando oltre 10,4 miliardi di valore aggiunto e posizionandosi al vertice nazionale per export. I dati evidenziano la solidità di una filiera capace di evolvere, sostenere l’occupazione e proiettare la qualità del territorio sui mercati internazionali. Un settore anticiclico, senza il quale, ne dobbiamo essere consapevoli, la nostra regione non sarebbe la stessa”
Il peso dell’agroalimentare nell’economia regionale
Nel 2025 il valore della produzione agricola dell’Emilia-Romagna ha raggiunto 6,36 miliardi di euro, con un incremento del 4,5% rispetto all’anno precedente.
Per le produzioni vegetali, che nel 2025 hanno raggiunto un valore di 2,7 miliardi di euro, si registra una flessione del 7,7%, legata soprattutto agli effetti del cambiamento climatico e alle criticità fitosanitarie e di mercato. In aumento superfici, rese e volumi del pomodoro da industria; nella frutticoltura, dati positivi per ciliegie e actinidia (mini kiwi).
La zootecnia ha registrato una crescita del 16,8%, raggiungendo i 3,5 miliardi di euro. L’aumento del valore degli allevamenti è stato trainato principalmente dalla dinamica dei prezzi. In crescita il valore del latte vaccino, sostenuto dal mercato dei formaggi Dop, così come quello delle carni bovine, degli avicunicoli e delle uova.
Le 46 produzioni Dop e Igp generano un valore stimato di quasi 4 miliardi di euro. La sola componente alimentare rappresenta il 37% dell’intero valore nazionale delle Dop e Igp. Nel biennio 2025-2026 la Regione ha destinato 25 milioni di euro alla promozione internazionale delle produzioni certificate.
Nel 2025 l’occupazione è passata da circa 129mila addetti a poco meno di 127mila (-2,3% circa), di cui circa 62mila nel settore agricolo e quasi 64mila nell’industria alimentare.I dati più recenti mostrano però un’inversione di tendenza: al 30 giugno 2026 l’agroalimentare in senso stretto conta 148.164 addetti, 2.151 in più rispetto a giugno 2025 (+1,5%). Il valore aggiunto raggiunge 10,4 miliardi di euro, pari al 5,2% del Pil regionale.
Considerando la filiera agroalimentare in senso allargato, si arriva a 395.653 addetti e a 24,8 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 13,2% del valore aggiunto regionale. Ogni 100 euro di valore aggiunto generati dalle attività direttamente riconducibili all’agroalimentare, altri 143 sono riconducibili alle attività collegate della filiera.
Industria alimentare e bevande: Nel 2025 è proseguita la crescita della produzione dell’industria alimentare e delle bevande, aumentata dell’1,4%, a fronte del +1,8% registrato l’anno precedente. A fine anno erano 4.427 le imprese attive con sede in Emilia-Romagna, pari al 7,7% delle imprese italiane del settore e all’11,6% della base imprenditoriale della manifattura regionale.
Le esportazioni: Nel 2025 le esportazioni agroalimentari dell’Emilia-Romagna hanno superato gli 11,5 miliardi di euro, con una crescita del 9,7% rispetto al 2024 e una quota pari al 16,3% del totale nazionale. L’Emilia-Romagna si è così collocata al secondo posto tra le regioni italiane per valore dell’export agroalimentare, dopo la Lombardia.
A trainare le vendite sui mercati internazionali sono stati soprattutto i prodotti trasformati, a partire da quelli a base di carne, seguiti dai prodotti lattiero-caseari. Rilevante anche il contributo dell’ortofrutta trasformata, dei prodotti da forno e degli altri prodotti alimentari, tra cui condimenti, caffè e piatti pronti.
Nel primo semestre 2026 le esportazioni agroalimentari regionali hanno raggiunto 5,8 miliardi di euro, lo 0,5% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Con il 16,3% dell’export agroalimentare nazionale, l’Emilia-Romagna è passata al primo posto tra le regioni italiane, davanti a Lombardia (15,8%) e Piemonte (15,1%). Il 70,3% dell’export agroalimentare regionale è diretto verso l’Unione europea, dove nel primo semestre 2026 le vendite sono cresciute del 3,5%. Tra i principali mercati aumentano Francia (+4,2%) e Spagna (+11,8%), mentre le esportazioni verso gli Stati Uniti registrano una flessione del 4,1%.
L’impegno della Regione per l’agroalimentare
Nel 2025 la Regione ha destinato circa 86,7 milioni di euro ad agricoltura, caccia e pesca. A queste risorse si aggiungono quelle della Politica agricola comune. Nell’ambito dei pagamenti diretti, attraverso Agrea sono stati erogati circa 301 milioni di euro a sostegno di circa 37mila aziende agricole. Per lo Sviluppo rurale, la dotazione 2023-2027 supera 1 miliardo di euro. La programmazione regionale ha già attivato 91 bandi per oltre 933 milioni di euro, con più di 571 milioni impegnati e 243 milioni già erogati. Nei primi tre anni sono circa 19mila i beneficiari delle risorse erogate, di cui circa 13mila ditte individuali.
Sempre nel 2025 la Regione ha destinato risorse alla prevenzione e alla gestione delle emergenze che interessano il sistema agroalimentare e ittico regionale. Per gli effetti delle alluvioni del 2023 e 2024 sono stati concessi oltre 25 milioni di euro di indennizzi alle imprese agricole, apistiche e zootecniche, mentre gli interventi gestiti dal Commissario straordinario hanno mobilitato più di 90 milioni di euro.
Attraverso il Programma di sviluppo rurale sono state inoltre finanziate misure di prevenzione contro gelate, grandinate e danni causati dalla fauna, oltre a un sostegno straordinario da 1,5 milioni di euro per le aziende colpite dagli eventi alluvionali. Sul fronte sanitario, per il contrasto alla Peste suina africana la Regione ha attivato quattro bandi per un totale di 11,1 milioni di euro, destinati a rafforzare la biosicurezza degli allevamenti e alle azioni di monitoraggio e controllo.
Per l’emergenza granchio blu, ai ristori statali si sono aggiunte risorse regionali destinate alla raccolta, al trasporto e allo smaltimento della specie invasiva, pari a 1,5 milioni di euro nel 2025.
Sono stati inoltre rafforzati i bandi per la prevenzione e l’indennizzo dei danni causati dalla fauna selvatica, nell’ambito delle misure regionali per la gestione dei rischi climatici, sanitari e ambientali.

