(Sesto Potere) – Bologna – 27 luglio 2026 – C’era un volta l’Acero dove, secondo la tradizione, la Madonna apparve a due giovani pastori sorpresi da una bufera di neve salvandoli e ridonando a uno dei due l’uso della parola. C’era una volta e c’è ancora.
L’Ente di gestione per i Parchi e la Biodiversità dell’Emilia Orientale, responsabile del Parco del Corno alle Scale, assieme al Comune di Lizzano in Belvedere e ai Carabinieri Forestali, ha completato un delicato intervento di messa in sicurezza sul monumentale Acero di monte situato nei pressi del Santuario della Beata Vergine.
Appunto, la Madonna dell’Acero. L’albero, inserito fin dagli anni ’80 nell’elenco ufficiale degli Alberi monumentali d’Italia per via del suo immenso valore naturale e storico, è giunto al termine del suo ciclo vitale biologico dopo un lungo declino vegetativo.
Ma resta grazie al ‘restauro’ innescato da una richiesta del rettore del Santuario e del presidente dell’Associazione Amici della Madonna dell’Acero.
Nonostante i ripetuti sforzi scientifici degli specialisti botanici per prolungarne l’esistenza, l’esemplare è infatti deceduto. Ma, “in linea con le richieste della committenza e d’accordo con le autorità”, dice l’Ente Parchi, la pianta non è stata abbattuta. E’ stato invece affidato ad una ditta (Bernardini Matteo) il taglio selettivo dei rami compromessi e sporgenti verso la sede stradale, preservando e stabilizzando il grande fusto verticale. Questa scelta trasforma lo trasforma in “albero habitat”, un ‘presidio ecologico’ che continuerà a sostenere lo sviluppo di microrganismi, insetti e uccelli tipici dell’Appennino. Il tronco residuo manterrà un’altezza adeguata a ospitare ed esporre, come in passato, l’effigie sacra storicamente legata alla pianta.
Al contempo, vicinissimo, l’Ente Parco ha piantato un giovane Acero di monte, un ‘erede’ per “garantire il ricambio vegetale della località”.
L’istanza di intervento di messa in sicurezza dell’Acero, nata a seguito dei colloqui istituzionali intercorsi durante le celebrazioni dello scorso 5 agosto, evidenziava la necessità di intervenire con urgenza a tutela della pubblica incolumità. Trattandosi di un esemplare rigidamente protetto a livello nazionale, l’Ente Parco ha prima chiesto e ottenuto il parere favorevole e l’autorizzazione formale del ministero dell’Agricoltura e delle Foreste.
Poi è partito l’intervento che ha permesso di conservare il tronco residuo a fianco di una nuova pianta di Acero affinché si continui a testimoniare una storia bolognese di tradizione e religiosità popolare plurisecolare. E’ tuttora un luogo suggestivo e visitatissimo dell’Appennino bolognese.
“L’intervento ha accolto le preoccupazioni dei gestori del Santuario volte a tutelare i numerosi visitatori, escursionisti e pellegrini dai rischi concreti di crolli improvvisi, data la stretta vicinanza della pianta ‘morta in piedi’ alla sede stradale e all’area sottostante ad alta frequentazione. La scelta di lasciare una parte del tronco senza vita a fianco della nuova pianta -che ci auguriamo possa avere anch’essa una vita altrettanto lunga e vigorosa- è stata fortemente voluta per mantenere viva la memoria storica dei luoghi”, spiega Tiberio Rabboni, presidente dell’Ente Parchi. “Questo assetto botanico rimarrà a ricordo e a testimonianza tangibile di uno dei riferimenti culturali e identitari più significativi della tradizione e della religiosità popolare del territorio bolognese”, aggiunge. “L’ecosistema del parco accoglie così una transizione ecologica naturale dove la materia organica del monumentale patriarca verde tornerà progressivamente alla terra, garantendo fertilità e nuova linfa vitale ai boschi dell’Appennino”, sottolinea l’Ente Parchi.
Il culto della Madonna dell’acero, al quale inizialmente era dedicata un’immagine posta sull’Acero sul quale era avvenuta l’apparizione, è poi continuato con la costruzione di un primo edificio ingrandito nel tempo fino all’attuale, il Santuario, realizzato con stile che richiama piccole case una vicina all’altra e risale al secolo XVI e XVII.
Ancora oggi, il 5 agosto, i fedeli partecipano alla festa che ricorda quell’evento. Il culto per questo luogo miracoloso si sviluppò nella montagna circostante e i miracoli e le grazie si ripeterono più volte. Il legame tra albero e la venerazione fu tale che la pianta venne inclusa nel primo vero edificio di culto.

