martedì, Gennaio 16, 2024
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A Sesto San Giovanni collocate due pietre d’inciampo in ricordo dei cesenati Canducci e Piraccini deportati nel 1944

(Sesto Potere) – Cesena – 16 gennaio 2024 – Sabato 13 gennaio a Sesto San Giovanni sono state collocate 15 pietre d’inciampo per ricordare i cittadini sestesi deportati nei campi di concentramento. Tra loro ci sono anche due cesenati, Natale Canducci e Mario Piraccini che fino al momento dell’arresto, e successivamente della deportazione in Germania, si sono battuti per la libertà e per i valori della democrazia.

“Siamo grati al Comune di Sesto San Giovanni e all’Associazione nazionale ex deportati politici nei campi nazisti – commenta il Sindaco Enzo Lattuca – per aver onorato la memoria di questi nostri concittadini che per lavoro e per ragioni politiche dovettero abbandonare Cesena. Una volta approdati in Lombardia, Canducci e Piraccini continuarono a difendere con fermezza i propri ideali tutelando le loro famiglie e tutti coloro che non si sono mai riconosciuti nel fascismo. Hanno combattuto per difendere la libertà e per assicurare ai loro figli un futuro di libertà, lontano da quel presente di oppressione. Per questo è essenziale oggi fare memoria di quanto accaduto, comprese le pagine nere della storia italiana, in modo da guardare avanti contrastando i pericolosi rigurgiti fascisti e mantenendo sempre viva la consapevolezza dei valori per cui molti nostri concittadini si sono battuti trovando spesso la morte”. 

Sesto San Giovanni, medaglia d’oro al valor militare, negli anni del secondo conflitto mondiale e dell’occupazione si oppose allo smantellamento dei suoi impianti, che all’epoca rappresentavano un quinto dell’industria nazionale, incrociando le braccia contro il regime nazifascista. Proprio per questo la Breda e la Falck furono le fabbriche col più alto numero di deportati: 573  lavoratori furono prelevati per essere trasferiti nei campi di concentramento. Di questi, ben 233 non hanno più fatto ritorno. 

Alla collocazione delle quindici pietre ha preso parte anche l’artista tedesco Gunter Demnig, autore del progetto che ha portato alla posa di oltre 90.000 Stolpersteine in oltre 20 paesi europei. Un’iniziativa che serve a depositare, nel tessuto urbanistico e sociale delle città europee, una memoria diffusa dei cittadini deportati nei campi di sterminio nazisti. 

Natale Canducci. 
Nato nel 1897 a Ronta di Cesena, nel 1935 dovette lasciare la città con la moglie e le tre figlie piccole perché su di lui, educato all’antifascismo dalla famiglia, socialista e poi aderente al PCdI dopo il 1921, incombeva la violenza delle Camicie Nere. Lavorò come aggiustatore meccanico alla Falck Concordia, dove divenne poi attivo nella 184ª Brigata SAP “Luciano Migliorini”. Athos Gori, arrestato con lui ed altri in fabbrica, così descrive l’attività che svolgevano: “in ferriera avevamo costituito un’organizzazione per mandare giovani renitenti e ricercati in montagna”. Vennero chiamati in Direzione e lì accusati come promotori del Partito Comunista, il 6 dicembre 1943. Era la prima ondata di repressione della Resistenza milanese. Dopo il carcere di Monza e i primi interrogatori, all’Hotel Regina vennero malmenati, poi per tre mesi furono in isolamento a San Vittore, fino al 4 marzo, quando vennero portati al Binario 21 di Milano e avviati a Mauthausen nei vagoni piombati. Con lui Francesco Ghianda, Luciano Morganti, Eliseo Picardi, Giovanni Tamagni, tutti destinati alla morte nel Lager. Natale venne inizialmente trasferito a Gusen, ma presto separato dai compagni: sulla base della sua professione venne inviato nelle officine del sottocampo di Schwechat, in cui si costruivano parti di aerei, infine a Wien-Floridsdorf, dove morì, a 47 anni, dopo sette mesi di privazioni, per “insufficienza circolatoria” dice la documentazione nazista. La famiglia seppe ufficialmente della sua morte solo nel 1948. 

Mario Piraccini.
 Nato nel 1903 a Cesena e trasferitosi a Sesto, assunto alla Falck come segretario del direttore dello stabilimento Concordia, Mario non nascondeva le sue idee di socialista, anche se l’attività nell’organizzazione per l’invio in montagna dei renitenti alla leva all’interno della fabbrica era molto pericolosa. Infatti, fu a causa di una delazione che vennero convocati in direzione, alle 12 del 6 dicembre 1943, lui, Natale Canducci e Athos Gori. I convocati erano 5, ma grazie all’avvertimento di Piraccini, due di loro riuscirono a nascondersi. Appena entrati nell’ufficio vennero afferrati dalla Polizia fascista accompagnata da alcune SS. Perquisiti, caricati su un’auto, mandati al carcere allestito nella Villa Reale di Monza, dove cercarono di ottenere tutti i nomi degli organizzatori, inutilmente, malgrado le minacce e le percosse. Quindi 6 mesi rinchiuso a San Vittore, dove tutti impararono a conoscerlo: le testimonianze ci parlano della solidarietà e aiuto morale che dava a chiunque. Il 9 giugno venne inviato nel campo di transito di Fossoli, da lì a fine luglio al Campo di Bolzano e infine il 5 agosto il suo nome fu letto nell’elenco dei chiamati per l’invio a Mauthausen. Ma il suo tragitto non era ancora terminato: neanche venti giorni dopo fu trasferito al terribile Lager di Gusen. La sua resistenza fisica durò solo 3 mesi: il 26 novembre moriva a 39 anni di setticemia per una ferita al braccio.